di Mario Bravi*
Il direttivo regionale della Cgil dell’Umbria, tenutosi martedì e concluso da Enrico Panini, segretario organizzativo della Cgil nazionale, ha approvato dopo un’intensa discussione due documenti: uno sugli aspetti organizzativi, l’altro su un’analisi approfondita e aggiornata sulle vicende economiche e sociali della nostra regione. In quest’ultimo documento si sottolinea che tutti gli indicatori a nostra disposizione mostrano che il 2012, anche in Umbria, rappresenterà il punto più profondo della crisi economica e sociale che attraversa il Paese.
Condizioni drammatiche In questa fase, in cui è cambiato anche il quadro politico nazionale, pensiamo che anche in Umbria occorra rilanciare le proposte del sindacato per risollevare il Paese dalle macerie create da anni di politiche che non hanno pensato alla crescita. Tre sono le priorità: il lavoro, i giovani e le donne. Le condizioni occupazionali anche nella nostra regione sono «drammatiche». In questo ultimo periodo abbiamo perso oltre 14 mila posti di lavoro, 20 mila sono i lavoratori interessati alla cassa integrazione, 10 mila dei quali a zero ore.
Riforma degli ammortizzatori sociali Il perimetro delle crisi industriali si sta allargando. C’è una pesante riduzione di risorse sul terreno del welfare e della coesione sociale. Pensiamo che anche in Umbria esista il rischio forte che a pagare la crisi sia tutto il mondo del lavoro. Questa tendenza va fortemente contrastata e per questo la Cgil dell’Umbria ritiene fondamentale innanzitutto la riforma degli ammortizzatori sociali per garantire a tutti una protezione, oltre a dare una prospettiva e una certezza ai tanti lavoratori in Cig, sottolineando il primato rappresentato nella nostra regione dalla forte presenza della cassa in deroga.
Lavoro stabile e tutelato Occorre poi rilanciare la centralità del lavoro stabile, tutelato e formato, come leva per il progresso e la coesione sociale. Su questo pensiamo che nella nostra regione vadano rafforzate le relazioni bilaterali tra Cgil, Cisl e Uil e associazioni del mondo dell’impresa (Confindustria, associazioni dell’artigianato, della cooperazione e del commercio). Rafforzare la lotta al lavoro nero per recuperare risorse ed estendere i diritti è altrettanto importante. Va poi considerato inaccettabile l’imbarbarimento in corso testimoniato dall’aumento degli incidenti mortali sul lavoro che in questo fine 2011 hanno già raggiunto quota 19. Un dato inaccettabile, che impone una immediata inversione di tendenza sulle questioni centrali della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Illegalità Va contrastata poi anche in Umbria l’illegalità e il diffondersi dell’economia mafiosa, così come occorre difendere e innovare il tessuto manifatturiero della nostra regione, che rappresenta il 17% del Pil, ma che è di per sé fattore di crescita e di innovazione. L’ultimo punto riguarda la realizzazione di un piano straordinario per il lavoro che dia una risposta alle giovani generazioni, che garantisca l’universalità dei servizi pubblici e che tuteli il welfare e la coesione sociale della nostra regione. Su tutti questi elementi a partire dal grande consenso espresso dagli organismi dirigenti, che hanno riconfermato l’esigenza di rilanciare un nuovo governo unitario della nostra organizzazione, la Cgil sarà impegnata nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
*Segretario regionale Cgil Umbria

