di Valerio Marinelli*

E’ stato un voto di reazione e di richiesta, quello espresso dai cittadini nella tornata referendaria di domenica 12 e lunedì 13 giugno. Un voto di reazione all’attuale governo in primo luogo: Berlusconi alle amministrative ha promosso un referendum su di sé e lo ha perso; il 12 e 13 giugno, cosa assai più grave e rilevante, gli elettori hanno bocciato la linea politica e culturale di questa destra. Ferma a superati schemi di pensiero dell’ultimo decennio del Novecento, si ostina- anacronisticamente- a battere la strada delle privatizzazioni e a progettare politiche energetiche date per tramontate in Europa e nel mondo. Una destra che vorrebbe privatizzare l’acqua come la scuola, l’università, la sanità, perfino la giustizia, guidata da un Presidente del Consiglio che dal voto esce molto invecchiato.

Una vittoria dei cittadini L’impegno del Pd è stato importante per il conseguimento del risultato, ma la vittoria è stata soprattutto dei cittadini italiani. Anche il Pd e il centrosinistra, dunque, hanno qualcosa da imparare dai referendum. I «quattro sì per dire no» disegnano implicitamente un’idea di società: il tema dei beni comuni impone di rivedere il rapporto tra pubblico e privato, le questioni legate all’energia ci obbligano a definire un nuovo modello di sviluppo, mentre la bocciatura del legittimo impedimento ci induce a riformare il sistema dei diritti, delle garanzie e delle tutele della persona, a riqualificare la democrazia attraverso principi di uguaglianza (formale e non) e di legalità. Queste tematiche possono già essere punti di coagulo programmatico per l’intero centrosinistra. Al Pd spetta ora la responsabilità di tradurre in positivo, con proposte coerenti e concrete, quanto emerge dalle richieste della società italiana, la quale, in prima istanza, chiede alla politica di parlare meno di se stessa e più dei problemi reali. Una visione di futuro, pragmatismo nei contenuti e coerenza tra dire e fare sono i perni su cui far ruotare l’attività delle amministrazioni che governiamo: interpretare bene il voto referendario ci aiuterà a trovare le giuste vie che porteranno l’Italia e l’Umbria a vivere un domani migliore. Il voto, allora, rappresenta anche per il Pd una straordinaria occasione per uno scatto in avanti, per essere locomotiva del nuovo corso storico, punto di riferimento stabile di una stagione politica diversa ormai alle porte.

Il risveglio del Paese Per cogliere il significato del voto referendario, però, serve andare ancora più in profondità. Fino a poco tempo fa il Paese appariva abulico, narcotizzato, refrattario all’impegno civile. Il referendum, invece, ha palesato un risveglio, una volontà piena di partecipazione attiva. I sintomi del cambiamento sono iniziati con le manifestazioni delle donne e dei tanti cittadini scesi in piazza a difendere i principi della nostra Costituzione. I giovani sono oggi diventati i veri protagonisti della scossa democratica e civile italiana. Il Web è stato determinante per tessere le fila di una tipologia alternativa di mobilitazione e costruzione dell’opinione pubblica. Semplificando, si può affermare che per la prima volta Internet ha battuto la televisione, e ciò segnala una trasformazione culturale di enorme portata che pure il Pd deve saper decifrare bene. La rete è divenuta un luogo politico dalle grandi potenzialità democratiche, se non altro perché fuori dai rischi di monopolio o oligopolio dell’informazione. Proprio nella fase più acuta dell’oggettiva crisi democratica, gli italiani dimostrano un’eccezionale maturità, che tanto insegna alla politica e ai partiti. Insegna che è giunto il momento di far avanzare la «democrazia dei cittadini» e mettere al servizio di questa prospettiva la «democrazia dei partiti». Con le primarie, strumento più valido che mai, il Pd ha anticipato i tempi, e ora è chiamato a proseguire il cammino.

La missione di un partito democratico Rafforzare la democrazia, infatti, passa per assegnare ai cittadini quote consistenti di esercizio di sovranità, passa per la diffusione delle responsabilità e per la dilatazione degli spazi di partecipazione sostanziale, passa dalla capacità di inclusione nei processi decisionali. Governance, pratiche deliberative nel territorio (perché anche il territorio è un bene comune) e moduli innovativi di interazione tra amministratori e amministrati sono tessere di un mosaico da rendere armonico nei profili e nelle forme. Per un partito identificato dall’aggettivo democratico tutto ciò rappresenta una naturale missione politica.

Governare con il Paese Occorre, insomma, riaggiornare il modello della nostra democrazia, altrimenti lo scollamento tra politica e società finirà per allargarsi ulteriormente. Non più governare il Paese, ma governare con il Paese. Un approccio che vedrà certo impegnato il centrosinistra dopo la vittoria alle prossime elezioni politiche, e che deve vederlo impegnato da subito nei livelli locali e regionali che già guida.

*Coordinatore dipartimenti Pd Umbria

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