di Alessia Dorillo*

Mi chiedo se la profezia dei Maya fosse stata mal interpretata e questa fantomatica “fine del mondo” non vada sostituita con “la fine del mondo così come noi lo abbiamo conosciuto”. In cuor mio mi auguro che accada questo, che finalmente si impari a tenere la barra dritta, a non indietreggiare, a difendere fino in fondo quello in cui si crede. Appunto i valori in cui si crede. Prima di tutto credo nel rispetto e nella correttezza sia nel pensiero sia nella pratica. Tanto più se questo avviene in politica, nella gestione della vita pubblica di un paese. Non mi sono abituata a chi dice che in Italia funziona un po’ così e che l’adattamento è il criterio con cui si seleziona la specie. In quanto anello debole della catena è forse meglio l’estinzione. Non voglio adattarmi, tanto meno all’alba di questo nuovo giorno dove si rischia di annullare l’incontrovertibile esito di queste primarie, a partire dal 25 novembre con un effetto “normalizzatore”. Diciamolo così, alla conta, per chi è un po’ avvezzo ai numeri, alle regole ed ai meccanismi elettorali non esistono grandi scossoni qualora si convalidassero o meno, ma soprattutto fosse dato un esito ed una risposta ai ricorsi presentati dai candidati delle primarie del Pd. Sono consapevole che avremmo molto di più importante da parlare, che il mondo non si ferma ad ogni nostra consultazione o tornata elettorale. C’è una crisi ancora non superata, aziende medie e piccole che chiudono, grandi colossi che si spostano, continue violenze perpetrate nei confronti delle donne in diverse parti del mondo e non solo nelle nostre case, un numero sempre più sostanzioso di persone senza lavoro, un ambiente naturale il cui consumo non si sta arrestando. Sono consapevole di tutto questo e la mia attenzione non è rivolta altrove, ma sempre ferma su questi temi. Ma affinché il mondo così come lo abbiamo conosciuto finalmente cambi, occorre che noi (humanitas) che tutto questo abbiamo prodotto cambiamo noi stessi. Perciò torno sulle primarie, non volendo assolutamente toccare il dato “politico” perché richiederebbe un approccio molto più profondo che non si limita a poche battute, ma in primo luogo sulla misura morale di noi stessi. Partendo dalla definizione e dalla assunzione di responsabilità, affinché un processo di cui ci siamo riempiti la bocca nell’aggettivarlo come democratico, sia davvero tale credo che i tanti militanti e volontari che si sono impegnati (per dirla alla Locchi “che non dobbiamo offendere”) abbiano diritto a che sia fatta davvero chiarezza, senza procrastinare, passare la palla su eventuali diverse competenze o tecnicismi sconosciuti ai più. Soprattutto perché il conto alla rovescia per la presentazione delle liste è già avviato e di sicuro non si fermerà mentre noi mettiamo ordine nella nostra “confusione”. Sono perfettamente consapevole che la larghissima parte del mio partito sia composta davvero da gente per bene, altrimenti non avrei voluto passarci un altro minuto, ma se ci fosse anche solo qualcuno che lo usa in modo opportunistico, a suo favore ed interesse, mi aspetto che si sia intransigenti e si proceda al suo allontanamento. Prendendo le distanze in modo incontrovertibile. E che non si fermi tutto solo individuando gli esecutori, ma smascherando -se ci sono- gli eventuali mandanti. Questo segna la nostra misura morale e credetemi non farà del male a nessuno ma definirà la nostra credibilità verso quell’ondata di antipolitica che sta minando le fondamenta delle nostre istituzioni democratiche. Anzi farà molto bene al Partito Democratico perché starà a significare che stiamo attestando il nostro livello di lealtà e che di quello che diciamo e facciamo ci si può davvero fidare. Affinché tutti i grandi progetti, le nostre proposte, le battaglie verso una società più equa e solidale, più giusta come dice il nostro segretario Bersani sia davvero rappresentata. Ridando fiducia a tutti quei ragazzi, alle donne ed agli uomini che non dobbiamo lasciare nel dubbio, nell’opacità o nel sospetto, ma il cui entusiasmo, il cui impegno, la cui buonafede va premiata, accompagnata e sostenuta. Alla nostra Italia giusta. Dedicato a Giuseppe Di Vittorio che insegnò ai contadini a non togliersi il cappello di fronte ai padroni e che disse ad un importante direttivo del sindacato: «Anche se la colpa è al 99% del padrone, se c’è un 1% che ci riguarda è su questo che io voglio lavorare».

* Membro dell’assemblea regionale Pd