di Mario Mariano
«Partiremo a 100 all’ora», aveva fatto sapere Giacomo Dicara alla vigilia, convinto che una partenza importante avrebbe fatto capire all’Avellino di quale pasta fosse un Perugia che, avendo una rosa sterminata, non riesce neppure a lamentarsi per le assenze di Cangi e Massoni (e chissà perché nessuno si ricorda più di Clemente, come se non facesse più della rosa, anche se ha ripreso da tempo la preparazione, che memoria corta abbiamo tutti…).
Alla prova dei fatti, il classico conto senza l’oste, cioè senza tener conto di un Avellino di gran lunga meno bello della Nocerina, ma meno monotono, anzi, per dirla alla Rastelli, capace di cambiare pelle in un attimo. Irpini ad un passo dal mandare ko il Perugia nel primo tempo, dopo una sballatissima conclusione di Politano sullo 0-0, a rischio assoluto per una parte della ripresa, ma poi in grado di finire in attacco, a confermo di essere squadra corsara.
Alle corte: se lo spettacolo non sempre è stato all’altezza delle aspettative di un pubblico favorito anche dal primo sole di marzo, non è dovuto ai calcoli della panchina, al «meglio due feriti che un morto», filosofia tanto cara ad Aldo Agroppi e a molti altri allenatori che guardavano al pareggio come ad un obiettivo da non scartare a priori. Per quello che si è visto nelle due partite consecutive al Curi, il Perugia meriterebbe i play off, ma la concorrenza è agguerrita e occorreranno nervi saldi e quel «bel po’» di imponderabile che il calcio offre in ogni partita. I «se» e i «ma» sono stati emendati dai partiti dopo le elezioni di domenica scorsa, figurarsi se assume importanza un tiro in curva sud di Politano, una sorta di rigore in corsa con la porta semispalancata.
Quattro punti contro squadre molto accreditate sono un risultato da tenere in grande considerazione e l’importante è stato che Koprivec alla fine ci abbia messo tutto il coraggio e la scelta di tempo di cui è dotato per non annullare l’effetto sortito dalla vittoria sulla Nocerina prima della sosta. Quello che la gente ha apprezzato è stato l’accantonamento dei tatticismi, e pazienza se i cambi fatti da Dicara non abbiano sortito l’effetto sperato e, anzi, hanno dato l’impressione di non aver dato nessun vantaggio, a differenza di quanto è accaduto sul fronte opposto. Motivi su cui incentrare discussioni ce ne sono a iosa, ne proponiamo solo un paio, se Ciofani non viene mai servito con i cross, si riduce il potenziale offensivo del 50%. Ed ancora: senza i gol di Politano, che è sembrato in ripresa fisica, ma in fase di confusione quando c’è da tirare a rete, le probabilità di centrare i play off restano intatte?
Ciascuno tiri le conclusioni che vuole, e magari qualcuno si ricordi che un Clemente tirato a lucido e soprattutto toccato nell’orgoglio può rappresentare la carta giusta al momento giusto.
Koprivec: Un punto di forza, il migliore in campo.Perché nega a Catania il gol che avrebbe verosimilmente chiuso la partita con un intervento da manuale, cosi come nel finale evita la sconfitta. Voto: 7.5
Moscati: Limita i raid offensivi fino a quando non prende dimestichezza con il ruolo, cresce alla distanza e il solo appunto è che non riesce a pennellare quei cross che gli riescono assai bene quando parte da metà campo. Ma l’esperimento può considerarsi riuscito, è giocatore che può giocare tranquillamente in più ruoli. Voto: 6
Lebran: Al rientro dopo una lunga e a volte immeritata anticamera (ma sono gli inconvenienti della rosa lunga…) fa la sua parte, impappinandosi sul gol dell’Avellino, ma mai in affanno in altri momenti non facili. Voto: 6+
Russo: Non c’è solo fisicità nella sua azione, c’è anche coraggio, e un pizzico di incoscienza quando va a saltare a centrocampo per non concedere spazio all’avversario e rischia la testa. Tiene lontani gli attaccanti, aiutandosi con il fuorigioco, che viene ripristinato con efficacia nella ripresa. Voto: 6.5
Liviero: Primo tempo in affanno, messo in crisi dalle iniziative di Catania, ma il giovanotto ha temperamento da vendere e nella ripresa è tra i protagonisti. Assalti all’arma bianca, cross non raccolti. Insomma il solito combattente utile alla causa. Voto: 6.5
Nicco: Gira a vuoto nel primo tempo, perde qualche pallone facile facile, ma si riprende, perché anche nelle alterne fasi è un lottatore. Cresce alla distanza anche perché Rastelli ordina di marcare Esposito e da questo lui ne trae vantaggio. Voto: 6.5
Esposito: Ha il merito di provare il tiro dalla distanza e quello di incutere timore all’avversario tanto è vero che lo marcano a uomo (e non è la prima volta). Sul fatto che non sia entrato nelle simpatie della folla del Curi abbia già detto, a lui viene riservato un trattamento di critica preconcetta, almeno da una parte del pubblico. Ma gli errori vengono compensati da giocate di categoria superiore. Voto: 6.5
Dettori: Va ancora inquadrato tatticamente, certo è che lo trovi davanti a Koprivec a salvare una situazione intricata e al posto giusto per piazzare il pallone dell’1-1. Non è un muscolare, ma una mezz’ala classica. Voto: 6.5 (dal 25′ st Giani: Lo mandano in campo perché l’Avellino spinge e lui con i suoi recuperi tampona qualche falla. Voto: 6)
Politano: In crescita rispetto all’ultimo periodo, su questo non ci piove, ma gli avversari gli usano un ben diverso trattamento rispetto ai primi tempi. Sbaglia un gol che non sembra difficile per uno che ha le sue qualità, ma poi si fa perdonare per quel dribbling che dà a Dettori di piazzare la ciliegina. Voto: 6+ (dal 25′ st Rantier: Il «Talismano» stavolta non funziona, impensabile che tutte le ciambelle riescano con il buco, cosi come le punizioni che calcia si traducano in gol. Voto: ng)
Ciofani: Nessuna conclusione aerea, segno che di cross per la sua testa non ne arrivano più. Si distingue per un assist a favore di Politano, per i profondi rientri, per qualche punizione rimediata a centrocampo. Un po’ poco, ma la colpa non è sua. Voto: 6 (35′ st Tozzi Borsoi: Entra quando la squadra è sulle gambe e si industria per recuperare qualche pallone. Voto: ng)
Fabinho: Partenza portentosa, si capisce che il suo modo di giocare piace alla gente, la fa sognare, il suo impegno è cosi forte che non riesce a disciplinare le energie, il suo apporto diminuisce nella ripresa, ma trova la forza di guadagnare una punizione dal limite che avrebbe meritato bel altra sorte. Voto: 6.5
Camplone (in panchina Dicara): Le due assenze in difesa sono state tamponante, ma è dalla metà campo in avanti che occorrerà trovare qualche soluzione. Ciofani va servito con i cross che magari arriveranno quando l’avversario sarà meno compatto come quello degli ultimi due turni, urge capire quanto Clemente venga considerato utile alla causa. I cambi della ripresa non convincono appieno, ma forse nelle intenzioni c’è anche una sana gestione dello spogliatoio. Voto: 6+
