di D.N.
«Guardate le immagini». È quello che viene suggerito, giustamente, allo spettatore già dal sottotitolo. Ed è quello che quindi va fatto. Senza giudicare. Solo abbandonandosi alla sua arte. L’occasione arriva con «Mappelthorpe-Look at the pictures», il documentario sulla straordinaria vita e opera di una dei maggiori fotografi del ‘900. Solo martedì 22 novembre sarà in programmazione al Cinema Zenith di Perugia. Tre le occasioni per non lasciarselo sfuggire, con proiezioni in programma alle 18, alle 20 e alle 22.
Indagine su Mappelthorpe Morto nel 1989 di aids, accusato di oscenità per i suoi scatti di nudo maschile, Robert Mapplethorpe ha attraversato l’arte contemporanea incarnandone le contraddizioni e lasciandoci su carta fotografica l’immagine eterna di una stagione di grande creatività e scontro di idee. Ora, con accesso totale all’archivio del fotografo, i due autori di Inside Gola profonda, Fenton Bailey e Randy Barbato, indagano le motivazioni alla base della sua opera. Una indagine quindi sul fotografo che ha cambiato l’eros nell’immagine, facendo arte anche di se stesso. Al Congresso degli Stati Uniti nel settembre 1989 vengono accusati di oscenità gli scatti di nudo maschile, già esposti con reazioni molto controverse, di Robert Mapplethorpe, morto a marzo dello stesso anno. Un artista demonizzato in vita, da umanizzare post mortem. Un uomo sospeso tra dimensione angelica e diabolica. Il documentario sfrutta pienamente e dà una nuova vita all’opera di uno dei fotografi più importanti della seconda metà del Novecento. Merito della Fondazione, istituita in vita dallo stesso autore, per la ricerca sull’Aids e la fotografia d’arte, che nel 2011 ha donato l’opera omnia al Getty Museum e al Lacma (Los Angeles County Museum of Art). Comprese le registrazioni audio e i (rari) appunti del fotografo, fonti preziosissime della sua ispirazione.
In scena la sua vita Il documentario mette in scena la sua vita. Il ragazzo del Queens che si iscrive alla scuola d’arte di Brooklyn e la presa di consapevolezza graduale che avviene in lui, alla ricerca di una propria cifra espressiva. Prima l’arte figurativa, il collage, l’assemblaggio, sperimentati febbrilmente tra le insicurezze psicologiche ed economiche del periodo bohemien anche al leggendario Chelsea Hotel con la prima musa e coetanea Patti Smith, poi i primi esperimenti con la Polaroid fino alla sua riconoscibile Hasselblad. In transito continuo verso la scoperta di sé, vero fine e strumento della ricerca di un artista, anche tramite la frequentazione dei club sadomaso di New York. Per arrivare alla progressiva affermazione nel mondo delle gallerie, favorita da una rete di buone relazioni con il jet set internazionale. Senza mai interessarsi troppo alle questioni tecniche quanto piuttosto a sorpassare i limiti del rappresentabile. Supportato da molte voci – celebrità, giornalisti, conoscenti e amanti – si delinea il profilo di un artista ambizioso, disilluso, perfezionista, instancabile, egocentrico ma spietatamente onesto con sé e con gli altri.
Arte che non svanirà Mapplethorpe ha come meriti quelli di aver portato la fotografia ad essere considerata forma d’arte e di pari passo aver fatto avanzare la voce della comunità omosessuale, e quindi, più in generale, la libertà sessuale di tutto il Paese. Bailey e Barbato lo sottolineano a più riprese, dando il giusto spazio alle immagini, soprattutto quelle, meno esposte e censurate dalla politica conservatrice, del Portfolio X (tredici scatti di erotismo esplicito). Un immaginario potente rappresentato da foto e home movies. Così scrive Patti Smith sul suo primo compagno di vita, in apertura dell’accorato romanzo/diario ‘Just Kids” uscito nel 2010: «Su Robert è stato detto molto, e molto altro si dirà. I giovani faranno propria la sua andatura. Le giovani vestiranno di bianco e piangeranno i suoi riccioli. Verrà condannato e venerato. I suoi eccessi biasimati oppure romanzati. Alla fine, la verità potrà essere ritrovata soltanto nella sua opera, il corpo materiale dell’artista. Essa non svanirà. Gli uomini non possono giudicarla. Poiché l’arte canta a Dio, e a lui appartiene in ultima istanza». Su una cosa ha fortemente ragione. La sua arte non svanirà.
