Teatro stabile dell'Umbria con Ruggieri per i cento spettacoli prodotti
Teatro Morlacchi, Ruggieri dialoga con Tinterri

di Danilo Nardoni

Nascita del circuito teatrale regionale, tra sogni, difficoltà e successi. Ricerca e innovazione in rapporto alla tradizione. Registi di sperimentazione che oggi non ci sono più. Pubblico che continua a «non avere sempre ragione». Stagioni coerenti e di qualità in passato e che oggi non sono più possibili perché «bisogna fare cassa». In questo quadro, fatto di passato e presente, ci sono anche traguardi nuovi da raggiungere, «anche se sconosciuti al momento», e con altri mezzi. Franco Ruggieri è anima e memoria del Teatro Stabile dell’Umbria e il suo ricordo significa ripercorrere la storia dello Stabile umbro e del teatro in Umbria. A questo proposito l’incontro pubblico che si è tenuto al Teatro Morlacchi di Perugia è stato prima di tutto un viaggio appassionante per ripercorrere con il direttore dello Stabile, affiancato dal docente dell’Università di Perugia Alessandro Tinterri, la storia dello Stabile umbro, ma anche una maniera per Ruggieri di “salutare” tutti dopo cento produzioni. E lo ha fatto a suo modo, nel solito stile pacato e diretto che lo contraddistingue da sempre.

Ruggieri in scadenza di mandato Come si dice, conoscere la storia per vivere il presente e preparare il futuro. Un futuro però ancora incerto visto che il mandato del direttore dello Stabile terminerà a fine anno con il consiglio di amministrazione che dovrà nominare il nuovo vertice. In platea quindi ad ascoltare Ruggieri (alcuni si augurano che il suo mandato prosegua mentre altri sperano in un cambiamento) anche qualche possibile “erede” che ha iniziato pure ad andare a bottega. Quella del direttore artistico di uno Stabile non è infatti professione semplice: si impara sul campo e non c’è nessuna scuola a darti quella sensibilità e quelle capacità di prendere decisioni importanti. Ruggieri ha quindi provato a raccontarla questa sensibilità e la sua storia, che inevitabilmente coincide con quella del teatro umbro e non solo.

Cento spettacoli prodotti In soli trent’anni di attività il Tsu ha raggiunto i cento spettacoli prodotti, cento produzioni che hanno accompagnato la crescita della vita teatrale e culturale della nostra regione e di tutto il teatro italiano. Insomma, una «storia per guardare al futuro» come recitava lo slogan di questo incontro al Morlacchi. Un traguardo incredibile e inimmaginabile all’inizio di questo percorso – è stato ricordato – frutto di precise scelte artistiche, grazie alle quali sono andati in scena registi prestigiosi, attori che hanno segnato la storia, riscosso premi importanti e spettacoli prodotti in Umbria che hanno effettuato centinaia di repliche, non solo nei teatri italiani, ma anche all’estero. Senza dimenticare la recente nomina a ‘Teatro di rilevante interesse culturale’, i risultati conseguiti in termini di numero di abbonati e pubblico, gli sforzi produttivi, formativi e di ricerca, oltre alla recente formazione della Compagnia dei giovani.

Nascita del circuito tra innovazione e tradizione Quello di Ruggieri è stato un racconto-confessione per riallacciare anche i fili della memoria, per capire come è cresciuta l’idea di teatro nella nostra regione, come questo è nato e cosa c’era in Umbria prima del Tsu. L’incontro si è aperto con il ricordo di Sergio Ragni, l’altro artefice dello Stabile, da parte di Tinterri il quale ha ricordato che al suo arrivo a Perugia a colpirlo è stata subito la programmazione e la cifra stilistica dello Stabile, «un teatro di ricerca che cercava una regia di ricerca ma sul solco classico». Su Ragni, Ruggieri spiega che lui «era l’unico a conoscere le mie recondite intenzioni ed il sogno che avevo». In Umbria il teatro, sottolinea Ruggieri, è nato negli anni ‘70 con un circuito teatrale regionale «che diventa ben presto tra i più forti in Italia» e grazie all’aiuto della Regione Umbria e delle amministrazioni comunali. «I teatri prima erano spesso utilizzati per feste da ballo – aggiunge – ed il nostro tentativo è stato quello di ridargli forza e dignità. Così a fine anni ‘80 ci siamo ritrovati con una rete di teatri tutti attivi». Fa poi un ulteriore passo indietro il direttore dello Stabile, con una passione per il teatro scoppiata a 12 anni: «Attraverso la Fontemaggiore, allora unico contenitore teatrale, ho iniziato la mia attività di attore ma ho capito subito che avevo un sogno da realizzare e sono uscito dalla Fontemaggiore per mettere tutte le mie energie al solo fine di far nascere un circuito teatrale regionale. Iniziai a stringere rapporti con i più grandi nomi del teatro come Ronconi e Strehler, Valli e Bene. Gli approcci sono stati diversificati naturalmente e sono riuscito a diventare amico di questi come di altri, seguendoli molto da vicino». Insomma, Ruggieri non aveva idee chiare se non in testa quella sintesi che lo ha sempre accompagnato: «Innovare nel rispetto della tradizione, contrastando così la tradizione del teatro italiano ma conoscendola e rispettandola, contribuendo in questo modo al rinnovamento della scena». Da qui è nata quindi «l’idea folle» di far nascere il circuito del Teatro Stabile dell’Umbria.

