Italia Nostra e Wwf tornano a chiedere – stavolta con una lettera inviata alla presidente della Regione Umbria, al sindaco di Terni, ai consiglieri regionali dell’Umbria, ai ministeri dello sviluppo economico e dell’ambiente e a Fintecna – il riconoscimento dello stato di area di crisi complessa. Ecco il testo della lettera.
di Andrea Liberati e Amos Macinanti*
Con la presente le sottoscritte associazioni richiedono con urgenza l’intervento presso il governo nazionale della Regione Umbria, in coordinamento con gli enti locali e altri soggetti pubblici e privati, nonché delle amministrazioni statali , onde sostenere fattivamente la competitività del sistema industriale della Conca Ternano-Narnese, messa a dura prova dalla crisi economico-finanziaria in corso.
Siffatta proposta ha lo scopo di stimolare possibili nuovi investimenti, salvaguardando i livelli occupazionali in una prospettiva di rilancio anche tecnologico del distretto locale, con particolare riferimento alla necessità di ambientalizzarne le produzioni, così da rendere autenticamente complementare e fecondo il rapporto tra lavoro e salute.
Come è noto, la Regione Puglia prima e, più di recente, la Regione Toscana hanno tempestivamente operato per avvalersi dei benefici previsti dal riconoscimento dell’istituto di Area di crisi industriale complessa, esaminando le criticità manifeste esistenti e ricorrendovi i requisiti previsti dalla normativa vigente.
L’attivazione di tale istituto, con i conseguenti accordi di programma siglati presso il ministero dello sviluppo economico nel concorso di altri dicasteri, vede le città di Taranto e Piombino in prima linea nel delineare progetti di reindustrializzazione che comportano, tra le altre cose, significativi interventi di bonifica dei cosiddetti Sin (siti di interesse nazionale per la bonifica), con la fruizione di ingenti fondi pubblici a ciò deputati (già 336 milioni per Taranto e oltre 50 per Piombino).
Terni, così come Taranto e Piombino, è parimenti sede di produzioni siderurgiche –pur diverse tra loro- e di un esteso Sin che attraversa tutte le aree di pertinenza dell’acciaieria, ivi incluse le relative discariche industriali di Pentima e Valle (solo limitatamente impermeabilizzate): esse, per circa un secolo sono rimaste nella piena responsabilità dello Stato.
I piani di caratterizzazione condotti negli ultimi 15 anni su tale particolare brano del Sin hanno evidenziato una contaminazione profonda del suolo e del sottosuolo, così come accertato da studi Arpa Umbria, Ispra e ministero dell’ambiente. La più recente vicenda del tunnel stradale ‘Tescino’ –realizzato incongruamente sotto le discariche- appare pertanto solo la visibile punta di un iceberg su cui la stessa magistratura ha acceso un faro a tutela della salute pubblica.
In tale quadro è particolarmente interessante l’opportunità offerta dall’istituto di Area di crisi industriale complessa, poiché, da un lato, si potrà finalmente prendere atto e concretamente riconoscere il pesantissimo apporto dello Stato italiano medesimo all’inquinamento locale e su cui la stessa Fintecna –in quanto erede di funzioni e oneri del Gruppo Iri dovrebbe rapidamente intervenire; dall’altro lato, vista anche la legge per il sostegno e la reindustrializzazione delle zone di crisi siderurgica, si potrà effettivamente contribuirne al rilancio tramite supporto a progetti di ‘ambientalizzazione’, a partire dal massimo contenimento delle emissioni di Tk-Ast (vedasi al riguardo le alte concentrazioni di nichel, cromo e arsenico nelle deposizioni registrate presso il contiguo quartiere Prisciano, così come i rilevanti livelli di nichel e cromo asistematicamente censiti persino a Borgo Rivonegli anni 2011-2012-2013 a cura di Arpa Umbria), ma anche rafforzando da subito ogni azione volta al recupero delle scorie generate nel processo produttivo, originando così una ricca filiera improntata alla sostenibilità.
Tali rifiuti, altrimenti, continuerebbero a essere smaltiti nella locale discarica, con conseguenze gravi a carico di un paesaggio già irreversibilmente compromesso, nonché dell’immagine stessa dell’Umbria, in un contesto prossimo – due chilometri – alla pregiata area della Cascata delle Marmore, capace di attrarre ogni anno centinaia di migliaia di visitatori dall’Italia e dal mondo. I volumi utili al conferimento delle scorie nei predetti siti, collocati dunque alle porte della Valnerina, sono oltretutto pressoché esauriti e la progettazione di nuovi impattanti catini andrebbe a interferire con qualsiasi vocazione turistico-culturale di questa regione.
Tutto ciò premesso, le scriventi associazioni chiedono pertanto l’attivazione del suddetto istituto nel più breve tempo possibile, considerando che alcune precise e gravi circostanze, qui sinteticamente esposte, impongono le più urgenti iniziative pubbliche e private.
*di Italia Nostra e Wwf
