Stefano Gabrielli

Stefano Gabrielli*

Il Partito Democratico è impegnato nella definizione di un Progetto per l’Italia. L’Umbria, oggi più che mai, ha bisogno che si insista su di un progetto condiviso e coraggioso.

In questi primi mesi di attività della Giunta e del nuovo Consiglio Regionale ci sono stati segnali e scelte significative, l’avvio di un percorso di riforme indispensabili e non più rinviabili. Dalla riorganizzazione degli ATER, alla definizione dell’Azienda unica della mobilità, alla proposta di riforma delle Comunità Montane.

La strada intrapresa è quella giusta ma non basta. Il cuore della riforma endoregionale che sta muovendo faticosamente i primi passi, l’ennesima legge di riorganizzazione delle funzioni nella nostra regione (e per questo non si può sbagliare) dovrà segnare una autentica, positiva rivoluzione.

Comuni, Province,  Regione e Unioni dei Comuni, così come previsto dalle leggi, sono più che sufficienti a svolgere le funzioni legislative, di indirizzo e di governo in una Regione con poco più di ottocentomila abitanti. Ad essi per ruolo, adeguatezza delle competenze e delle risorse assegnate o da assegnare, possiamo affidare  compiti oggi parcellizzati in mille rivoli. Ne consegue che possiamo fare a meno degli Ambiti Territoriali Integrati (ATI), di agenzie e consorzi più o meno conosciuti, dei Sistemi Turistici Locali (STL), forse anche  della Agenzia per il turismo (APT), spesso un  doppione rispetto alle attività che può svolgere  direttamente la Regione o che sono proprie delle Province, con politiche finalizzate alla promozione dei territori sempre più integrate, che addirittura si proiettano ad ambiti interregionali come dimensione ottimale.  Per quanto riguarda  la sanità, un’unica Azienda ospedaliera rappresenta il primo passo di un percorso che deve mirare ad una conseguente razionalizzazione delle Usl. Un sistema più snello capace da un lato di gestire strutture ospedaliere  oramai completamente o in via di definitivo rinnovamento, riorganizzate e razionalizzate nei numeri e dall’altro di migliorare ulteriormente un buon sistema sanitario, in alcuni servizi base, nel potenziamento delle strutture territoriali  e nella competitività con le altre realtà sanitarie del Paese.

Si dice che i numeri non sono sostanza, ma, a volte, i numeri contano e se l’obiettivo, da tutti dichiarato, è quello di  semplificare e rendere più efficiente la macchina pubblica, di liberare il massimo delle risorse possibili, di ottimizzare la spesa, da orientare ai reali bisogni dei territori, sottraendola  al mero sostegno di strutture e apparati, allora la sforbiciata è necessaria e questo è il momento per farla.

A livello nazionale, di fronte all’immobilismo del centro destra, ad un premier e ad una maggioranza allo sbando, il Pd chiede elezioni e  propone  politiche di sostegno alle fasce più deboli e  misure per lo sviluppo. In Umbria, il centro sinistra negli anni ha costruito basi ben più solide da cui è necessario  ripartire per una prospettiva di nuovo sviluppo.

E allora, occorre, nella nostra Regione, destinare tutte le risorse possibili per il sociale, per sostenere le famiglie e quella rete di servizi per bambini e anziani che rischia di frantumarsi pericolosamente. Occorrono risorse per il sostegno alle imprese e al lavoro, per contrastare una crisi che si farà sentire ancora a lungo.

Occorre destinare tutte le risorse possibili per definire le priorità nei diversi settori e in particolare sul versante  delle infrastrutture necessarie all’UMBRIA e su quelle, solo su quelle concentrare sforzi e investimenti. Occorrono risorse  per la qualificazione, valorizzazione e manutenzione straordinaria e necessariamente anche ordinaria del patrimonio ambientale e culturale.

Occorre destinare tutte le risorse possibili per riorganizzare e rendere maggiormente funzionali alcuni elementi che nella nostra regione non hanno ottenuto l’attenzione che meritano. Continuiamo, per esempio, a sentir parlare di nuovi progetti per la mobilità, innovativi, ambiziosi, affascinati, poi ci giriamo intorno e notiamo che in Umbria ci sono ferrovie che la attraversano in lungo e in largo, ci accorgiamo che ci sono stazioni in tutte le città e nel  capoluogo, due di esse, collocate nel cuore della acropoli e allora, che fine ha fatto il progetto di metropolitana di superficie? Un’idea semplice che poteva mettere a sistema numerose realtà, che passava per la riqualificazione di stazioni in via di dismissione, che prevedeva la costruzione di parcheggi di scambio  con benefici evidenti per la mobilità integrata e alternativa a quella su gomma e per l’aria che respiriamo.

I Comuni e il sistema degli Enti locali, da sempre punti di riferimento per i nostri cittadini, non ce la fanno più. Fra tagli e vincoli nessuno, da solo, è più in grado di rispondere ai bisogni e alle necessità dei territori  e allora non possiamo più chiederci se da questa necessità di riforme, così ambiziose per qualcuno, a rimetterci saranno le singole realtà territoriali, il peso politico di alcuni o sistemi di potere precostituiti, la domanda che  dobbiamo porci e chi ci guadagna e  a guadagnarci sarà l’Umbria nel suo complesso  e chi riuscirà a portarle a compimento.

Un’ultima considerazione. Tutto ciò richiede un ampio confronto politico e istituzionale che a partire dai partiti, coinvolga tutti i soggetti protagonisti della nostra comunità regionale, discussione ma soprattutto determinazione per imboccare la strada di una vero cambiamento, perché riformare, innovare a volte non significa inventare qualcosa di nuovo, in alcuni casi e in particolare in momenti di crisi, occorre spendere meno e meglio ciò che si ha,  liberare e destinare tutto il possibile verso obiettivi prioritari, condivisi per consolidare una Regione che si vuol candidare ad una nuova fase di crescita.

*Assessore Pd del Comune di Corciano

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