di Mario Mariano
Per dirla alla Trapattoni, «mai dire Gatto se non l’hai nel sacco». Giochi aperti nonostante il velocissimo attaccante del Pisa, Gatto, con due impegnativi nomi di battesimo sulla carta di identità – Leonardo David –, abbia realizzato la doppietta più spettacolare della sua breve carriera.
Il Pisa, per almeno un’ora non è stato solo Gatto, ovviamente: tutta la squadra ha spinto sull’acceleratore, ciascuno conosceva lo spartito, Dino Pagliari ha raschiato il barile riuscendo a trovare la quadratura del cerchio: una strategia che ha impedito al Perugia di prendere il comando delle operazioni, di tenere una distanza molto ridotta tra i reparti, di innescare il gioco sulle fasce. Insomma la sensazione fino all’espulsione di Massoni, quando si è accesa una spia e la squadra ha avuto una impennata di orgoglio, è stata che molti giocatori e forse anche lo stesso Camplone non erano riusciti a raccapezzarsi. Brunello Cucinelli, da poco entrato nel calcio professionistico, si sarà stropicciato gli occhi quando ha visto che i due esterni Politano e Fabinho si sono dati il cambio sulle rispettive corsie abitualmente coperte, visto che proprio lui, il re del cachemire, di recente ha dichiarato di non gradire quegli allenatori che ricorrono a simili alchimie.
Fatto sta che Gatto ha continuato ad imperversare e Buscè e Favasuli non era da meno; sulla panchina del Perugia le occhiate tra Camplone, Di Cara e il team manager Rubeca erano più che eloquenti, sembrava si dicessero: questi non li fermiamo neppure con il cannone. Per fortuna che un tè caldo a volte produce effetti importanti: fuori lo spaesatissimo Liviero, e dentro Giani, e più tardi, utile, anzi utilissimo si rivelava il cambio di Politano con Rantier. Camplone ha insomma in un solo colpo, nella partita più importante della stagione, tratto giovamento dalle sostituzioni, anche se per centrare la terza sostituzione c’è voluta l’espulsione di Massoni. Il Pisa sarà pure stato in apnea per il grande correre, e la riprova arrivava dai tanti calciatori (per la verità sui due fronti) alle prese con i crampi, ma un fatto è certo: Lebran se l’è cavata bene, ma a crescere è stata tutta la squadra, che sembrava aver tratto giovamento proprio dall’uomo in meno. Non è un paradosso, ma una verità inconfutabile, come ha sempre sostenuto un grande allenatore, Niels Liedholm, con una spiegazione che non parte dal presupposto che con gli spazi più corti si commettono meno errori e, in più, scatta la molla psicologica che obbliga tutti a dare un quid in più.
Il Pisa è tornato così con i piedi sulla terra e la sensazione che si è avuta è che al ritorno il passaggio del turno è alla portata del Perugia, che ha salvato la prestazione proprio negli ultimi venti minuti, anche se l’altra verità inconfutabile è che le due settimane di sosta hanno fatto evaporare quella condizione di strapotere fisico e mentale che la squadra aveva acquisito durante la esaltante remuntada.
Koprivec: Al pari di Moscati, che dimezza lo svantaggio, è lui l’eroe dell’Arena Garibaldi: salva sulla bordata di Rizzo allontanando la disfatta, imparabili i due goal di Gatto. In affanno solo su una uscita alta, graziato da Scappini. Voto: 7
Cangi: Accompagna Politano, come nelle giornate di grazia, ma a ritmo di partitella tra scapoli e ammogliati. Non gravi errori in difesa, ma la precisione dei lanci è un ricordo lontano.Voto: 6-
Russo: L’ardore non basta quando le distanze non sono quelle giuste, prova a caricarsi andando a chiudere in attacco, ma la sensazione che anche lui abbia visto gli avversari sfrecciargli davanti come non gli accadeva da tempo. Voto: 6-
Massoni: Cuoghi, che è malizioso e pungente, evidentemente alludeva al lungo centrale quando ha dichiarato che la difesa del Perugia è lenta. Viene preso di infilata, favorendo i due goal di Gatto, ma paradossalmente ma non troppo fa la cosa migliore quando becca il secondo giallo e costringe i compagni a una reazione. Voto: 5-
Liviero: Irriconoscibile, frastornato e c’è da capirlo: quelle maglie nerazzure e un avversario che pure gli è stato assai vicino, Buscè, debbono avergli evocato ricordi spiacevoli. Non si spiegano altrimenti errori in serie, nello scalare le marcature e nei passaggi. Voto: 5 (dal 1′ st Giani: Nulla di straordinario , ma neppure errori clamorosi, entra e porta un po’ d’ordine sulla fascia. Voto: 6
Politano: La prima volta che si fa notare è ad una manciata di minuti dalla fine con un tiro-cross, neppure il cambio di fascia gli giova, un po’ perché marcato bene, ma soprattutto perché non viene mai incontro al pallone, restando avulso dal gioco. Voto: 5- (dal 16′ st Rantier: rispetto al compagno ha un turbo, che aziona e fa fruttare, specie quando la squadra resta in inferiorità numerica. E’ vivo, è propositivo, è l’unico che pensa di poter fare il colpaccio, provando a trovare il bersaglio grosso. Voto: 6.5
Moscati: A tre cilindri, e forse a due per tutto il primo tempo. Ma prima del goal che dimezza lo svantaggio, già al rientro dopo l’intervallo, si capisce che il suo motore ha ripreso a girare a ritmi giusti. Miracolo di qualche sermone? Sul goal dimostra lucidità nella preparazione e nella esecuzione. Viene sacrificato dopo l’espulsione di Massoni, ma forse non toccava a lui uscire per fare spazio al’ex Albinoleffe.Voto: 6+ (dal 20′ st Lebran: E’ un professionista che non sa promuoversi, mai una parola fuori posto, sempre a parlare bene di tutti. Viene premiato dalla sorte, perché dentro lui, il Pisa si affloscia. Voto: 6+
Nicco: Durante la “Caporetto” del primo tempo è quello che resiste meglio e di più, cercando anche la conclusione. Forse non è continuo, le pause servono per riprendere fiato quando si corre per due. Voto: 6
Esposito: Di palloni ne gioca tanti, ma nessuno gli sta vicino o meglio capisce la gittata del lancio, cosi che sembra che a sbagliare sia sempre lui. Ha una zona ampissima di campo da gestire e cantare e portare la croce è possibile solo se la squadra gira. Voto: 6-
Ciofani: Non lo cercano (ma non è una novità), né lui è in condizioni di rendersi utile in fase offensiva. Diventa prezioso quando la squadra resta in dieci, troppo poco per un attaccante con il suo score. Voto: 5.5
Fabinho: Si accende e si spenge, alla stessa maniera delle sue prime apparizioni. Che lo temano è fuori di dubbio, anche perché i pisani lo stendono ogni volta accenna a scattare. Ma non è certo il parente di quello degli ultimi mesi. Voto: 5.5
Camplone: Ha avuto ragione nel dire che tutta la rosa voleva giocare la semifinale, tanto è vero che forse per la prima volta i cambi fatti per scelta e per necessità hanno migliorato la situazione. Il senno del poi non ci appartiene, le scelte iniziali avevano una logica, aver cambiato in corsa, ha dimostrato di saper essere flessibile, all’occorrenza. Certo è che la preparazione della partita non è stata impeccabile, solo per merito del Pisa? Voto: 6- –
