Pubblichiamo la recensione del concerto di Max Gazzè che ci ha inviato Chiara Borgarelli.
Capita frequentemente di maturare dei convincimenti profondi, che segnano nettamente il nostro stile di vita e le nostre scelte, ma di cui ignoriamo razionalmente genesi e provenienza. Spesso seguiamo questi convincimenti in modo istintuale (non potremmo non seguirli), ma sempre con un retrogusto pensoso di dubbio e perplessità: staremo facendo la cosa giusta?
Poi, di tanto in tanto, ci capita, leggendo un libro od un articolo accademico o parlando con degli esperti di settore, di trovare la spiegazione scientifica circa la giustezza dei nostri convincimenti istintuali. E questo ogni volta ci rasserena, ci dà fiducia e grande forza.
E proprio questo è successo ieri sera all’Urban di Sant’Andrea delle Fratte, che ha ospitato una delle date del tour italiano di Max Gazzè per la promozione del nuovo disco uscito nel 2010 ed intitolato “Quindi?”.
Riesco ad avvicinare Max per un’intervista pochi minuti prima dell’inizio della sua performance. La domanda riguarda uno dei suoi primi singoli “Una musica può fare”, datato 1999. Con la solita ironia in questo brano Gazzè disegna chiaramente la profonda influenza che la musica esercita sugli animi umani, sino addirittura a salvarli “sull’orlo del precipizio”.
Sappiamo bene quello che una musica può fare. Conosciamo bene quale influsso la musica possa avere nel corpo e nell’anima. Una medicina efficace e senza controindicazioni, contro ogni male. Una cura sicura, dalla facile posologia, da assumersi individualmente o collettivamente, per poter beneficiare anche dei suoi effetti amplificati. Questo è uno dei miei convincimenti profondi, maturato in modo del tutto istintuale.
Chiedo quindi a Max come possa spiegarsi tale fenomeno: come e perchè la musica abbia un effetto terapeutico per l’essere vivente.
La sua risposta è pronta e dettagliata. La musica, sostiene Max, è in grado di veicolare significati e contenuti oltre ogni logica; è uno strumento mistico di straordinaria potenza le cui frequenze sono addirittura in grado di influenzare la riproduzione delle nostre cellule.
E proprio su tali temi Max sta attualmente collaborando con la Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Urbino nell’ambito di un progetto di ricerca il cui obiettivo è quello di dimostrare scientificamente come la musica influenzi e modifichi il processo moltiplicativo cellulare sia staminale che celebrale. In parole povere l’obiettivo è quello di dimostrare come la musica, intesa come insieme di frequenze in armonia tra di loro, generi un’alchimia in grado di condizionare la capacità delle cellule di riprodursi.
In fondo, prosegue Max, già Pitagora sviluppò un modello che dimostrava una precisa corrispondenza tra distanze astronomiche ed intervalli musicali ed a partire da Pitagora, nel corso dei secoli, troviamo molte teorie che utilizzano analogie tra le distanze dei pianeti e la lunghezza delle corde musicali. L’immagine del cosmo come strumento musicale si è tramandata lungo il Medio Evo, per trovare nuova vita nel corso del Rinascimento.
I minuti passano in fretta e per Max arriva l’ora di salire sul palco dell’Urban. La sala è gremita ed il pubblico è già caldo grazie alla performance dei Lilith, il gruppo di Todi che ieri sera come apripista ha suonato una serie di brani tratti dall’ultimo lavoro “Note a margine”, uscito lo scorso novembre.
Scendo nel parterre soddisfatta. Ora il mio convincimento è ancora più profondo: la musica è una cura efficace.
Un argomento in più per sostenere il diritto dei cittadini ad una società che, tra l’altro, agevoli, promuova e sviluppi i luoghi in cui la musica si crea e quelli in cui la musica si diffonde.
Chiara Borgarelli


Comments are closed.