Papa Francesco alla Porziuncola. Foto Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Non è rivoluzionaria una Chiesa che mette al centro i poveri e il perdono. Ma quando all’interno, le gerarchie stratificate negli anni attorno a una ortodossia della legge, irrigidiscono le proprie posizioni, allora accade che il più cattolico dei messaggi può risultare rivoluzionario. E il più cattolico degli uomini, il più ecclesiastico dei religiosi, un rivoltoso. E’ Francesco. E’ la sua Chiesa. Quella che ha pensato di costruire fin da quando la chiamata al soglio di Pietro appariva più come una profezia che una realtà. Per poi realizzarsi. E quindi compiersi.

La Porta Santa Un altro segno arriva alla chiusura della porta Santa, aperta, non per caso, in Africa e chiusa, non per caso, nel segno dell’abbraccio ai poveri e ai peccatori. Sorprenderà agli anticlericali, come ai conservatori delle gerarchie vaticane, ma una Chiesa diversa, francescana, penitente e che perdona, è possibile. Al di là della grandezza del peccato che, nella fede di Francesco, non può mai superare la misericordia di Dio.

Perdonata l’aborto ‘Perdonate, l’aborto’, è il messaggio della lettera ‘Misericordia et misera’, rivolgendosi ai preti. Perdonatelo, quando chi ritorna a cercare Dio è mosso da pentimento sincero. Il sacerdote, nella Chiesa di Francesco, non può essere un ostacolo alla volontà di Dio di abbracciare i suoi figli. Ma deve essere le sue braccia. E non può determinare sorpresa il fatto che Francesco lo rivendichi a chiare lettere. La porta aperta della misericordia il Papa non la oppone alla legge, ma la ascrive a Dio e alla fede. Cosa sarebbe altrimenti Dio se fosse imprigionato nelle leggi degli uomini? La misericordia, la Sua capacità di perdonare – è il pensiero del Papa – non ha misura. E non può essere l’uomo a definirla. Anche davanti alla morte. Anche davanti all’aborto. Al sacerdote è invece affidato il compito di discernere. Di essere nel confessionale in una dimensione di ascolto per percepire i segnali flebili del lavoro di Dio nella coscienza di quel penitente. E non demolirli. Ma esaltarli con le braccia aperte del perdono.

I poveri Nelle sue disposizioni Francesco ha offerto anche una proroga alla validità delle confessioni celebrate dai sacerdoti lefebvriani. E ancora l’istituzione di una Giornata mondiale dei poveri (…finché Lazzaro giace alla porta della nostra casa, non potrà esserci giustizia né pace sociale, ha scritto ndr.) e di una giornata del perdono, nella IV domenica di quaresima, nuove opere per esprimere la ‘misericordia come valore sociale’, ogni diocesi scelga una domenica da dedicare a Bibbia e lectio divina.

Le sue parole Ecco cosa scrive il Papa: «Anche nei casi più complessi, dove si è tentati di far prevalere una giustizia che deriva solo dalle norme, si deve credere nella forza che scaturisce dalla grazia divina». Per il Pontefice , «abbiamo una grande sfida da accogliere, soprattutto nella cultura contemporanea che spesso tende a banalizzare la morte fino a farla diventare una semplice finzione, o a nasconderla. La morte invece va affrontata e preparata come passaggio doloroso e ineludibile ma carico di senso: quello dell’estremo atto di amore verso le persone che ci lasciano e verso Dio a cui si va incontro».

L’opposizione vaticana Ma ci sono cardinali delle gerarchie vaticane che rispetto a questo hanno bisogno di chiarimenti. Li cita, nome per nome Repubblica, spiegando da un lato come questi conservatori, ‘preoccupati’ dell’azione di Francesco, siano passati da 13  a 4 e, dall’altro, di come tanti preferiscano non esporsi. Repubblica li definisce la ‘Destra’ vaticana, che ha come rappresentanti una certa chiesa italiana e americana. Come primi rappresentanti, o sarebbe il caso di dire ‘esponenti’ i 4 che hanno reso pubblica una lettera con cui chiedono chiarimenti su ‘Amoris Laetitia’, rispetto a passaggi ‘controversi’ su matrimonio e famiglia. E sono: Walter Brandmüller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner. Erano 13 invece quelli che si dissero preoccupati con Francesco sulle procedure del Sinodo «configurate per facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse». Tra questi i nomi di  Thomas C. Collins di Toronto, Timothy M. Dolan di New York, Willem J. Eijk di Utrecht, Gerhard L. Müller prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Wilfrid Fox Napier arcivescovo di Durban, George Pell prefetto in Vaticano della segreteria per l’economia, Robert Sarah prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Jorge L. Urosa Savino arcivescovo di Caracas, Daniel Di Nardo, presidente dei vescovi americani. ‘Oggi, a Sinodo concluso – scrive Repubblica -, quattro di loro espongono altri dubbi arrivando, così il cardinale Burke, a sostenere che se il Papa non risponderà «ci sarebbe il problema di compiere un atto formale di correzione di un serio errore»’.

Silenzio che fa impressione L’articolo a firma di Paolo Rodari spiega che ‘oltre alle parole fanno impressione certi silenzi. Anzitutto quelli dei vescovi italiani che non riescono, in forma pubblica, a prendere le distanze dai quattro. E poi i silenzi degli organi ufficiali della Chiesa. Anche se ieri, a onore del vero, è stato l’Osservatore Romano a dirsi sorpreso del fatto che «nella Chiesa non tutti capiscano il significato pastorale e missionario delle scelte e dell’impegno» del Papa’. Insomma il fronte italiano e americano non accoglie con favore le aperture di Papa Francesco arrivando persino a commentare: «Adesso speriamo che non si banalizzi il peccato dell’aborto». Una settimana fa – scrive ancora Repubblica – i vescovi americani hanno eletto i loro vertici. Il nuovo presidente è Di Nardo, che firmò la lettera dei tredici. Esponente di spicco dell’episcopato è Charles J. Chaput, arcivescovo di Philadelphia e presidente, negli States, della commissione episcopale per l’applicazione di Amoris laetitia . È stato Chaput ad aver pubblicato, all’inizio dell’estate per la sua diocesi, delle linee guida sula stessa Amoris laetitia più restrittive del testo stesso, non ammettendo la comunione i divorziati risposati tranne nel caso che vivano come fratello e sorella.

@MauriTroccoli

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