Torna la rubrica PIATTO UNICO di Chiara Santilli. Uno spazio-blog all’interno di Umbria24 dove, in un unico post, si mescolano vari ingredienti, amalgamati tra loro. Con un linguaggio diretto e chiaro, arricchito da immagini suggestive (sottotitolo “T’immagini”) e accompagnato da suggerimenti musicali (sottotitolo “In sottofondo”). Con l’invito a seguire Chiara sul suo personalissimo e originalissimo blog.
In tempi di crisi, si sa, bisogna risparmiare. Risparmiare sul cibo, sul vestiario, sugli oggetti per la casa e su tutto ciò che è – più o meno – di prima necessità. E allora colpisce la notizia diffusa da Unioncamere in questi giorni, secondo la quale negli ultimi tre anni le imprese del commercio al dettaglio ambulante sono aumentate di oltre il 10% rispetto al periodo pre-crisi.
Se dunque i negozi tradizionali sempre più frequentemente abbassano le saracinesche, al contrario le bancarelle sempre più velocemente prosperano e piantano sull’asfalto le loro impalcature di legno e metallo. E questo forte incremento riguarda principalmente il settore dell’abbigliamento e dei tessuti per la casa: il fashion, insomma! Ciò significa che, da oggi in poi, se avrete una cerimonia, una riunione di lavoro, una cena a casa con amici e parenti o un qualsiasi evento, saprete esattamente dove trovare il capo più adatto e al miglior prezzo: al mercato.
A servirvi ci saranno circa undici mila venditori in più, di varia provenienza ed esperienza, ma tutti con una comune caratteristica: il talento e la capacità naturale di convincervi a comprare. Sì perché, va detto, che il venditore per eccellenza è quello ambulante, quello che ti fa avvicinare, anzi, ti attrae come una calamita al suo banco chiamandoti direttamente al microfono e facendoti – già solo a distanza – delle offerte irrinunciabili del tipo: «Signora bella (la vera maestria sta nell’iniziare adulando!), solo per oggi, e solo per lei, ho 4 paia di mutande a 1 euro, due paia di scarpe a 5 euro e – mi voglio rovinare – 10 paia di calze a 3 euro!». E allora tu che fai, ti avvicini un po’ incredula e un po’ curiosa ed inizi a intravedere la merce esposta, finché non ti salta all’occhio quel “conto grammaticale” che non torna. Perché sulla tuta sportiva c’è scritto “Ladridas”, sulle scarpe “Ogan” e sulle borsette il logo di un certo “Grucci”.
Poi se giri l’angolo, però, ci sono i carciofi e le melanzane in offerta (straconvenienti, lo conferma mia madre!), le sedie di vimini, i giochi per bambini e le pentole antiaderenti a pochi euro. Tutto in un’unica strada o in un grande parcheggio, tutto all’aria aperta, illuminato dal sole o bagnato dalla pioggia. Il mercato è certamente una cosa viva, colorata e viva. È la dimensione di una città, è la sua quotidianità. Ma è anche il riflesso di un paese che ha rotto il salvadanaio per contare gli spicci che ci sono dentro. Un paese che non cresce, un paese che attinge a quel che gli resta frenando gli impulsi e le energie. Quel segno “+” davanti al numero dei commercianti ambulanti deve farci riflettere almeno su una cosa. Il mercato è vivo ma le nostre normali abitudini sono, quasi, morte.
In sottofondo. Renato Zero, Baratto (album “Erozero”, 1979)
