di Aldo Amoni
I segnali di ripresa, che emergono da alcuni indicatori come l’ultimo indice Istat sulle vendite al dettaglio, sono ancora troppo deboli e incerti. L’arrivo di Tares ed Imu rischia di stroncare questi seppur flebili spiragli di ripresa, perché questi balzelli sottrarrebbero al sistema umbro non meno di 20 milioni di euro.
Facciamo appello ai nostri politici, alle istituzioni, alle amministrazioni locali perché questo rischio sia scongiurato. Imprese e famiglie sono stremate, hanno fatto tanti sacrifici e ora aspettano solo di tornare ad avere una economia in crescita. Famiglie e imprese che non possono nemmeno contare sul sistema bancario, basti pensare che a livello nazionale l’erogazione del credito è diminuita di circa 40 miliardi e che in Umbria, solo nel mese di maggio, si è verificato un calo di circa 500 milioni di euro. Ad aggravare la situazione, le pubbliche amministrazioni che non pagano i loro debiti alle imprese (erogati poco più di 7 miliardi contro i 120 di debito), gli aumenti delle addizionali Irpef, soprattutto a livello comunale, i ritardi con cui queste ultime producono i loro bilanci. Strumenti importantissimi per il governo dei territori.
Non ci può essere ripresa con una così pesante pressione fiscale; non possiamo accettare di cadere nella spirale del solo rigore senza crescita”, continua il presidente Confcommercio Umbria. “Siamo convinti che le maggiori risorse che stato ed enti locali si aspettano di incamerare grazie a Imu e Tares potrebbero essere reperite attraverso una sera operazione di spendig review, fino ad oggi solo annunciata e mai realizzata compiutamente. Se si vuole, insomma, rendere più robusta la ripresa occorre ridurre la pressione fiscale e non aumentarla. La riforma fiscale in questo momento è una vera e propria priorità, e deve avere il duplice obiettivo di ridurre le tasse e rendere meno complicato il sistema di pagamento.
Imu e Tares imminenti sono un incubo per imprese e famiglie. Ma se non si rimettono in moto i consumi e la domanda interna, il mondo produttivo non riparte e i “conti” non tornano: neppure sul versante della finanza pubblica.
Secondo i dati dell’Ufficio Studi Confcommercio, la situazione economica resta molto difficile. Nel primo semestre di quest’anno hanno chiuso i battenti più di 240mila imprese, di cui oltre la metà appartenenti ai servizi di mercato. Questo porta, purtroppo, a stimare per i servizi un saldo negativo a fine anno di oltre 80mila imprese, peggio dello scorso anno. Per i consumi, che sono tornati ai livelli del 2000, l’Ufficio Studi Confcommercio prevede per quest’anno un’ulteriore contrazione intorno al 3%.
La politica deve comprendere che il tempo a disposizione prima che la crisi economia si trasformi in crisi sociale è veramente poco e deve quindi fare al più presto le scelte indispensabili. Nel nostro paese ci sono già oltre 4 milioni e 800mila persone in condizione di povertà assoluta” (dato 2012).
*Presidente Confcommercio dell’Umbria
