Protesta dei precari

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lavoratore precario della pubblica amministrazione che elenca le problematiche e le proposte per non finire in mezzo a una strada.

di Christian Biagini

Chi parla è un precario dei Servizi per il Lavoro, lo è da quasi 13 anni, con tutte le tipologie contrattuali (co.co.co, locatio operis, collaborazione a progetto, tempo determinato part time 80 e 50%) e tre concorsi svolti. Sia io che i miei colleghi che come lavoro dovremmo aiutare gli altri a trovare una occupazione, siamo i primi a non essere sicuro del nostro.

Chiaramente questo non è solo un problema che riguarda la nostra sfera personale ma anche quello dei servizi che chiaramente sono servizi precari: se manchiamo noi niente attività per disoccupati, giovani, cassintegrati, disabili ecc…e uffici chiusi. Lo stesso avviene in altri servizi “precari” del nostro Welfare quali assistenza, servizi sociali, sanità, cultura, istruzione e immigrazione.

Non sto qui a dilungarmi sulla materia, esistono problematiche molto forti legate alla scadenza dei contratti a tempo determinato di migliaia di precari della PA che si ritrovano nell’articolo sul Sole 24 Ore del 06/05/2013.

Ciò che non sarebbe tollerabile sarebbe un “Esodo” di massa con la causale che “non c’è più tempo” quando dopo l’ultima proroga (in deroga alla L. 368/2001) il tempo c’era. Purtroppo la politica era impegnata in altre cose e per questo oggi almeno centomila persone rischiano il posto e con loro potrebbero essere chiusi tanti servizi per i cittadini, per i più deboli in special modo.

Quale soluzione, se non vi sono risorse? Alcune proposte in ordine sparso, tenendo in considerazione la situazione del Paese e gli ormai sacri (per la politica) vincoli di bilancio, ma soprattutto che è necessario tutelare il lavoro, le competenze degli operatori e la loro preparazione professionale, i servizi ed i lavoratori più che semplicemente il numero di posti di lavoro.

1) Privilegiare il merito, l’anzianità di servizio, la qualità dei servizi e gli enti virtuosi; ossia dare la possibilità agli enti che siano a posto con i vincoli di bilancio e che abbiano erogato servizi quantitativamente e qualitativamente rilevanti di poter assumere (province e comuni compresi) e stabilizzare chi abbia almeno tre anni di contratto a tempo determinato ed abbia superato una prova concorsuale, evitando stabilizzazioni di massa che potrebbero eludere i criteri costituzionali (nella PA si entra per concorso). Così facendo non si utilizzerebbero risorse aggiuntive ma si utilizzerebbero quelle “indisponibili” che comunque gli enti in regola con i loro bilancio hanno a disposizione nelle loro casse.

2) Gli stessi precari in regola per merito ed anzianità di servizio ma appartenenti ad enti non virtuosi dovrebbero far parte di una long list regionale e nazionale a cui attingere prioritariamente nelle assunzioni di qualsiasi soggetto pubblico per mansioni corrispondenti.

3) Per i precari che non abbiano mai sostenuto prove concorsuali, laddove i vincoli di bilancio degli enti interessati lo permettano, bandire prove concorsuali in base al fabbisogno con la possibilità di veder riconosciuta l’esperienza in termini di punteggio.

4) Laddove le competenze vengano trasferite ad altri enti si dovrebbe poter trasferire anche le relative graduatorie di merito che andrebbero riprorogate perlomeno per un numero di anni pari al loro congelamento in seguito ai provvedimenti adottati con il Governo Monti (blocco turnover, accorpamento enti, razionalizzazione delle province).

5) Nel caso fosse possibile utilizzare fondi diversi da quelli nazionali (tipo quelli europei) procedere ad una ulteriore proroga dei contratti fino a tre anni in deroga alla 368/2001 firmando idonei accordi sindacali presso il Ministero del Lavoro, fino allo sblocco del turnover (quindi utilizzare le graduatorie esistenti per la stabilizzazione o, in caso non ve ne fossero, procedere a concorsi pubblici con valorizzazione in termini di punteggio dell’esperienza acquisita)

6) In caso di ricorso ad eventuali esternalizzazioni i soggetti che prendessero in carico i servizi dovrebbero farsi carico anche di rilevare i precari occupati negli stessi assumendoli con contratti a tempo indeterminato

7) Altri fondi potrebbero essere trovati nella razionalizzazione del numero di dirigenti della PA, nella fissazione di un tetto massimo sullo stipendio degli stessi parametrato in base al numero dei dipendenti sottoposti. Altri fondi ancora andrebbero recuperati dalla soppressione degli emolumenti per i vari consigli di amministrazione pubblici e nella fissazione di parametri standardizzati ed indicatori di risultato per i premi produttività di tutti i dipendenti pubblici .

In tantissimi casi i precari sono la parte più motivata (perché a scadenza), preparata (si tratta spesso di laureati, masterizzati e specializzati), capace nell’uso delle nuove tecnologie e aperta nei confronti dell’Europa e del mondo. Perdere i precari significherebbe sicuramente perdere competenze e risorse qualitativamente fondamentali per la modernizzazione della Pubblica Amministrazione Italiana.

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