Mario Mariano

di Mario Mariano

A volte, specie quando si finisce in emergenza, anche le terze linee possono operare al meglio per la causa e vivere  un  giorno da leone. Ci piace pensare che senza i due titolari della panchina, che evidentemente hanno collezionato più squalifiche come allenatori che come calciatori, Simone Rubeca,  un passato  nel calcio dilettanti e solo poche settimane come vice di Ze Maria al Catanzaro, in Seconda Divisione abbia saputo parlare  in maniera diretta alla squadra, provocando la reazione che ha permesso il riscatto ad un primo tempo senza né capo né coda.

L’allenatore Su quanto incida un allenatore sui risultati il dibattito è aperto almeno da quando Helenio Herrera riuscì ad alzare l’asticella dei meriti di chi la domenica si  siede in panchina. Con conseguenti aumenti  anche in busta paga. In più  di una occasione Ilario Castagner ha provato a proporre  di fare un monumento vero e proprio da dedicare al celeberrimo “mago” dell’ Inter, che ha permesso a migliaia di allenatori di vivere in maniera agiata, ma nessuno ha raccolto la proposta. Magari a Rubeca non capiterà che qualcuno gli proponga un aumento di stipendio, ma è apparso evidente che con lui davanti la panchina, la squadra si è mossa in tutta una altra direzione e non solo perché ha raggiunto il pareggio e sfiorato la vittoria, impresa che all’intervallo sembrava molto improbabile.

Autonomo E’ vero: Rubeca ha cercato spesso con lo sguardo la tribuna dove era appostato Camplone, ma è nomo sembrato assolutamente autonomo nei cambi e nel dare disposizioni. Con un equilibrio ed una determinazione che non conoscevamo; lui che svolge  professionalità il compito di team manager, ha messo a frutto anni di esperienza nel calcio dilettantistico e quel feeling che è sempre riuscito a stabilire con i calciatori, come si capì bene anche in occasione della vittoria del team dell’Umbria al Torneo delle Regioni, quando era il vice di Luciano Mancini. Una promozione ufficiale per Rubeca ed una estemporanea per Renzo Luchini ,  che non si è limitato ad alzare il cartellone per i cambi, ma ha praticamente infilato alla gamba sinistra dell’arbitro una fascia elastica quanto mai provvidenziale per arrivare al fischio finale.

La partita Tornando alla sostanza, Perugia timido, confuso, senza né capo né coda per un tempo, perché tutto ha ruotato attorno al solito limite delle squadre di Camplone, e cioè che se non hanno il possesso palla, sono come tramortite. E’chiaro che non è questione di tattica, quanto di lettura della partita e di conseguenti decisioni da prendere. E non sembri una esagerazione: Rubeca è riuscito nella impresa, trasmettendo coraggio alla squadra. Che per occasioni create e per qualità del gioco è sembrata la stessa di Nocera Inferiore, alla prima giornata. Con la differenza che il Benevento è di tutt’altra consistenza e nel suo stadio non è mai stato facile per nessuno portare via punti.

In attesa di quella continuità di risultati necessari per risalire la classifica, si possono trovare motivi di moderata soddisfazione nel fatto che la squadra riesce ad esprimersi anche nella giornata delle più diverse sfumature di grigio di Fabhino.

Koprivec: Lo stile non è sempre quello dei grandi guardiani della storia del calcio, che riuscivano a rendere facile anche l’intervento più difficile. Ma è coraggioso, efficace, temerario, e sostanzialmente determinate. Non avendo alcuna colpa sul goal di Evacuo, il suo ritorno in squadra si rivela una garanzia.Voto:7

Daffara: Subisce nel primo tempo, prende coraggio nella ripresa. Ma è chiaro che non è di quelli che le due fasi riesce a farle con intensità e qualità. Voto:6

Massoni: Balla nel mezzo senza raccapezzarsi difronte ad un Evacuo che lavora in ogni zona del fronte d’attacco per poi infilarsi in area. Ha calcio lungo ed eleganza per guadagnare punti alla distanza. Ci vorrebbe che giocasse con maggiore continuità. Voto:6+

Scognamiglio:  Un combattente e non solo perchè capisce che c’ è bisogno del suo aiuto in attacco, vista la giornata -no di  Fabinho. La zuccata di testa che pareggia il conto ha un peso importante nel giudizio finale.Voto:7+

Comotto: Dove lo mette l’allenatore prova ad adattarsi, ma è chiaro che tutti i cambiamenti di queste settimane non lo favoriscono. Salva sulla linea di porta, mostra i garretti, ma le conclusioni a rete sono inguardabili, per uno che ha giocato per tanti anni in serie A.Voto:6

Moscati: Irriconoscibile nel primo tempo, un ibrido, sempre preso d’infilata. L’orgoglio scatta nella ripresa, si propone e allunga la squadra, pur in una giornata di non grandissima vena.Voto:6

Vitofrancesco: Si sistema basso, bassissimo,  per 45 minuti, e non si capisce di quale utilità possa essere alla squadra uno con la sua corsa e la sua potenza. Quando il motore è avviato, cioè nella ripresa, fa la sua parte anche se resta la sensazione che i continui cambiamenti di ruolo lo frastornano. Voto:6

Nicco: Nulla da eccepire su impegno e corsa, anche nel primo tempo, ma lo saltano con facilità e al tiro si presenta sempre in maniera affannata.Voto:6 (dal 15 st Mungo: E’ tonico, entra subito nel vivo del gioco, recupera palloni e ne porta avanti. Un cambio che   aggiunge forze fresche in un pomeriggio di gran caldo.Voto:6.5

Sprocati: Tanti spunti, diverse punizioni guadagnate, ma pesano gli errori sotto rete. In una squadra di vertice i goleador non possono essere solo i più esperti o la prima punta. Voto:6-

Mazzeo: A modo suo, certo non azionando il turbo che non ha , reagisce  a tutto ciò che gli è stato rimproverato a chiare lettere. E’ tra i pochi che nel primo tempo sa cosa fare, ed è chiaro che dovendo svolgere compiti di rifinitore, la sua parte la fa, fornendo assist a chi poi non sa approffittarne.( Eusepi: Da elogiare lo spirito con cui entra in partita, la vogli di rendersi utile, senza egoismi tipici degli attaccanti. E’ tra i più lucidi nel convulso finale quando le squadre hanno provato a vincere. Voto:6.5

Fabinho: Dopo tante palme d’oro, un ramoscello di pace. Non sembra avere velleità, un po’ perché non lo servono ed un po’ perchè non tutte le ciambelle riescono con il buco. Voto:5+ (dal 44  st Insigne: un gettone di presenza. Ng

Di Cara: Non è nato con la camicia, almeno come allenatore. Fa effetto che un timido come lui riesca a farsi cacciare dall’arbitro. La squadra nel primo tempo è come una bottiglia di vino che sa di aceto.Voto:5+

Rubeca: Magari vivrà una  sola domenica da leone, ma vivaddio, in lui vediamo il riscatto di chi è rimasto sempre nell’ommbra pur avendo lavorato bene per la causa. C’è una energia nuova  in campo nella ripresa , e ci convinca qualcuno che lui non ha nessun merito.Voto:7

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.