di Mario Mariano
Italia-Germania, semifinale di Messico ’70, viene definita la «Partita» di tutti i tempi. Le somiglianze con Lecce-Perugia non sono solo nel punteggio, evidentemente, ma nelle emozioni che l’altalena dei goal riesce a dare allo spettatore. Si potrebbe pensare, oggi come allora, che la tattica sia stata un optional, che gli schemi siano saltati, che si sia giocato calcio improvvisato. Niente di tutto questo: la lucidità del Perugia è parsa evidente anche nei momenti più difficili, che sono poi concisi con il tempo in cui il Lecce è rimasto in inferiorità numerica.
Ma nulla si ottiene senza sofferenza: da qualche mese a questa parte tutto ciò che Camplone tocca diventa oro: Vitofrancesco messo in naftalina viene proposto dall’inizio, sorprendendo anche quelli che pensano di conoscere i segreti più reconditi dell’allenatore e timbra una prestazione gagliarda per agonismo e capacità di lavorare sulla fascia; Sprocati rileva un Mazzeo efficace nei momenti topici anche se i ritmi del Lecce ne intorbidiscono i muscoli. Insomma la macchina-Perugia sembra ben oleata e aver messo fuorigioco definitivamente un Lecce spavaldo ed ambizioso dalla lotta per il primo posto, autorizza a pensare che il vantaggio sul Frosinone possa essere incrementato. Questo per togliere ai laziali la possibilità di venirsi a giocare l’ultima partita al Curi con il coltello tra i denti e con un vantaggio psicologico di giocarsi un campionato in una sola partita.
Detto di Camplone, resta da dire di Società ed arbitro. Sulla radiazione della Nocerina non c’è stata identica valutazione tra club e tecnico, ma è normale amministrazione: uno deve incentivare la squadra a concentrarsi sul lavoro, l’altro deve mandare messaggi al Palazzo e alla tifoseria. Cifelli di Campobasso ha rappresentato una garanzia: coraggioso, sempre vicino all’azione, affatto condizionato dal fattore campo. Basterà ripercorrere i momenti topici della partita per dare a Cesare ciò che appartiene a Cesare, visto che degli arbitri, quando se ne parla in molti lo fanno solo per dileggiarli o sottolinearne gli errori.
Koprivec: Molto poco da commentare sui tre goal, piuttosto occorrerebbe sapere se la decisione di intervenire quasi sempre in due tempi sia stata una scelta consapevole viste le condizioni del campo. Se è così chapeau, altrimenti urge rinforzare la concentrazione. Voto: 6
Vitofrancesco: Il solo neo il contatto in area da cui scaturisce il rigore, per il resto prestazione di rilievo se si tiene conto che era fuori da tempo e con incarichi sempre mutevoli. Mettiamoci anche che Camplone utilizzandolo ha spiazzato Lerda che in quel ruolo di aspettava un giovane. Voto: 6.5
Massoni: Devono essergli bastati i consigli del tecnico e il rivedere le immagini televisive della partita con il Grosseto per rinfrescare il concetto che un centrale deve anche e sopratutto fare la diagonale, chiudere laddove il compagno è stato tagliato fuori dall’avversario. In affanno solo nella fase finale. Voto: 6.5
Scognamiglio: Una volta si diceva che non era un vantaggio avere più di un capitano in campo. Lui lo è, al pari di Comotto, e forse ce ne sono anche altri, il che non guasta. Il goal che fa il bis con quello di dieci giorni fa al Curi, conferma che sui calci piazzati la squadra può contare su una torre niente affatto pendente. Voto: 7
Comotto: Per larghi tratti il migliore in campo, se non tra i migliori. Poi occorre tener conto anche della forza dell’avversario, del fatto che il Lecce le prova tutte, specie cercando di aggirare la difesa sfondando sulla sua corsia. Il fatto che ci riesca, non rimpicciolisce se non di poco la prestazione. Voto: 6.5
Moscati: Si rafforza la cabala della cena di pesce al solito ristorante, con i commensali seduti negli stessi posti, con il segretario Ercoli che dirige le operazioni e puntella Camplone, rafforzando l’autostima del livornese e non solo. Battute a parte, la scelta migliore che il Perugia potesse fare in estate, l’ha fatta: richiamarlo. Il ragazzo è giocatore capace di essere protagonista in ogni zona del campo, centrocampista con il goal in canna. Una rarità anche in categorie superiori. Voto: 8
Filipe: Annaspa nei momenti in cui c’è da stringere i denti, ma se gli arriva la palla, o meglio se la riconquista sa poi cosa farne. Ha il merito di non avanzare, di piazzarsi davanti la difesa anche negli assalti offensivi per garantire le distanze tra i reparti. Voto: 6+ (dal 34 st Carcione: esuberante nelle dichiarazioni al momento dell’arrivo, timido o meglio non prontissimo alla battaglia dei minuti finali. Voto: ng)
Nicco: Nel calcio non si usa il contapassi, se ci fosse avrebbe mandato il tilt l’apparecchio, per quanto corre. Ovvio che sradicare palloni, rilanciare il gioco, accompagnare i compagni nelle ripartenze faccia perdere di lucidità al momento del tiro. Ma l’utilità e la concretezza non si discutono. Voto: 7
Mazzeo: Il ritmo alto non lo agevola, ma se prende palla riesce a far salire la squadra, a giocarla al meglio. Esce senza dare la sensazione di meritare la sostituzione, ma alla fine è il primo ad abbracciare il compagno che lo rileva. Voto: 6+ (dal 22 st Sprocati: Basterebbe il goal ad esaltare la decisione di Camplone e il suo diagonale preciso e potente, ma ci sono altre azioni in cui si distingue per impegno e soccorso ai compagni in affanno. Voto: 7+)
Eusepi: Si è meritato il titolo di rigorista dopo l’errore di inizio campionato e non è poco. Se c’è un segreto in questo Camplone bis è quello di un attaccante che arriva costantemente a centrocampo per conquistare palla, favorendo cosi i centrocampisti a diventare attaccanti. Voto: 7 (dal 36 st Henty: non gli capita il pallone giusto come contro il Grosseto, entra nel momento di massima tensione e capisce che preferisce giocare nella metà campo avversaria. Voto: ng)
Fabinho: Per quei meccanismi del destino calcistico non va in goal quello che più lo meriterebbe. Ma per la squadra va benone cosi: assist in quantità industriale, rigore guadagnato che si aggiunge agli altri, sempre decisivi, una condizione fisica straordinaria, a dispetto del fondo. Dovesse fermarsi per squalifica (toccare ferro, please) sarebbe un problema di non facile soluzione. Voto: 8.5
Camplone: E’ convincente nelle dichiarazioni della vigilia che trasmettono sicurezza alla squadra e all’ambiente. I risultati ed anche un evidente lavoro su se stesso gli hanno permesso di mettere alle spalle i tentennamenti in panchina. Ora ha un senso della decisione autorevole e fulminante, e sfrutta al meglio le intuizioni. L’impiego di Vitofrancesco fa capire che nella partita che segna l’abbandono del Lecce ai sogni di primo posto, ha preferito l’esperienza alla gioventù. Voto: 7
