Il simbolo del Pd

Dopo il documento dei 18 ex Margherita, piombato nelle settimane scorse, l’area cattolica del Pd, stavolta di quello ternano, parte all’attacco del partito stilando un duro atto d’accusa che va dalla gestione delle giunte alle politiche per contrastare la dura crisi economica che sta vivendo la città. All’origine della crisi del Pd ternano gli estensori vedono «l’esercizio di una egemonia di potere senza cultura». Di seguito pubblichiamo integralmente il documento. 

Convinti del valore innovativo e di autentico incontro di culture politiche diverse, abbiamo sostenuto Bersani e Bottini. Risultati piuttosto deludenti. Mentre la grave crisi del Pd ternano è frutto dell’esercizio di una egemonia di potere senza cultura, in cui si sono esercitati gruppi ristretti di dirigenti, eredi della vecchia politica. Questa non ha saputo coniugarsi con il cambio di progetto politico, plurale e aperto, che la nascita del Pd proponeva. Il Pd nasce come partito di centro sinistra. Ma la emarginazione dell’area riformista e cattolico-democratica, con radici profonde nel Paese ha consolidato, nei fatti e nei comportamenti, il convincimento che il Pd fosse la continuazione di vecchie esibizioni della politica di sinistra e che qualche cattolico o qualche «anima bella» potessero decorare la natura solida del vecchio partito burocratico con l’annessione, come avveniva nel passato, di qualche indipendente di sinistra o qualche catto-comunista. Il Pd non è nato per questo: nemmeno a Terni. Se la sua dirigenza intende continuare su una linea senza respiro, deve mettere in conto la sua progressiva marginalizzazione che trascina, come sta accadendo, quella dell’intera provincia di Terni.

IL DOCUMENTO DEI 18 EX MARGHERITA

I fatti Nei fatti: lo stato di crisi profonda del Pd di Terni, l’inconsistenza delle istituzioni pubbliche locali; l’uso sordo del potere nelle istituzioni, da parte di singoli e gruppi ristretti, rompe e non costruisce, mentre la pervasività della crisi sta destrutturando il sistema industriale ternano, senza che le quotidiane follie della politica si concedano una tregua e ci si attrezzi a farvi fronte con una proposta concreta; la fragilità di soggetti sociali e culturali hanno indotto anche istituzioni non propriamente «civili» a deragliare dalle loro funzioni superiori, assumendo la supplenza di quelle civili; gruppi sociali sempre più protesi alla frammentazione del loro intervento senza il sostegno di un disegno strategico di sviluppo della comunità (fondazioni bancarie); coalizioni di governo negli enti locali tengono in vita forze che non hanno più un solo elettore e perciò paralizzano la vita pubblica; Terni e provincia ormai espugnate nei suoi centri decisionali e ridotte ai margini di ogni processo e di ogni decente rappresentanza politica e istituzionale, a livello del parlamento e del consiglio regionale, sia nei soggetti sociali che in quelli degli strumenti amministrativi (istituzioni bancarie, sanità, università, associazioni…).

LE DIMISSIONI DEL SEGRETARIO GIOVANNETTI

Ruderi progettuali Ruderi progettuali dal fallimento di oltre un decennio in cui all’idea di uno sviluppo fondato sull’unico imprenditore polifunzionale, non è subentrata l’idea di uno sviluppo plurale, proprio di una moderna democrazia economica, in cui avrebbero dovuto essere messi a leva molteplici soggetti imprenditoriali locali ed esterni per alimentare investimenti; il rapporto con le multinazionali non è stato né attivo, ne tanto meno moderno. Esso avrebbe dovuto essere basato su una nuova politica globale per il «territorio» tale da renderlo appetibile per gli investimenti: dalla disponibilità di energia a basso costo ai servizi alla persona, dalle scuole di alto livello ai sistemi di comunicazione, dal decoro della città ai moderni servizi per il tempo libero, dalla coesione sociale alla tensione rivolta al bene comune. Tutte queste cose ed altre, direttamente e indirettamente, sono state negate nella vita del Pd di Terni, alimentando e disperdendo giovani generazioni di ragazzi e ragazze in qualche «isola che non c’è», invece che nel crudo terreno del rispetto e del confronto oltre che del lavoro e dello studio.

Rivoluzione culturale Le dimissioni del segretario provinciale si caricano delle responsabilità di un sistema e ne registrano il suo fallimento. L’ambizione di costruire un partito complesso e plurale, mentre si esercitava nella occupazione di immaginari spazi di potere per gruppi ristretti, e tutto intorno si spargeva sale sulle rovine (Basell, magnetico, pezzi di sistema creditizio…). Sbaglierebbe chi pensasse ad una soluzione di normale amministrazione mentre occorre una rivoluzione culturale, mai messa all’ordine del giorno da chi ha avuto responsabilità nel partito e nelle istituzioni. Occorre riprendere il cammino per un diverso Pd, capace di aprirsi al dialogo e al rispetto, al senso di una comune e rinnovata appartenenza, in cui l’idea della inclusione, della mediazione, della rappresentanza di un corpo complesso di idee sia la ragione sociale dello stare insieme, in cui la forza del potere non derivi da alterne ed inconcludenti arroganze, ma da inclinazioni ad esplorare nuove frontiere ed in cui la sfida sia sul futuro presente, su una nuova dimensione dell’Umbria e su un recuperato ruolo di Terni in Umbria. Il passaggio obbligato appartiene tutto al Pd perché la sua giustificazione deve derivare, più che dai numeri, dal suo progetto per la comunità, dal suo saper sollecitare i soggetti sociali come forti attori di mediazioni alte e di essere complessivamente inclusivo. Tutto ciò non è esattamente il «mercatino dell’usato», in cui spesso si è aggrovigliati per cercare di sopravvivere ed a cui sembrano essere inclini amministrazioni da tempo esaurite sul piano progettuale e che vedono, nel moltiplicarsi di foraggiate liste civiche, l’unica via di fuga dalle proprie responsabilità.

Il progetto Forte chiarezza sul funzionamento della pubblica amministrazione, oggi non più affidabile per la politica, per i cittadini e per le imprese. Recupero del decoro e delle condizioni di urbanità in un ecosistema compatibile con cui si presentano la capacità di accoglienza delle nostre città. Ricercare le condizioni perché i reali soggetti della comunità vengano coinvolti e sorretti in un disegno unitario di sviluppo ed in cui l’autonomia locale si fa garante e sollecitatrice oltre che cooperante. Su questi temi si misura la giustificazione del Pd ternano ad essere perno flessibile ed inclusivo della comunità locale e per offrire a Terni le possibilità di riscoprire l’anima forte di un progetto che è elemento essenziale di unificazione civica.

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