di M.T.
La presa di posizione è decisa. I termini usati, pure: «Il riordino del sistema sanitario dell’Umbria rischia di penalizzare la sanità ternana e la sua rete ospedaliera e territoriale, a partire dall’azienda ospedaliera di Terni, che deve invece continuare ad essere ospedale di comunità, struttura di alta specializzazione e polo della ricerca e della formazione di nuovi medici ed infermieri attraverso una più stretta e proficua sinergia con l’università».
La sortita Attilio Romanelli, il segretario generale del sindacato, esprime «perplessità e preoccupazione per quanto sta avvenendo nella costituenda Asl 2, poiché l’integrazione, necessaria per definire compiti e ruoli sta producendo, al contrario, una marcata separazione tra professionalità e funzioni delle due ex aziende sanitarie, a scapito della struttura che in questi anni ha subito maggiormente le scelte politiche del contenimento della spesa».
L’integrazione Una tendenza che, secondo Romanelli, deve essere invertita «imprimendo una forte spinta propulsiva all’idea di integrazione tra le due aziende ospedaliere ad alta specializzazione dell’Umbria prevista dal piano sanitario regionale, evitando sovrapposizioni e doppioni, ma, al tempo stesso, garantendo ad entrambe le strutture (Perugia e Terni), la capacità in termini organizzativi, gestionali ed economici, di guardare ad un bacino di utenza più ampio, avendo come obiettivo la crescita qualitativa e quantitativa dei servizi e non certo la sola razionalizzazione delle strutture aziendali».
Narni Proprio in questa ottica la Cgil valuta «positivamente l’idea di insediare un centro di riabilitazione di valenza provinciale nella nuova struttura ospedaliera di Narni e Amelia, che permetterebbe di completare l’offerta assistenziale e sanitaria garantita dai reparti di alta specializzazione del ‘Santa Maria’ di Terni, riducendo al contempo la mobilità passiva».
L’università Tutto da ripensare invece, secondo la Camera del lavoro di Terni, «il rapporto con l’università, che in questi anni ha mostrato molti limiti. Dalle resistenze infinite, da parte dell’ateneo, sul completamento, con l’attivazione del secondo triennio, del corso di laurea in medicina e chirurgia, al disimpegno pressoché totale sull’insediamento delle scuole di specializzazione, fucine di crescita dei futuri medici. Fino alle vicende più recenti – spiega Romanelli – che riguardano l’apertura e l’attivazione della nuova sede universitaria, per la cui realizzazione la comunità ha investito molte risorse».
Le politiche Insomma, la Cgil imputa all’ateneo di non avere «la necessaria attenzione verso una realtà, come quella sanitaria e ospedaliera di Terni, che sta crescendo sia nel campo assistenziale che della ricerca e che ha tutta l’intenzione di proseguire sulla strada dello sviluppo e della crescita. Indispensabile, a questo punto, avviare una fase di discussione e partecipazione, poiché le scelte che si compiono in materia di politiche sanitarie hanno ricadute sui servizi che si erogano e quindi sui cittadini, ma, anche, sui dipendenti delle strutture coinvolte».
Casa della salute Anche a Terni, conclude il segretario ternano della Cgil, si deve avviare una sperimentazione sulla ‘Casa della salute’, «che può essere collocata in uno dei presidi ospedalieri che verranno dismessi, favorendo una reale integrazione tra rete ospedaliera e territorio, attraverso la realizzazione di strutture (Rsa, hospice, riabilitazione, assistenza domiciliare) che possono determinare la presa in carico delle persone attraverso il coordinamento funzionale delle cure primarie».
