di Stefano Bucaioni*
Sabato scorso a Perugia sono scese in piazza diecimila persone che hanno bloccato per ore il centro storico del capoluogo con un corteo che ha percorso quasi 4 chilometri fino a Piazza IV Novembre. Era il corteo dell’Umbria Pride, una grande manifestazione pacifica, qualcuno direbbe colorata e festosa, ma di certo fortemente politica. Quella piazza infatti portava con sé rivendicazioni forti e chiare che si potevano facilmente leggere negli slogan e nei cartelli dei partecipanti. Diritti, uguaglianza, libertà, autodeterminazione sono solo alcuni dei concetti che sabato sono risuonati forti sotto i palazzi delle istituzioni, ma che si sono scontrati con un muro di silenzio della politica che governa la nostra città e la nostra regione.
Sembra come se i partiti abbiano ormai trovato l’antidoto per qualsiasi contestazione arrivi dai cittadini e dalle cittadine. Sono diventati immuni anche alle piazze. Non importa più quanti presidi o quante manifestazioni si facciano, quante lettere o quante petizioni si inviino, non importa più se in una città come Perugia migliaia di persone scendono in strada in quella che è ormai la più grande manifestazione di piazza per i diritti civili. Basta non rispondere e lasciar passare qualche giorno e tutto torna come prima.
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Una volta le piazze facevano riflettere, innescavano un serio processo di discussione e confronto, che poteva anche non portare al risultato sperato, ma che di certo inchiodava i partiti alle loro responsabilità di interpretare le esigenze e i sogni del proprio paese. Questo processo si è perso, non esiste più. Davanti a milioni di persone che in questo mese sono scese in piazza nei Pride di tutta Italia, i partiti che guidano le nostre istituzioni sono muti, indifferenti, in attesa che tutto passi.
Secondo un recentissimo sondaggio di Quorum/Youtrend per SkyTg24 la maggioranza degli italiani crede che la comunità LGBTQ+ sia discriminata (63%) e a sostenerlo non sono solo gli elettori dei partiti progressisti. La stessa maggioranza di chi crede che le persone gay, lesbiche, bisessuali, trans* e queer siano discriminate la ritroviamo tra gli elettori di centro-destra (62%) e tra quelli di Fratelli d’Italia (58%). Anche alla domanda se gli atti di nascita dei figli e delle figlie delle famiglie arcobaleno vadano lasciati come sono, senza cancellare uno dei due genitori, la maggioranza degli italiani risponde di essere favorevole (51%). Numeri enormi se si considera che meno di 10 anni fa queste percentuali erano completamente capovolte.
Ecco, se la politica è diventata ormai sorda alle piazze, farebbe bene ad ascoltare almeno i sondaggi, che tanto le piacciono. La nostra società sta cambiando, è in trasformazione, come tra l’altro lo è sempre stata. A chi agita impropriamente il rosario brandendolo contro i diritti, i cittadini e le cittadine preferiscono il vissuto del proprio vicino di casa, della collega di lavoro, del compagno di banco. La storia ci insegna che il progresso verso i diritti civili e i diritti umani non può essere fermato, perché riguarda la possibilità di accesso alla felicità di ogni persona. Prima tutti i partiti, e in particolare i partiti conservatori, se ne renderanno conto, prima potremo tornare a riparare quell’importante legame tra cittadini e politica che da oltre vent’anni è in costante declino.
*Stefano Bucaioni Presidente di Omphalos LGBTI
