di M.Alessia Manti
Vinicio Capossela è uno che si nutre di calore umano. Lo capisci quando ce l’hai davanti. Un piccolo, grande uomo che indossa sempre un cappello e che accompagna sguardi buoni a sorrisi sereni allargando le braccia. Ti invita, ti vuole accogliere. Vuole farsi accogliere. In tutta la sua imponenza poetica che contraddistingue vent’anni di carriera. E in tutta la sua fragilità al tempo stesso. Nella città emblema della pace è andata in scena la battaglia tra quel calore umano e il freddo di inizio autunno. Con piumini, coperte e sciarpe di lana, sono accorsi in più di mille giovedì sera nella bellissima piazza inferiore della Basilica di Assisi per assistere al concerto che il cantautore, ha dedicato a San Francesco e al suo messaggio di umiltà.
Non solo un concerto L’avevamo lasciato marinaio di ciurma, a raccontare le commedie marine di «Marinai, Profeti e Balene», tra ispirazione letterarie varie – dalle pagine di Moby Dick ai testi del grande Pavese fino a qualche profezia ebraica, come le sventure di Giona; lo ritroviamo nella città del Poverello a regalare un concerto che non è semplicemente un concerto ma un’occasione di raccoglimento, una preghiera. Senza abbandonare il suo stile, in una continuità di percorso che lo contraddistingue e lo riconferma a tutti gli effetti il cantautore italiano più importante della sua generazione. In una ricerca artistica e spirituale che chi non è nuovo all’ascolto della produzione musicale di Capossela sa esserci da sempre.
Il messaggio Per l’esclusiva serata assisana ha messo insieme pezzi del suo repertorio con le ballate, le laudi, gli inni, le rime e le cantiche di San Francesco, «canzoni per farsi intendere dalle creature, o anche per fare intendere le creature. Parlare alle creature non è solo questione di forma, ma di contenuto». Il messaggio francescano, tra poesia e musica, diventa il nucleo intorno a cui prende vita il concerto. Scrive nel suo sito: «Così forse Francesco intendeva il verso. Le parole della poesia sono forse più affidate alla Letizia , alla Grazia, a sentimenti quasi materiali di Gioia per il creato e per l’appartenervi. Per il frate Sole, la sorella Morte corporale, il foco iocundo et robusto et forte». Così il cantautore si fa portavoce di quel messaggio che vede la vittoria della vita sulla morte e sulla paura che si ha di essa.
Sul palco per questo concerto, in coda alle date di «Rebetiko Gymnastas», erano con lui la sua band e ospiti speciali i musicisti dell’Ensemble Micrologus, uno dei più importanti gruppi di musica antica a livello europeo, formato da Patrizia Bovi, Goffredo Degli Esposti, Gabriele Russo e Gabriele Miracle.


