
di Andrea Lignani Marchesani
Vogliamo conoscere gli intendimenti della Giunta regionale riguardo la ricerca delle cause del guasto e di eventuali responsabilità correlate; quali siano state le azioni poste in essere direttamente dalla Giunta nelle ore dell’emergenza nei riguardi della popolazione, anche per tramite delle strutture preposte; se si ritengano sufficienti i controlli che vengono effettuati per garantire l’efficienza della diga, anche in considerazione delle dimensioni dell’invaso stesso e dei gravissimi pericoli per tanti cittadini e per una parte importantissima del territorio regionale; quali azioni la Giunta intenda intraprendere affinché un evento del genere possa in futuro essere prevenuto ed evitato.
Mi riferisco al guasto che si è verificato la sera del 29 dicembre 2010, quando ha ceduto una parte del muro di contenimento delle acque della diga sul fiume Tevere, in località Montedoglio, che sembrerebbe essere consistito nella rottura della valvola che fa defluire dall’impianto quanto è in eccesso, fatto che a sua volta avrebbe determinato il cedimento per oltre 30 metri di una parte di un muro di cemento armato della struttura e la conseguente fuoriuscita di acqua, con una portata notevolissima.
La diga di Montedoglio è entrata in funzione circa venti anni fa e risulta dunque difficile comprendere come la struttura possa essere già stata interessata da cedimenti riguardanti manufatti in cemento armato. L’afflusso, improvviso e quantitativamente rilevante, di acqua nella parte del fiume Tevere a valle della diga ha determinato il repentino ingrossamento dell’importante corso d’acqua, con il rischio di una gravissima esondazione ed evidenti pericoli per la popolazione. Si è quindi resa necessaria l’evacuazione degli abitanti residenti nelle zone a rischio, sia nella parte toscana che nella nostra regione, nei Comuni di San Giustino e Città di Castello e si è comunque corso il rischio di una rottura ben più grave della struttura dell’invaso, con le possibili gravissime conseguenze del riversamento di tonnellate d’acqua sulla vallata, che riportano alla memoria fatti storici come il disastro del Vajont del 1963. La popolazione ha dovuto rimanere lontana dalle proprie abitazioni per tutta la notte e fino a mattino inoltrato, assistita dalle strutture della Protezione Civile e dalle Forze dell’Ordine.
*consigliere regionale Pdl
