Pubblichiamo la lettera che, nelle scorse ore, il «Gruppo spontaneo di malati oncologici e soggetti fragili in attesa di vaccinazione» ha inviato alla Regione per chiedere tempi certi riguardo alla campagna di immunizzazione che li riguarderà.
Siamo un gruppo di persone che, in maniera spontanea, sui social e attraverso il passaparola di amici, si sono ritrovate per condividere la preoccupazione rispetto all’assenza di notizie sulla vaccinazione dei soggetti fragili e proprio su questa tematica, che ci riguarda in prima persona, vogliamo portare l’attenzione di tutta la cittadinanza umbra. Apprendiamo con sgomento che, in alcune regioni italiane, per i soggetti fragili sono già attive le prenotazioni per accedere alla vaccinazione, mentre nella regione in cui viviamo e siamo in cura per Linfoma di Hodgkin, mieloma, tumori solidi, malattie cardiologiche e respiratorie, non solo non è ancora stata programmata, se non per sommi capi, questa vaccinazione, ma medici specialisti, oncologi, numero verde Covid e Regione non sanno dire quando partirà.
La lettera Soggetto fragile, secondo le categorie individuate dal Ministero della Salute, è colui o colei che avendo alcune patologie, immunodepressione da chemio, danno d’organo pregresso o che facendo terapie immunosoppressive come nel caso di malattie autoimmuni o autoinfiammatorie (Morbo di Crohn, artrite reumatoide, LES), per citare solo alcuni casi, ha un aumentato rischio di contrarre una forma severa o letale della malattia Covid 19. Il nostro sgomento, a cui si unisce un profondo senso di frustrazione e ingiustizia, deriva dalla consapevolezza che quel sollievo che sta provando chi può accedere alla vaccinazione, per noi è ancora lontano. Sofferenza che si aggiunge a sofferenza. Primi a dover essere vaccinati, dopo sanitari e ultraottantenni, rischiamo di finire in un buco nero. Molte persone, tra noi fragili, stanno lavorando e correndo più rischi di colleghe e colleghi che hanno potuto vaccinarsi utilizzando Astrazeneca, vaccino che noi non possiamo fare. Molte e molti di noi devono recarsi in ospedale frequentemente, per le terapie e il follow up. Perché allora la Regione non ha proceduto con la vaccinazione in parallelo con Pfizer? Perché metterci in coda facendoci correre più rischi? Realizzando una discriminazione sul lavoro?
Tempi certi Ma anche chi non lavora ha gli stessi diritti: abbiamo famiglie, figli che tornano da scuola e possono essere fonte di contagio. Nipoti che non possiamo vedere insieme a figli grandi che non vediamo da mesi. La sofferenza di chi sta male è esasperata da mesi di isolamento perché in questo anno abbiamo dovuto proteggerci più di altri, il nostro isolamento è ancora di più isolamento e rischia di restare tale, facendoci diventare invisibili, ma noi non lo accettiamo. Ci siamo noi e ci sono le persone disabili e loro caregiver, perché noi no? Perché loro no? La Regione ci ha risposto illustrando un vago programma, senza dare indicazioni certe e soprattutto rimandando il tutto alla fine della prima fase che, dicono, sarà a fine marzo. Ma come sarà possibile quando ancora ultraottantenni non riescono a prenotarsi, gli appuntamenti vengono dati a maggio per la prima dose? Non abbiamo bisogno di risposte qualsiasi, abbiamo diritto alla vaccinazione e la regione deve fare di tutto per garantire il nostro diritto alla salute. Per molti e molte di noi, in caso di Covid, come riportato dai dati delle società scientifiche, il vaccino farà la differenza tra vivere e morire.
