A Perugia la banca unica regionale del sangue. Sì, perché la giunta regionale, su proposta della presidente Stefania Proietti, ha dato il via libera all’istituto dell’Officina trasfusionale con sede al Santa Maria della Misericordia. L’ospedale del capoluogo già ora si occupa del 70 per cento di tutte le donazioni del sangue, che in Umbria nel 2025 hanno registrato una lieve flessione, pari al 2,3 per cento, attestandosi a quota 39 mila, come segnalato nelle ultime ore dall’Avis regionale nel bilancio in «chiaroscuro».

L’obiettivo della banca unica regionale del sangue in Umbria è «centralizzare in un solo polo tecnologico d’eccellenza la lavorazione, il frazionamento e la qualificazione biologica» delle donazioni di sangue. La riorganizzazione supera, quindi, un modello incardinato su «attività di produzione suddivise tra più siti», ma che con l’Officina trasfusionale unica per l’Umbria «verranno concentrate in un’unica struttura all’avanguardia, capace di garantire la conservazione e la disponibilità costante di emocomponenti, piastrine e plasma per tutte le strutture ospedaliere del territorio».

In questo senso, Proietti considera la banca unica regionale del sangue «un importante passo in avanti» che «permetterà maggiori risparmi e un ulteriore incremento della qualità della lavorazione degli emocomponenti». Per la presidente il progetto ha rilievo anche per la costituzione di una «rete solida e interconnessa, dove la centralizzazione tecnologica dell’azienda ospedaliera di Perugia diventa il motore che alimenta con efficienza e rapidità ogni ospedale della regione». Secondo Proietti l’operazione, infine, «assicura a ogni cittadino umbro l’accesso immediato a terapie trasfusionali validate secondo i più rigorosi protocolli di sicurezza, rendendo il nostro sistema sanitario capace di rispondere con prontezza a qualsiasi necessità o emergenza».

La delibera della giunta regionale arriva a pochi giorni dalla 58esima assemblea annuale dell’Avis sezione Umbria, organizzata domenica 19 aprile al Park hotel di Ponte San Giovanni (Perugia). Qui il presidente regionale dell’associazione, Enrico Marconi, ha segnalato una flessione delle donazioni di sangue che nel 2025 sono state 39.051, mentre nel 2024 avevano sfiorato quota 40 mila. La contrazione sarebbe frutto «delle impegnative sindromi influenzali, del rinnovo delle cariche delle varie sezioni Avis, che ha richiesto maggiori attenzioni e impegno rispetto all’attività di chiamata, e dei numerosi disservizi in alcuni punti di raccolta, dovuti alla carenza di personale medico e infermieristico, soprattutto nella Usl Umbria 2, fattore questo che ha comportato anche alla compressione e soppressione di giornate donazionali», ha detto Marconi.

Il bilancio 2025 dell’Avis in Umbria, poi, fa registrare una leggera flessione anche dei donatori, pari allo 0,81 per cento, che li ha fatti scendere sotto la soglia dei 30 mila, precisamente a 29.918. In questo quadro, comunque, Marconi ha sottolineato che «Avis continua a dimostrare una buona capacità di attrarre nuovi donatori, anche in un contesto demografico regionale caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione». Nonostante i dati in contrazione, per il presidente regionale «la situazione della raccolta sangue non fa registrare gravi problematiche», mentre, senza tanti giri di parole, viene bollata come «insufficiente la raccolta di plasma, che pone l’Umbria al di sotto dei livelli di autosufficienza: nel 2025, infatti, è stata di 11.043 chilogrammi, con una flessione dell’1,9 per cento, a fronte di un obiettivo di almeno 12 mila kg». Il risultato, ha detto Marconi, è «un’ulteriore spesa, quantificabile tra uno e due milioni di euro, in capo alla sanità umbra, che dovrà acquistare farmaci».

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