Primo e ultimo spettacolo ‘Spettri’ di Ibsen con Luca Ronconi a Spoleto. Nasce un po’ tutto da questo spettacolo allestito per il festival dei Due Mondi di Spoleto. Giancarlo Menotti volle Ruggieri alla direzione della sezione prosa e lui propose Ronconi conosciuto allora come “distruttore” di teatri. «Non fu questo uno spettacolo risolto – afferma Ruggieri – ma quell’esperienza mi diede la forza per fare poi, sempre con Ronconi, uno spettacolo a Gubbio e fu così che mettemmo in piedi ‘La serva amorosa’ di Carlo Goldoni (prima ancora ‘La fidanzata povera’ nel 1985, ndr). Attori al minimo sindacale, scene realizzate con elementi presi dall’antiquario accanto al teatro, definito da Ronconi “rigattiere”, cosa che ci costò una momentanea sospensione con i mobili che ci furono portati via e poi ridati. Fu però un successo e lo spettacolo arrivò fino a Broadway». Poi nell’89, sempre a Gubbio, lo spettacolo ‘Le tre sorelle’, con una confessione fatta da Ruggieri: «Se alla prima tutto fosse andato male lo Stabile oggi non esisterebbe». Il riconoscimento ministeriale arrivò infatti dopo questa messa in scena «quando allora si pensava già che gli stabili erano troppi in Italia». «Feci scrivere una lettera da Strehler – racconta Ruggieri – perché a quel tempo mettevamo in scena suoi spettacoli ed andavano bene anche con il pubblico e nonostante tutto si svolgesse in un piccolo capoluogo di provincia e in una piccola regione, come mi ribadiva lui stesso. Concordammo che c’erano le condizioni per farlo nascere. Ci movemmo in tal senso e arrivò il riconoscimento, dopo che con una legge regionale si diede il via libera allo Stabile senza pochi ostacoli, anche politici». L’ultimo spettacolo prodotto dalla Stabile è ‘L’Ora di ricevimento’ diretto da Michele Placido e presentato nel cartellone di quest’anno.

Cambio di scenario Il contesto in cui nasceva lo Stabile è diverso da quello di oggi. A distanza di trent’anni lo scenario del teatro è chiaramente cambiato. A questo riguardo per Ruggieri la cosa che si nota con evidenza è che «non ci sono più grandi registi». «Oggi non avrei registi da seguire con la stessa attenzione che in passato» aggiunge. Ruggieri fa presente che la linea «era quella di mettere i registi che sperimentavano nella stagione normale, perché il successo non significa sempre successo popolare ed incontrastato e perché il pubblico non ha sempre ragione». Di questo Ruggieri ne è sempre più convinto e lo ha quindi voluto ribadire: «Questa rottura della frontiera mi permise di far entrare registi come Corsetti e Latella. I primi spettacoli di Latella, con il quale abbiamo fatto cose folli, non sono stati amati dal pubblico di Perugia e dell’Umbria che successivamente ha cominciato a capirlo e viceversa il regista ha iniziato a capire il pubblico dello Stabile. È stato poi innamoramento». In questo modo per Ruggieri il Teatro Stabile è cresciuto, «anche perché è cambiato il nostro approccio». «Una volta aggiungevamo spettacoli che davano valore alla nostra attività produttiva – osserva il direttore – mentre oggi mi riconosco meno nelle stagioni che pur firmo. Oggi servono soldi, il teatro ha grosse difficoltà e ci sono deficit mostruosi ed anche noi stiamo facendo molta fatica e per questo incassare è fondamentale e su questa ottica di conseguenza si scelgono le compagnie. È cambiata la fisionomia delle stagioni, oggi meno coerenti e con minore qualità. Unico baluardo per sperimentare è ormai il teatro Cucinelli di Solomeo perché si possono avere risorse che invece qui non abbiamo più». Ruggieri però riconosce che c’è una generazione importante di attori di successo «che potrebbero recitare sempre nel mondo del cinema e della fiction mentre invece credono nel teatro e gli dedicano tempo e fatica». Tra i nomi fatti dal direttore quelli di Favino e Santamaria.

Nuovi traguardi «In passato c’era un disegno forte di grande identità che oggi non c’è più ma ci sono altri traguardi», afferma ancora Ruggieri che poi aggiunge: «Questo traguardo nuovo però al momento mi è sconosciuto e comunque questo non sarà un mio problema perché io sarò solo uno spettatore curioso. Lo Stabile ha vissuto 30 anni e avrà vita anche dopo di me e si potrà rinnovare se sarà capace di dimostrare che la sua storia non è stata solo l’idea di un folle appassionato ma una necessità per l’Umbria». Un’avventura che quindi per il direttore uscente Ruggieri «deve continuare perché il teatro è necessario». Bel messaggio finale, in attesa quindi di conoscere la nuova guida dello Stabile, di un incontro che alla fine era davvero necessario.

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