Il cantautore palermitano

di Marco Zuccaccia

Lo sapete come va, con chi frequenta le rassegne musicali. Ci si conosce un po’ tutti e quelli che non conoscevi finiscono per diventare tuoi amici. Trovi amici fra il pubblico e amici sul palco, perché questi giovani cantautori presenti alla rassegna Gli Incantevoli finiscono per entrarti nel cuore. Antonio Di Martino è frontman e voce dei Dimartino che nascono da un progetto già esistente, i Famelika, e che con questa virata verso una musica di stampo più “cantautoriale” si stringono attorno alla figura del proprio leader.

Una nuova formazione in cui all’interno del gruppo non vi è disaccordo: i suoni e il cantato diventano un’amalgama densa e inscindibile. L’album «Cara maestra abbiamo perso» aveva lasciato intuire le qualità della band, tanto da essere considerato uno dei migliori esordi discografici degli ultimi anni: per questo «Sarebbe bello non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile» era un disco atteso da pubblico e critica, che non ha tradito le attese. Si tratta di un disco che non traccia il solco con il precedente lavoro, in quanto tende a impostare uno scheletro che connoti uno ‘stile Dimartino’ facilmente riconoscibile, e questo non è male.

Tra passato e presente Ci saremmo aspettati qualche variazione in più al di fuori di questi schemi, ma il risultato è buono. A differenza del precedente album, in cui le tracce facevano parte di un bagaglio di canzoni da cui sono state selezionate, le tracce di«Sarebbe bello non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile»ad un periodo più vicino a noi e sono state composte poco prima di entrare in sala di registrazione. I pezzi di Dimartino si fanno portavoce di insofferenza, rassegnazione e disillusione di cui sono vittime oggi i giovani. Cantano di viaggi interiori, del rapporto che si ha con la società, e del tempo che passa inesorabile. «Non ho più voglia di imparare» è  uno sfogo che racconta di come tanti ragazzi che hanno terminato l’università si trovino ad interrogarsi sugli sforzi impiegati per arrivare in fondo e di cosa ne abbiano avuto in cambio. In «Piccoli peccati» la mancanza di possibilità e speranza nel migliorare la propria condizione fa sì che la caduta del supereroe dalle nuvole venga vista come un sollievo, perché ci avvicina a questa categoria: non siamo perfetti e sapere che i modelli a cui ci riferiamo possano fallire ci fa sentire migliori. Il pezzo che ha lanciato l’album « Non siamo gli alberi» parla in superficie di viaggi in treno e di separazioni ma andando ad analizzare il testo secondo la filosofia dei Dimartino, questi viaggi non sono reali.

Un viaggio interiore Come si vede dalla copertina dell’album Antonio ha una valigia ma è seduto, è il cielo dietro di lui che è in movimento: perché questo viaggio è interiore. La ricerca di una risposta al titolo di questo album è da rinviare a dopo aver concluso il cammino di conoscenza che ci permette di familiarizzare con ciò che siamo veramente, cammino che deve essere il più breve possibile. Per stare insieme sono necessarie delle rinunce, ma separarsi è spesso inevitabile per poter trovare la propria strada. E’ stata una piacevole serata di musica. Nel live abbiamo potuto apprezzare quanto i Dimartino siano carismatici e superiori in questo rispetto alla versione da studio.

In apertura Fabio De Matteis Nella serata degli Incantevoli c’è stato spazio anche per una piacevole sorpresa: Fabio De Matteis ha presentato in anteprima il suo album «Io non mi fido di questo mare», uscito in coincidenza con la sua esibizione al Loop. E’ un giovane cantautore – ieri sera da solo e in versione acustica – con una bella voce, dei testi orecchiabili e una chitarra pungente: farà parlare ancora si sè.

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