Ulderico Sbarra Cisl

di Ulderico Sbarra

Con l’interessamento della politica e delle istituzioni, con il coinvolgimento diretto di deputati e istituzioni locali e nazionali, quali la Regione dell’Umbria e il ministero per lo Sviluppo economico, la questione Nestlé-Perugina di fatto si pone su un piano ulteriore a quello della trattativa sindacale e dell’accordo di solidarietà oggi vigente.

Questa può essere una buona cosa se l’interlocuzione con questi altri soggetti è strettamente di supporto al confronto sindacale e, soprattutto, se è orientata sinceramente alla soluzione sindacale di una trattativa che ha come finalità il consolidamento del lavoro e il rilancio delle produzioni nel sito perugino. Evitando, in questo modo, di creare problemi ulteriori ad un accordo che per sua natura solidale si caratterizza di fatto per alcune fragilità.

Il sindacato ha messo la sua parte di sacrifici sul tavolo sottoscrivendo i contratti di solidarietà, adesso l’azienda faccia la sua parte presentando un piano di rilancio delle produzioni e di conseguente consolidamento dell’occupazione. Non serve, anzi sarebbe un errore, uscire dalla strada del confronto sindacale per rincorrere protagonismi impropri che non siano le rappresentanze dei lavoratori.

Per esperienza ci sentiamo di richiamare tutti gli attori che si sono attivati affinché operino per consolidare la trattativa e sostenere le posizioni del sindacato e dei lavoratori, senza personalismi spuri, allarmismi, ricerca di visibilità e fughe in avanti. Come per altre vertenze la materia lavoro, occupazione, produzione è troppo seria per non essere gestita a livello che gli compete, cioè l’ambito della trattativa sindacale, che può essere solo sostenuto dalla solidarietà attiva delle istituzioni e della politica, a partire dal comune di Perugia da cui la fabbrica e la produzione assume persino il nome e che, per storia e tradizione, è fortemente intrecciata con il suo territorio.

Per il resto l’azienda sa che la trattativa deve proseguire nel merito delle produzioni, delle strategie di marketing, della riorganizzazione del lavoro ed altro: tutte materie strettamente sindacali, già frutto di valutazione in ambito dell’ultimo accordo sottoscritto. L’azienda quindi si impegni con il sindacato a trovare attraverso la via degli accordi la strategia per garantire lavoro e occupazione, magari pensando anche di agire sul brand molto attraente del Made in Italy, dove per cominciare si potrebbe dare sostanza e credibilità a quelle produzioni legate al caffè monodose. Ciò per richiamare l’ ‘Italian sounding’, che caratterizza l’Italia come la patria del caffè, dove a ben vedere ne esiste una parte corposa (16 prodotti Nespresso su 26) che potrebbero trovare la giusta valorizzazione se fossero, per dire, prodotti a San Sisto. Alcune notizie in questa direzione potrebbero aiutare la trattativa, rasserenare gli animi e stemperare taluni eccessi di protagonismo.

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