di Attilio Romanelli*
La crisi con la quale si deve confrontare il Ternano non può essere affrontata solo con gli strumenti ordinari. A dirlo, peraltro, sono i numeri: nel primo semestre del 2013 il numero delle imprese operanti nel territorio ha toccato il minimo storico, mentre i dati relativi alla cassa integrazione – con il crollo di quella ‘in deroga’ e il massiccio incremento di quella ‘straordinaria’ – confermano una tendenza ormai consolidata: le aziende medie e piccole chiudono e le grandi ristrutturano con perdite.
Susanna Camusso intervenendo ad un dibattito è stata chiara: «La priorità, per Terni e non solo, deve essere il lavoro e per questo è necessario un salto di qualità nelle strategie del governo. Vanno trovate le opportune risorse, che devono essere concentrate in quelle realtà, territoriali e imprenditoriali, che offrono maggiori opportunità di rilancio». E quella ternana «per qualità e quantità di aziende è senza dubbio una di queste,Terni può diventare il luogo in cui sperimentare nuove strategie: «C’è l’Ast, a cui garantire un futuro – ha detto domenica – c’è il polo chimico da riprogettare e c’è tutta la rete di medie e piccole imprese che, anche per le difficoltà di quelle più grandi, sono in grave affanno. Una serie di situazioni che necessitano di scelte chiare e decise». È necessario, ha detto il segretario della Cgil, «mettere in rapporto scelte nazionali e progetti territoriali, politiche dedicate alle infrastrutture e all’approvvigionamento energetico». Insomma, per dirlo con parole chiare: «Inserire quella ternana tra le aree di crisi industriale complessa» attivando tutti gli strumenti che questo prevede.
Nel territorio di Terni ci sono stati, negli anni passati, strumenti di programmazione negoziata che hanno consentito l’utilizzo di risorse nazionali come la legge 181/89 che interveniva su programmi di promozione industriale per far fronte alla crisi dei settori industriali, in particolare quello siderurgico. Il Contratto d’Area nacque con lo spirito di ridare ruolo al tessuto industriale dell’area Terni/Narni/Spoleto riconoscendo un’affinità territoriale e un processo di deindustrializzazione in atto. Allo stato attuale non ci sono interventi e strumenti che insistono nel territorio di Terni, anche quelli legati al patto di territorio del 2005 non hanno trovato mai una concreta realizzazione. Si assiste invece ad un progressivo restringimento della base produttiva con crisi conclamate e chiusure aziendali, la fase più acuta è data dal processo di deindustrializzazione dell’area chimica e dagli effetti del processo di vendita delle acciaierie.
E’ necessario trovare soluzioni che possono rappresentare un paradigma per affrontare in una logica non difensiva e di salvataggio, ma di nuova politica industriale per il rilancio di fondamentali settori di base dell’industria italiana. Per questo è necessario intervenire con una strategia di reindustrializzazione del polo chimico focalizzata alla realizzazione di un programma di sviluppo di iniziative nel settore della green economy declinata alle varie utilizzazioni del recupero e riutilizzo dei materiali plastici e alle verticalizzazioni del Mater-bi in un sistema coerente di attività di ricerca e innovazione.
Il programma deve proporsi l’obiettivo di stabilizzare la presenza delle altre due importanti realtà produttive presenti nell’area, Meraklon e Treofan, ricercando tutte le sinergie possibili in un quadro di rilancio produttivo e occupazionale.
La realtà dell’Acciaieria legata strettamente al futuro industriale della regione, crea una preoccupazione evidente per la situazione di indeterminatezza in cui si trova il sito industriale Acciai Speciali Terni rispetto al processo di vendita. I tempi rischiano di diventare un ostacolo per la difesa del ruolo strategico delle produzioni e, di conseguenza, dei livelli occupazionali. Diventa indispensabile, affinché Ast continui ad avere un futuro industriale, accelerare i tempi entro i quali si possa fare chiarezza sulla futura proprietà del sito individuando un partner industriale capace di competere sui mercati internazionali e con le risorse finanziarie per far funzionare una struttura produttiva complessa come quella di Ast che, rappresenta una eccellenza nel contesto nazionale.
Un organico intervento nazionale per la reindustrializzazione di un’area è oggi possibile solo subordinatamente al riconoscimento dello status di “crisi industriale complessa” e che tale riconoscimento è dato dalla somma di alcuni indicatori che rilevano la recessione economica e la perdita occupazionale che assumono carattere nazionale.
Partire dalle difficoltà del polo chimico deve portare a ridisegnare il territorio verso la frontiera dei materiali speciali e innovativi e della chimica verde facendo diventare Terni città industriale di carattere nazionale con produzioni strategiche per il Paese.
*segretario generalc della Cgil di Terni
