di Riccardo Moni*
Mentre l’Europa vacilla sotto i colpi di una crisi che non risparmia nessuno e che produrrà cambiamenti a dir poco epocali; mentre il Pd si concentra con spirito di sacrificio sul bene dell’Italia, assumendosi la grande responsabilità di sostenere un governo di risanamento – qual’è il Governo Monti – a Città di Castello si affronta il congresso comunale quasi come fosse un momento ordinario e non, invece, un possibile cambio d’epoca.
Due questioni Detto ciò mi preme qui sottolineare una questione di merito e una di metodo. Nel merito, quello che preoccupa non poche democratiche e democratici, spaccati di società civile e singoli cittadini è l’assenza del dibattito politico, che, anche quando aspro e duro, è fondamentale a individuare e risolvere i problemi della città. E’ fondamentale, in specie, a marcare una presenza reale e progettuale del Pd nella comunità cittadina. I dissidi congressuali e le divisioni interne dovrebbero riguardare la visione e la proposta politica, mentre oggi riguardano soprattutto le contrapposizioni tra eserciti che badano al loro tornaconto.
Gruppi e gruppetti Sfide e disfide di gruppi e gruppetti, correnti e agglomerati particolari non interessano più nessuno, nemmeno una parte consistente di iscritti, ancora appassionati di una politica al servizio di valori da rappresentare e concretizzare, non certo una politica al servizio di carriere personali. Ci sarà comunque da scegliere un segretario: che sia l’occasione per aprire una fase nuova, sperando che il segretario eletto sappia dimostrare piena autonomia, libero da condizionamenti e tensioni improduttive.
Il tesseramento Sul metodo, questione tesseramento pre-congressuale: il problema, intanto, è di natura procedurale e riguarda un regolamento congressuale che finisce con il favorire, anziché disincentivare, la corsa al tesseramento. Le norme, infatti, permettono di votare a tutti gli iscritti (vecchi e nuovi) che hanno sottoscritto la tessera entro venti giorni prima dell’avvio dei congressi di circolo (6 novembre scorso). Una strada sperimentale, tanto che non vanta analogie o similitudini con il passato, anche recente, di altri congressi. Sebbene le regole si rispettino pure quando non si comprendono o condividono appieno, sarebbe però auspicabile operare quanto prima un serio monitoraggio del tesseramento, al fine di garantire correttezza e massima trasparenza (principio che è da sempre garanzia di democrazia) all’iter congressuale. Se non verrà riscontrata la necessaria trasparenza, sarà opportuno riflettere seriamente sul rinvio del congresso, pure al fine di placare animi esasperati e rilanciare una serena discussione politica.
I panni sporchi A questo intervento qualcuno potrebbe obiettare che i panni sporchi si lavano in famiglia. Forse non ha torto, ma chi vuole davvero bene al Pd sa che è ora di aprire porte e finestre, perché il nostro partito, bene comune dell’Italia e di Città di Castello, sia finalmente fruibile a tutti. I movimenti contemporanei, l’impegno civile dei giovani, e non solo, ci insegna che la politica si può fare nei partiti come anche fuori da essi. Un monito, questo, che dovrebbe servire al Pp da sprone, per diventare un luogo dove si combattono le idee e non le persone; si scelgono i programmi e non i profili personali; si trova il senso di un’appartenenza, di un impegno collettivo che vuole essere, in prima battuta, un impegno generoso verso la propria città.
*Coordinatore circolo Pd Centro storico

