Le manganellate agli operai Ast a Roma

di Ivano Porfiri

Le immagini parlano più delle parole. E’ Gazebo, la trasmissione di Rai Tre a mostrare un filmato inedito su cosa sia successo in piazza Indipendenza, a Roma, durante la manifestazione degli operai dell’Ast.

GAZEBO: LA PUNTATA

Dalle immagini, al minuto 27, si vedono gli operai muoversi dicendo «Andiamo al ministero» e si dirigono verso via Curtatone. Al minuto 29 si sente chiaramente il funzionario ordinare agli agenti: «Caricate». Seguono le ben note manganellate. Più avanti, al minuto 41 del filmato, si sente il segretario della Fiom Landini parlare con il funzionario di cui sopra, dicendogli che «non si gestisce così l’ordine pubblico». L’altro risponde di aver avuto ordine di non far passare gli operai.

LE MANGANELLATE: IL VIDEO E LE FOTO

Da questa tristissima vicenda emerge in modo lampante una cosa: la ricostruzione falsa raccontata in Parlamento dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, che sostiene come c’era voce che gli operai si stessero dirigendo verso la stazione Termini. Le immagini mostrano gli operai andare in direzione del tutto opposta: non imboccano la prima traversa sulla piazza perché ci sono le camionette della polizia, ma la seconda e non deviano mai verso la stazione. E, sempre le immagini, mostrano un funzionario di polizia che sembra impreparato a gestire una situazione del genere e perfino impaurito. Ci chiediamo: è così difficile ammettere un errore da parte di un funzionario di polizia? Un errore che poteva avere conseguenze ancora più gravi di quelle, già gravi, che sono state provocate. Perché mentire? In questa vicenda sarebbe stato dignitoso che qualcuno si fosse dimesso o fosse stato rimosso. Se non chi ha sbagliato, chi lo ha difeso. Se ciò non avviene, si alimenta la tesi – cui non vogliamo credere – del sospetto, degli ordini dall’alto. Uno Stato che chiede ai suoi cittadini di rispettare le leggi ha il dovere di dire la verità e riconoscere i propri errori se ne commette. Se non lo fa e viene scoperto, a questo punto, a dimettersi dovrebbe essere il più alto in grado, cioè il ministro dell’Interno.