Meredith Kercher

di Vincenzo D’Acciò *

Con non poco stupore abbiamo appreso la notizia delle motivazioni della Corte di Cassazione sul caso Meredith. Come spesso accade in Italia, quando non si riesce a trovare un colpevole, la colpa è dei poliziotti. All’epoca delle indagini per tutti eravamo ottimi investigatori, oggi improvvisamente siamo diventati delle capre. Il Sap di Perugia, oggi come allora, è e resta dalla parte dei colleghi e non ci sta a vedere così ferocemente denigrato l’operato di donne e uomini in divisa che sicuramente in quei giorni hanno lavorato anche per 50/60 ore di seguito, sotto una pressione interna e mediatica senza precedenti, con grande sacrificio e professionalità.

Vorrei ricordare che i nostri investigatori hanno lavorato sempre sotto le direttive della magistratura e non autonomamente. Dagli anni 80 il codice di procedura penale è stato riformato con tanti e tali modifiche da farne un pastrocchio, ma il dominus delle indagini è il pubblico ministero che delega la polizia giudiziaria. Ci devono dire se sono stati commessi errori nell’esercizio della delega e perché chi doveva controllare non lo abbia fatto. Ci devono dire e dimostrare che sono stati commessi errori specifici o accertamenti tecnici sbagliati. Il caso Meredith dimostra, se mai ve ne fosse bisogno, che occorre riformare questo codice, come chiediamo da tempo come Sap.

Troppo facile alla fine, a bocce ferme, dopo anni di procedimenti giudiziari di cui tutti erano a conoscenza, dire che la Polizia ha commesso errori. Noi rispettiamo sempre le sentenze e le loro motivazioni, ma in questo caso da poliziotti e da cittadini non possiamo non pensare di trovarci per l’ennesima volta dinanzi ad un tipico gioco italiano, quello dello scaricabarile in cui l’ultima ruota paga per tutti. Ancora una volta alle poliziotte e ai poliziotti della questura di Perugia va tutto il nostro plauso, riconoscenza e solidarietà.

* segretario provinciale perugino del sindacato di polizia Sap

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