Valerio Marinelli

La Campagna elettorale appena ufficializzata se, da un lato, in questa fase iniziale, riflette le polemiche e le battaglie interne ai partiti su candidature, carriere, vendette e quel che resta di poco nobile, dall’altro apre la possibilità di interrogativi sulla condizione di vita degli umbri e sugli scenari dell’Umbria. Prova a farlo Valerio Marinelli, coordinatore regionale di ‘Liberi e uguali’. Di seguito il testo integrale.

di Valerio Marinelli

I dati raccontano la realtà. E con la realtà bisogna fare i conti. Secondo le rilevazioni Istat di recente pubblicate, nel 2016 il Pil umbro scende dell’1,3%; tra le regioni italiane nessuna registra un calo così consistente. Non solo, questo decremento è in controtendenza all’andamento del Pil su base nazionale, che nel medesimo periodo aumenta invece dello 0,9%. Al netto di quei settori che resistono o si espandono trainando positivamente anche l’export, negli ultimi anni si è assistito allo smantellamento di una quota importante di piccole e medie imprese. Neppure la grande impresa, però, va in ogni caso a gonfie vele.

Diverse multinazionali, da lustri radicate nel nostro territorio, sperimentano una difficoltà da cui non pare possano risollevarsi rapidamente. In un quadro simile, è abbastanza ovvio che il lavoro sconti serie problematicità. Sebbene la disoccupazione umbra rimanga inferiore alla media nazionale, l’incidenza del precariato è preoccupante: si stima infatti che 4\5 dei nuovi contratti attivati nel 2017 siano a tempo determinato e che i lavoratori precari equivalgano a 1\3 del totale degli impiegati. A ciò occorre aggiungere che il lavoro prevalente in Umbria è di bassa qualità e, quindi, non vanta alte retribuzioni né favorisce la messa a leva di particolari innovazioni di processo o di prodotto.

Il problema economico diventa come sempre un problema sociale. Da questo punto di vista, non si può tacere l’arretramento qualitativo del welfare regionale. Gli sforzi profusi per mantenerlo o migliorarlo non sembrano granché soddisfacenti.

Al di là di qualche luce in ambito socio-sanitario e al di là di quelle eccellenze che svolgono ancora la funzione di locomotive produttive, si riscontrano tutte le ragioni per aprire una “questione umbra”. La regione, del resto, viene da una crisi dove ha perso ricchezza in maggior misura rispetto alla media nazionale. La grave e prolungata debilitazione subita pone pertanto in discussione non solo le fondamenta economiche di un territorio, ma i consolidati caratteri dell’identità sociale dell’Umbria nel suo complesso. Sottovalutare o peggio nascondere la situazione presente non aiuta a trovare le giuste soluzioni. E allora spetta senza dubbio alla politica districare i nodi venuti al pettine. Ma come?

E’ innanzitutto prioritario ricostruire un pezzo di tessuto economico attraverso il concorso di investimenti pubblici e privati, i quali dal 2008 a oggi sono diminuiti del 40%. Gli investimenti, poi, non possono che essere funzionali anche alla creazione di lavoro sia in termini quantitativi che in termini qualitativi: al proposito, val la pena ricordare che qualità del lavoro e produttività sono strettamente correlate. L’Umbria ha infine bisogno di una classe imprenditoriale nuova, in grado di aggredire le sfide dei mercati odierni. Le pubbliche istituzioni, selezionando prima i vettori coerenti a un disegno di sviluppo equo e sostenibile, hanno il compito di contribuire a formarla. In parallelo, è irrinunciabile rivedere il rapporto territorio e multinazionali. Mentre il primo dipende fin troppo dalle scelte delle seconde, le seconde agiscono per sganciarsi dal primo in maniera sempre più decisa e sistematica. Infine, è imprescindibile riformare organicamente il welfare. La stessa Sanità, che nonostante i “conti in ordine” evidenzia non poche pecche e inadeguatezze, esige interventi coraggiosi e definiti.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.