di Donatella Porzi*
Il sistema sanitario è in affanno e si registra un forte incremento della dispersione scolastica. È un quadro preoccupante quello che emerge da un’analisi accurata delle classifiche Welfare Italia Index 2022 pubblicate in questi giorni, con l’Umbria che scivola verso il basso perdendo pezzi significativi per la tenuta del welfare regionale.
Da un attento approfondimento delle classifiche diffuse in questi giorni stilate da Welfare, Italia sulla base di 22 key performance indicator che prendono in considerazione sanità, politiche sociali, previdenza ed istruzione, emerge con chiarezza che accanto ad alcuni punti di forza, sui quali occorre investire come fatto in passato, il welfare regionale mostra forti criticità che richiedono politiche ed azioni immediate e di rete.
Una prima riflessione nasce dal fatto che sebbene l’Umbria sia riuscita a mantenere la 12esima posizione della classifica nazionale per efficacia e capacità di risposta nel sistema del welfare, si colloca solo al 15esimo posto in Italia rispetto agli indicatori di spesa, ovvero alle risorse messe a disposizione per il sistema di welfare. E non sfugge, inoltre, che lo scorso anno la nostra regione aveva perso sette posizioni rispetto al 2020, quando occupava il quinto gradino della classifica delle regioni italiane per efficacia e capacità di risposta del sistema di welfare.
È oltremodo negativa la situazione che ci restituiscono i dati 2022 rispetto all’efficacia, all’efficienza e all’appropriatezza dell’offerta sanitaria, uno dei principali pilastri del welfare di un territorio: nell’ambito sanitario l’Umbria perde ben 8 posizioni rispetto al 2021, passando dalla 5 alla 13esima.
Sul fronte dell’educazione e della formazione le cose vanno ancora peggio: come si evince dai risultati del monitoraggio nella nostra regione il 21 per cento degli studenti (la media nazionale è del 20,8 per cento) non riescono a raggiungere il titolo di studio o non hanno le competenze previste dal titolo formale. Il dato è particolarmente preoccupante se consideriamo che nel 2021, con una percentuale che si attestava al 15 per cento rispetto al 18 per cento nazionale, l’Umbria è invece risultata al 5 posto della classifica nazionale. In sostanza era, dunque, una delle migliori regioni per quanto riguarda questo indicatore, mentre nel 2022 è scivolata al 15esimo posto, perdendo ben 10 posizioni e facendo registrare un incremento del tasso di dispersione scolastica molto più alto rispetto a quanto avvenuto su scala nazionale. Considerando che l’impoverimento educativo della nostra regione – che sconta ancora gli effetti di Covid e Dad – ha penalizzato soprattutto i minori e i giovani già in svantaggio socio-economico, è indispensabile orientare gli investimenti sul rilancio della scuola facendo scelte coraggiose che garantiscano l’accesso e la qualità dell’educazione ad ogni bambino e bambina. Solo così potremo evitare il circolo vizioso tra la povertà materiale e quella educativa, con le conseguenti difficoltà di accesso al mondo del lavoro o dell’Università.
Va sottolineato invece positivamente il risultato che l’Umbria fa registrare su due altrettanto importanti indicatori. Il primo è il numero di posti asili nido autorizzati: la Regione Umbria ha lavorato negli anni su questo aspetto, soprattutto per sostenere le donne nel loro percorso di vita e non metterle di fonte alla scelta tra lavoro e famiglia. Grazie a questo impegno protratto nel tempo i dati 2022 posizionano l’Umbria sul secondo gradino del podio per posti in asilo nido autorizzati, con 37,6 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni.
Inoltre, l’attuale giunta regionale ha ereditato dalle precedenti amministrazioni anche i buoni risultati ottenuti grazie al lavoro svolto a sostegno della componente del welfare finalizzata a promuovere gli interventi di housing sociale, tanto che l’Umbria è al secondo posto in Italia anche per numero di alloggi popolari con 74,6 alloggi ogni 100mila abitanti, contro una media nazionale di 30,2). Agevolare le famiglie a basso reddito per avere una casa nella quale poter vivere è stato sempre un obiettivo per il quale sono stati programmati misure ed investimenti volti a chi parte svantaggiato ai nastri di partenza, ma che merita tutte le attenzioni possibili.
È evidente che l’Umbria sta pagando il prezzo di una gestione del welfare che mentre in precedenza era orientata a sviluppare una rete di sistema, funzionale a sviluppare servizi attraverso l’identificazione degli impatti necessari per una sostenibilità di medio-lungo periodo, in questa fase politica è basata su azioni spot realizzate attraverso la tanto in voga voucherizzazione dei servizi. Un modello che si sta rivelando inefficace, a maggior ragione se pensiamo che la rete di sviluppo del welfare non ha solo la valenza di garantire servizi alla popolazione, ma anche quella di sviluppare specifiche politiche di incentivo funzionali a creare posti di lavoro, soprattutto tra le donne, che sono particolarmente impegnate in questo settore.
*consigliere regionale Misto–Azione
