Uno dei capannoni Nardi (foto Fabrizio Troccoli)

di Fiorenzo Luchetti*

Il manifatturiero è il nostro petrolio, la nostra materia prima, la nostra ricchezza, l’unico nostro vero patrimonio in grado di produrre lavoro e benessere. Questo patrimonio si sta sfaldando con una rapidità vertiginosa senza che nessuno sembri volere fare qualcosa per impedirlo. Ma siamo soli e invece, siccome la situazione è davvero molto grave, ci vorrebbe che il sistema fatto di imprese, cittadini, istituzioni, associazioni di categoria, sindacati dei lavoratori etc, fosse compatto.

Siamo vicini al collasso, e non lo dico per creare gratuito allarme, ma perché è lo stato delle cose. Gli ordini non arrivano, i pagamenti della pubblica amministrazione rimangono un’incertezza, la situazione politica è bloccata, manca un Governo e forse mancherà ancora a lungo, le notizie che ci arrivano ogni giorno aggiungono solo ulteriori preoccupazioni. Quelle poche imprese che potrebbero investire, rimandano perché frenate dall’incertezza del futuro e dai rallentamenti burocratici.

Il territorio dell’Alto Tevere – che non è dissimile dal punto di vista economico-produttivo ai tanti distretti manifatturieri italiani – rischia di vedere disperso un patrimonio di artigianalità e capacità produttive costruito in decenni di lavoro e di operosità dal quale sono nate imprese importanti in tanti comparti tra cui la  meccanica, la grafica e la cartotecnica. Ci vorrà molto tempo per ricostruire il tessuto di piccole e piccolissime imprese che rappresentano il fattore di forza e competitività delle nostre imprese più strutturate che competono sui mercati internazionali. Questa è la situazione, ma non ci vogliamo lamentare, non vogliamo lanciare accuse ma descrivere una condizione, con la speranza di essere ascoltati e di non ricevere dal mondo politico, anche locale, risposte che talvolta ci sono sembrate arroganti.

Pur nella gravità della condizione in cui si trovano ad operare, gli imprenditori dell’Alta Valle del Tevere non si arrendono e continuano a fare innovazione, a investire nella produzione, si mettono in rete per cercare nuovi mercati – portando avanti ad esempio le reti dell’Agromeccanica e dell’Automotive – vanno a visitare le scuole per raccontare agli studenti come funziona un’azienda e per convincerli che ci sono ancora mestieri che vale la pena di non abbandonare. Cerchiamo insomma di preservare lo spirito che caratterizza l’essere imprenditore e guardiamo con ammirazione ad aziende che, come lo Stabilimento Tipografico Pliniana di Selci, hanno raggiunto il prestigioso traguardo dei cento anni. Con la segreta speranza in cuor nostro che anche le aziende che abbiamo fondato o visto crescere possano arrivare così lontano”.

*Presidente della sezione Alta Valle del Tevere di Confindustria Perugia

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