Alessandro Rampiconi

di Alessandro Rampiconi*

Il primo semestre 2013 conferma un arretramento dei principali indicatori economici nella Provincia di Terni. Leggendo i dati della Camera di commercio si evince che da gennaio a giugno hanno chiuso l’attività oltre 800 aziende con un saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni di 44. Attestando il numero delle imprese a poco sopra le 19.000 unità, record negativo registrato in questo 2013.

Particolarmente pesante la situazione in alcuni comuni come Amelia (-12) e Orvieto (-9): quest’ultimo ormai da anni sta vivendo un vero e proprio depauperamento. I principali settori della nostra economia registrano una ulteriore battuta d’arresto: Commercio (-102), Agricoltura (-60), Costruzioni (-52), Attività Manifatturiere (-38).

Per quanto riguarda la cassa integrazione, confrontandola con lo stesso periodo gennaio-giugno dell’anno scorso, registriamo un aumento dell’ordinaria con 387.000 ore autorizzate (+1,3%), un’impennata della straordinaria con quasi 500.000 ore (+38%) ed il crollo della deroga con 200.000 ore (-87,73). Tutto ciò a dimostrare che le aziende medie e piccole stanno chiudendo mentre le grandi stanno ristrutturando con perdita dell’occupazione. Non è un caso che la cassa integrazione straordinaria può essere richiesta anche per procedura concorsuale. Una delle più utilizzate ad oggi nella Provincia di Terni è il concordato preventivo in continuità, attivata di recente, tanto per citare i casi più emblematici, dal gruppo Novelli, dal gruppo Sangemini e dell’Ondulato umbro.

Ormai anche questo 2013 sembra segnato da una profonda crisi economica a Terni che si somma alle difficolta strutturali della chimica e alle incertezza sul futuro delle acciaierie, vicenda molto delicata che non può essere trattata come una semplice crisi produttiva. La Cgil di Terni ha già da tempo avanzato due proposte:

1. Attivazione degli strumenti straordinari peraltro previsti dalla legge n.83 del 22 giugno 2012 e dal decreto attuativo n.81 del 31 gennaio 2013 che recita «individuazione delle situazioni di crisi industriale complessa con impatto significativo sulla politica industriale nazionale». Noi pensiamo di essere in questa fattispecie e quindi chiediamo che Terni attraverso la situazione che vive la chimica venga riconosciuta area di crisi industriale complessa.

2. Attivazione di un fondo alimentato da una percentuale minima delle risorse che le fondazioni bancarie oggi dedicano all’investimento di Bot e Cct, per finanziare le imprese che investono in innovazione, ricerca e sviluppo.

Queste modalità sono una risposta per uscire dalla crisi e per non rassegnarsi semplicemente a dati che sono impietosi. Siamo contenti di aver trovato su questo terreno una serie di adesioni di soggetti istituzionali e imprenditoriali, ci preoccupa altresì l’assordante silenzio di chi potrebbe portare un contributo prezioso. C’è bisogno, passata l’estate, di un salto di qualità e che si passi dall’adesione formale alle nostre proposte ad una fase attuativa per salvare imprese e lavoratori.

*Della segreteria Cgil di Terni

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.