di Gordon Brasco
Quando uscì «Full Metal Jacket» (del 1987 diretto da Stanley Kubrick) ci furono i soliti parrucconi che storsero il naso additando il capolavoro di Kubrick come «violento» e «insensato» soffermandosi sulla forma e non sulla sostanza. La guerra è violenta e insensata e può essere raccontata in due modi: dando sfogo a quel sentimento patriottico che celebra «Dio, la bandiera e la nazione» oppure cercando di mettere in luce l’unica verità scomoda, ovvero che la brutalità è da entrambe le parti, che il concetto di «eroe» è soggettivo e mutevole a seconda di chi ha l’ufficio marketing più attrezzato, ma soprattutto che alla fine vincere o perdere è una questione politica perché chi si è trovato a combattere sul campo, anche se è tornato a casa, ha comunque perso qualcosa. Eastwood non è (grazie al cielo) Spielberg e la retorica non fa parte del suo fare cinema… l’ex texano dagli occhi di ghiaccio ci ha abituato a una regia sobria, distaccata, cruda ma soprattutto lontana mille miglia dalla rappresentazione autocelebrativa del militare made in Usa tanto cara alle major che pur di mandare a casa il pubblico con l’animo sollevato dal pensiero che c’è sempre un eroe nascosto in ognuno di noi, sarebbe disposta a finanziare di tasca propria un nuovo conflitto globale.
Grande cinema In «American Sniper» la guerra fa schifo, i cattivi non sono solo quelli che parlano arabo e soprattutto le nefandezze si compiono dall’una e dall’altra parte in nome di una politica che dice di difendere la vita lastricando la strada su cui cammina con decine di corpi. Chris Kyle (il protagonista) non è un ingenuo e arriva a prendere coscienza di ciò che è e ciò che è stato in guerra senza farsi sconti, riportandoci a un tema caro a Eastwood cioè quello del reduce che come un dead man walking passeggia nelle strade della sua città pur non appartenendo più ad essa, incapace di lasciarsi alle spalle quella brutalità che in qualche modo gli ha salvato la vita e che ora è un peso terribile da giustificare. Insomma vale la pena spendere i soldi per questo film? Secondo noi sì: è davvero necessario ogni volta dire che la guerra è l’espressione peggiore dell’essere umano? Che non c’è onore, forza o eroismo che giustifichino certe nefandezze? Evidentemente sì, perché il pubblico ha bisogno di credere nei miti e la guerra si presta da sempre a questa propaganda da quattro soldi. Eastwood invece si rifiuta di allinearsi a questo codazzo e ci presenta la guerra com’è, in tutta la sua brutalità e stupidità, nella tragedia di chi muore e di chi ritorna a casa. È un esempio di grande cinema e perderselo sarebbe un peccato per qualsiasi cinefilo, il resto sono chiacchiere.
Un film di Clint Eastwood. Con Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban. Azione, durata 134 min. USA 2015. Warner Bros Italia.
Trama: Chris Kyle, noto come «il diavolo» tra i nemici e «la leggenda» tra i colleghi, è stato uno dei cecchini americani più abili di sempre. Dal 1999 al 2009 il Navy SEAL ha registrato il maggior numero di vittime centrate col suo fucile della storia dell’esercito americano.
Perugia
Gherlinda: 16.25 / 19.20 / 22.15
Uci Cinemas Perugia: 16.45 / 19.40 / 22.30
Comunale Sant’Angelo: 16.00 / 18.30 / 21.15
Foligno
Multisala Clarici: 15.00 / 17.30 / 20.00 / 22.30
Terni
The Space: 16.20 / 19.20 / 22.20
