di Mario Mariano
Gli archivi sono cosi capienti che ospiteranno anche questa sconfitta al Curi con una squadra non irresistibile, ma in ogni caso assolutamente non meritevole della qualifica di fanalino di coda.
L’impostazione del Barletta E’ stata proprio l’impostazione tattica e mentale che il Barletta ha dato alla gara a creare il primo vero problema ad un Perugia convinto che prima o poi avrebbe trovato il goal. Salvo che nessuno faceva quel qualcosa in più per meritare un premio cosi grande. Un compito svolto ad una velocità da ciclomotore, non certo da auto di media cilindrata. Lo stesso Politano, solitamente tra i pochi in grado di cambiare passo, era in giornata da tran tran, come a Benevento, come a voler mandare questo segnale ai compagni «guardate che se corro solo io, finisce che resto senza benzina».
La partita del Perugia E cosi è andata: il 4-3-3 proposto da Camplone è sembrata solo una formula e niente più: Moscati che sembrava dovesse marcare Politano, tanto gli giocava vicino, Rantier che dava l’impressione di avere la testa a Parigi per come passeggiava sul terreno fradicio, chi poteva o doveva cambiare il volto della partita? Esposito? Ci ha provato, ma il piede non era disponibile a connettersi con gli impulsi del cervello, lui avrebbe voluto indirizzare il pallone ad un compagno ovviamente, ma inevitabilmente finiva sui piedi di un avversario. Dalla panchina Camplone assisteva impassibile o quasi, convinto anche lui che prima o poi sarebbe arrivata una zuccata di Ciofani, ed invece Liverani ha avuto un lavoro di ordinaria amministrazione salvo un paio di interventi che sconsiglieranno Gabriele Martino non solo a non cambiare l’allenatore Novelli, sommerso dopo la rete del Barletta da un abbraccio cosi impetuoso da sembrare quello con cui all’inizio di stagione i grifoni si aggrappavano a Battistini, ma a non stravolgere una squadra che seppure senza grandi individualità ha mostrato coraggio e, lo ripetiamo , idee chiare.
Camplone Quanto a Camplone la sua sorte è tornata in bilico, arriveranno le smentite ovviamente, perché c’è chi crede ciecamente sulle qualità del tecnico pescarese, ed è giusto che gli vengano concesse altre prove, ma la partita di Gubbio diventa importante anche per stabilire una volte per tutte quale è il possibile traguardo di una squadra che è difficile da assemblare perché ci sono troppi giocatori con lo stesso passo. Rendendo cosi la manovra prevedibile.
Koprivec: Tocca il primo pallone a metà ripresa e subito dopo subisce il goal sul quale non sembra avere responsabilità. Voto:6
Cangi: un passo indietro rispetto al debutto di Benevento, resta troppo a presidiare la sua fascia senza spingere come invece riesce ad Anania. Diligente, ma si limita troppo al compitino. Voto:6
Cacioli : I galloni di capitano evidentemente contano se riprende il posto dopo la squalifica. La solita ruspa che rischia ad ogni entrata il cartellino giallo ed il malcapitato di turno mette a repentaglio le proprie caviglie. Lo spirito da garibaldino non lo salvano da una prestazione deludente, appare sempre approssimativo sul da farsi. Voto:5+
Russo: La dice lunga che il vero tiro nel primo tempo arrivi da una sua conclusione potente e spettacolare, con pari efficacia da parte di Liverani. Dietro se la cava senza affanni, la sensazione è che si trovi meglio in coppia con Lebran. Voto: 6.5
Liviero: Gli tocca il cliente più dotato tecnicamente della pattuglia pugliese, quel Carretta che mette lo zampino anche sul goal, quando l’ex juventino è tornato in panchina. Una prestazione condita anche da molti passaggi sbagliati, forse sta pagando lo sforzo per il rientro dopo il lungo infortunio. Voto:5.5 (dal 32 st Zanchi : non fa in tempo a cavarsela in un paio di circostanze che Carretta, il suo avversario, innesca Meduri che espugna il Curi con una diabolica girata bassa. Voto: ng
Moscati: Potrebbe dare molto di più, ed è dimostrato che sappia farlo, solo che qualcuno dovrebbe impedirgli di soprapporsi a Politano. Sembra frenato nella corsa ed anche lui sbaglia passaggi importanti. Voto:5.5
Esposito: Meduri, che lo ha marcato molto da vicino per una manciata di minuti, ha pensato bene di lasciarlo al suo destino e alla fine è stato proprio il “10” a vincere e di gran lunga il duello a distanza. Un Esposito rispetto a Benevento, che non trova i tempi giusti per il lancio e che sbaglia più di tanti suoi compagni. Voto:5–
Nicco: Era da mettere in preventivo una prestazione senza squilli di tromba, a ritmo lento .Unico sussulto al 38 del st quando un suo tiro a colpo sicuro incoccia in un Romeo appostato giusto sulla linea ad opporsi ad un pari che avrebbe reso meno difficile la settimana di avvicinamento alla vicina trasferta di Gubbio. Voto:6+
Politano: Potremmo dire, che fine ha fatto Pollicino che nascondeva la palla agli avversari, che tirava e centrava almeno lo specchio della porta? Ma a cosa servirebbe? La verità è che il motore può battere in testa perché ha lavorato molto, perché ci sono anche gli impegni con la nazionale ed il fisico è in piena evoluzione. Se si spenge lui poco altro resta. Voto:5
Ciofani: I soliti duelli a centrocampo ed in area con alterna fortuna perché De Leidi, di 10 centimetri più piccolo mai prova il contatto scomposto, ma piuttosto l’anticipo. Non gli arrivano palloni giocabili e l’alibi non è di poco conto. Voto: 6—
Rantier: Ci si accorge che è in campo perché guadagna un paio di punizioni e perché al 20 del st Camplone lo richiama in panchina e lui restituisce l’applauso alla gente che sportivamente lo saluta. Non incide come era accaduto a Benevento, tanto che provocatoriamente ma non troppo pensiamo che ai livelli del francese giocherebbe anche Alessio Moneti, che ci dicono sul piede di partenza. Voto:4 (dal 20 st Fabinho: il migliore in campo perché spinge dalla sua fascia, perché riesce a mettere al centro palloni da sfruttare. Gli manca la ciliegina, cioè il goal, che sbaglia anche questa volta, ma in area non ha proprio la freddezza ( e la fortuna) del goleador. Voto: 7-
Camplone: Va bene che aveva previsto le insidie di giocare con l’ultima della classe, ma cosa ha di concreto per non farsi irretire dal gioco veloce del Barletta? Due cambi elementari, senza una specifica lettura della partita. Non ha provato neppure la carta Tozzi Borsoi da affiancare a Ciofani nei minuti finali. Dà una brutta sensazione di immobilismo. Voto: 4.,5
