In tempi di crisi non si fa altro che parlare di crisi. E’ sulla bocca di tutti questo odioso termine che insieme a SPREAD metterei sul podio delle parole più odiate/pronunciate del 2012 e molto probabilmente anche del futuro 2013. Da commerciante e consumatore però vorrei fare una piccola analisi basata su alcuni fatti che a mio avviso lasciano molto riflettere.
A Perugia come in altre città si parla di crisi dei negozi di abbigliamento che sono costretti a svendere nel periodo pre-natalizio per far fronte a incassi che tardano ad arrivare, ma nessuno o comunque in pochi si preoccupano del servizio offerto al consumatore.
Come figlio di commessa con esperienza quasi quarantennale posso dire che in tanti negozi di abbigliamento è ormai in voga il fai da te, tecnica che a mio avviso aiuta a vendere ancora meno del previsto. In tanti negozi non esiste più la figura della commessa attenta alle esigenze del cliente, che controlla la lunghezza della manica del piumino, anziché la lunghezza del polso o la vestibilità più o meno giusta del capo.
Il cliente è visto in molti casi come il pollo da spennare o come la seccatura di turno anziché venire coccolato, fidelizzato e trattato come fonte di «guadagno». Proprio la settimana scorsa mi sono imbattuto in un caso simile. Negozio blasonato del centro storico, giubbotto da comprare e commessa poco attenta alla mia voglia di spendere qualche euro. Il risultato? Ho cambiato negozio ed ho trovato professionalità e gentilezza! Acquisto effettuato. I commercianti sono sicuramente vittime di un processo economico al capolinea, ma il gioco di squadra dovrebbe aiutare ad attutire il colpo! Commesse, addetti alle vendite e titolari dovrebbero fare sinergia per ottimizzare i risultati.
Allo stesso tempo non capisco proprio alcune dinamiche messe in atto da altri commercianti.
In zona Via Mario Angeloni, tra locali con cartello VENDESI e AFFITTASI, si può notare una zona “franca” dove non ci sono strisce blu o limiti di parcheggio tranne un disco orario a trenta minuti che dovrebbe garantire ricambio di clientela in cerca di posti auto.
Invece, parlando con addetti ai lavori della zona, mi hanno fatto notare che il parcheggio gratuito davanti alle poche attività rimaste è occupato quasi esclusivamente dai lavoratori e dai titolari dei negozi che ancora evidentemente non soffrono l’economia moribonda che li circonda.
Probabilmente non immaginano le sofferenze che hanno vissuto i loro colleghi in zona Elce con le strisce blu, oppure il desiderio di tanti imprenditori di avere anche un solo posto auto da dedicare ai loro clienti. Probabilmente non hanno bisogno di clientela, forse credono che la crisi preferisca fare vasche per Corso Vannucci anziché frequentare le zone grigie della stazione.
Lettera firmata
