di Francesca Marruco

«Noi non possiamo dire che Amanda Knox e Raffaele Sollecito non c’erano quella notte in via della Pergola, noi possiamo dire che gli elementi che avevamo non erano sufficienti per condannarli.  Quello che è accaduto in quella casa quella sera potrebbe raccontarlo di sicuro Rudy Hermann Guede, ma forse potrebbero farlo anche Amanda e Raffaele ». Parafrasando un po’è questo il succo delle dichiarazioni che il presidente della corte d’assise d’appello di Perugia che ha assolto gli ex fidanzati ha rilasciato a varie testate giornalistiche. E se, Claudio Pratillo Hellmann  con queste dichiarazioni  restituisce ad Amanda e Raffaele le sembianze di due imputati per omicidio momentaneamente assolti per ragionevole dubbio e non quelle di due vittime innocenti tenute in carcere per l’ostinazione senza fondamento della procura perugina, ribadisce anche una cosa fondamentale. Che una persona che per certo sa come sono andate le cose quella sera c’è. Sconta una condanna a 16 anni passata in giudicato nel carcere di Viterbo: Rudy Hermann Guede.

Rudy che si lamenta dal carcere Che oggi si lamenta perché è l’unico rimasto a pagare per la morte di Meredith, mentre gli altri fanno le star fuori dal carcere. Forse, dico forse, se invece di mezze verità avesse detto come erano andate veramente le cose, racconteremmo un’altra storia. Ma chi gli impedisce di farlo ora? Se è vero che Amanda e Raffaele hanno ucciso Meredith come lui butta lì a mezza bocca, che lo dicesse chiaramente, spiegando una volta e per tutte ruoli e responsabilità. Se così non è, la lamentela inutile e fuori luogo dell’unico rimasto a pagare lascia il tempo che trova. Come chi sostiene che lui è dentro perché nero e povero, loro fuori perché bianchi e con le spalle coperte. La colpevolezza di Rudy sta nelle carte, nei fatti, non nel colore della sua pelle. E proprio in virtù di questo suo ruolo potrebbe parlare. Altrimenti chi dirà ad Arline Kercher, quella donna minuta, discreta ma tenace, che la verità vera, non quella processuale, sulla terribile morte di sua figlia Meredith non gliela racconterà mai nessuno?

Perugia Novembre 2007 Rudy in via della Pergola Torniamo indietro a Perugia, torniamo a via della Pergola a quel novembre 2007. Torniamo a Rudy, Amanda e Raffaele. Loro tre dicono di non conoscersi neanche, se non Amanda e Rudy, ma per essersi incrociati una volta in un altro appartamento. Al di là dei personaggi che i media di mezzo mondo gli hanno cucito addosso, salvo aggiustare il tiro in corsa, hanno sempre proclamato di essere tutti e tre innocenti. La versione di Rudy, quella in cui Mez viene uccisa mentre lui è in bagno con l’i-pod alle orecchie, fa ridere. Anzi fa indignare. Lui che fa petting con lei, va in bagno, qualcuno entra e la uccide nel giro di pochi minuti. Lui sente un urlo, va da lei non prima di aver incrociato i due assassini, un maschio e una femmina che nel tempo somigliano sempre più a Knox e Sollecito, ma non diventano mai loro due senza ombra di dubbio. Prova a tamponare la ferita di Meredith dice. Ma poi ha troppa paura del sangue e scappa. Senza chiamare aiuto, tanto è lo choc. Che però non gli impedisce di frugare nella borsetta di Mez ( c’è il suo dna misto al sangue di Mez all’interno) da cui spariscono carte di credito e soldi contanti. Senza parlare poi della strana gita in Germania proprio dopo l’omicidio di Meredith, avvenuto in quella stanza che, come ha detto l’avvocato Giulia Bongiorno, gronda di tracce di Dna di Rudy.

Amanda e Raffaele Veniamo ad Amanda e Raffaele. Versioni contraddittorie in questura. Lei che accusa Lumumba. Che non lo tira fuori di galera neanche quando in galera ci finisce anche lei. Lei che dice di aver fatto il suo nome solo perché pressata dalla polizia. Lei che ripete di aver solo voluto aiutare le indagini. Così come Raffaele. Entrambi in carcere senza motivo. Dicono le difese. Adesso si parla di loro come due vittime della giustizia italiana. Questo non lo si può affermare con certezza. Come non si può affermare con certezza che siano anche loro assassini di Meredith. Ma qualcosa a loro carico, ad alimentare il sospetto, più che fondato, resta.  Anche da momentaneamente assolti, come ha detto lo stesso Pratillo, a loro carico c’erano molte prove molto significative. Che però probabilmente non andavano oltre il ragionevole dubbio. E allora, oltre al gancetto e al coltello, che in soldoni per i periti della corte non danno risultati genuini visto il cattivo lavoro della scientifica e la sbagliata interpretazione di Dna, ci sono altri elementi. Fermo restando che per l’accusa gancetto e coltello sono passaggi importanti contro gli ex fidanzati.

Gli indizi non sufficienti I telefonini degli ex fidanzati che si spengono e si riaccendono contemporaneamente intorno alle sei di mattina quando loro dichiarano di aver dormito fino alle dieci. Il computer di Sollecito. Che per la polizia postale ha una interazione umana intorno alle 5.30 del mattino per due ore. Quando, come per i telefoni, Amanda e Raffaele dormivano. Le impronte di piede con il dna di Meredith Kercher isolate dal luminol. Per l’accusa sono di Amanda e Raffaele. Per la difesa no. Nessun esperto può stabilire con certezza assoluta che un’impronta di piede appartenga a qualcuno. E su questo concorda anche l’accusa. Però ogni piede ha tratti caratteristici solo suoi. E allora anche per l’esperto quelle impronte su cui per l’accusa c’è dna di Meredith sono molto probabilmente appartenenti ad Amanda e Raffaele. Indizi. Che sommati ai testimoni più o meno discutibili che li collocano nei pressi della casa del delitto all’orario del delitto, non fanno una condanna. Almeno non per questi giudici.

Rudy parli Ma Rudy, Rudy che scuramente c’era,  Rudy che sicuramente ha toccato Meredith morente sporcandosi col suo sangue dovrebbe avere un moto di pietà. O di rabbia, come pare abbia avuto,  magari perché Amanda e Raffaele, che lui ha più o meno indicato come assassini, sono fuori e lui è dentro. Per questi motivi o per quelli che vuole lui, perché non rimangiarsi la storiella a cui nessuno ha mai creduto e dire una volta per tutte la verità? Arline Kercher merita di sapere chi e perché davvero le ha ucciso la figlia in quel modo tremendo. Ma questo forse,  succede solo nei film. E neanche in tutti.

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