
di Gianfranco Pannacci
Ai cittadini di Città di Castello le primarie non hanno offerto la scelta fra continuità e cambiamento reale e, nel contesto datogli, hanno comunque scelto massicciamente l’esponente di un partito che alle elezioni politiche non raggiunge il 3% ma che alle amministrative supera stabilmente il 10%. L’elettorato di Bacchetta è costituito, infatti, in larga parte da ceti sociali – popolari e no – e da ambiti di interessi che, sul piano politico, fanno riferimento al centrodestra. Lo si è visto bene anche in occasione di queste primarie.
Bacchetta scelto dal centrodestra Così che il centrosinistra tifernate si ritroverà a sostenere la candidatura a sindaco di chi è stato scelto essenzialmente con l’apporto di elettori e di interessi di centrodestra, ai quali dovrà rendere pure conto. Questo apporto di elettorato di centrodestra, piuttosto che segnare una – pur possibile – fattiva convergenza civica, convive con un declino complessivo della città nella sua dimensione economico produttiva e nella sua progettualità.
Le responsabilità Liste di centrosinistra – esterne alla maggioranza- nelle elezioni amministrative degli ultimi vent’anni hanno sempre ottenuto risultati doppi rispetto a quelli di Bacchetta. La segreteria di Biagini si era ripromessa di portare questa componente – politicamente e civicamente di sinistra – a concorrere al governo della città e aveva individuato in Verini il soggetto federatore, capace di sviluppare un processo di rinnovamento politico e programmatico. Questo progetto è stato sconfitto dall’interno del Pd e qualcuno, visti gli esiti nefasti per il Pd e per la città, ne dovrà pur portare la responsabilità.
Il divorzio tra Pd e città Il risultato della candidatura Duranti, frutto di uno sforzo assoluto di quel che resta del tradizionale apparato del Pd, fotografa, come prevedibile, un autentico divorzio fra Pd e città ma evidenzia anche segni di scollamento nel più tradizionale insediamento nelle frazioni. Le primarie – svoltesi senza confronto programmatico – hanno comunque rivelato il bisogno di partecipazione dei cittadini, impegnati, sui due fronti offertigli, a scegliere – taluni ingenuamente, tal’altri in base a logiche meno commendevoli – per appartenenze più o meno storiche.
Un partito subalterno C’è solo da augurarsi che la consultazione elettorale vera riapra il discorso sui bisogni più strategici della città, che ha necessità assoluta di una nuova e capace classe dirigente politica dotata di una forte ispirazione civica. Rispetto a questa necessità, il Pd si ritroverà a pagare pesantemente il ruolo subalterno che i risultati di queste primarie gli riservano all’interno di una coalizione necessitata dall’alchimia improduttiva delle alleanze regionali.
Coalizione locale ingabbiata Il suo destino è quello di rimanere ingabbiato in una coalizione locale condizionata, nella sua credibilità programmatica, dal ruolo che vi giocheranno personaggi di tutte le stagioni che portano a pieno la responsabilità del declino attuale della nostra città. Personalmente non me la sento di concorrere ai rimpannucciamenti di bottega che si vanno costruendo dentro le logiche di sempre, che pure fanno la soddisfazione irresponsabile dei segretari regionali e provinciali del Pd.

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