Perché i dati non sono mai neutri, e perché contarli può essere un atto di impegno civile e politico: è questo il cuore della riflessione che venerdì 30 gennaio alle 18 la Casa delle donne di Terni offre alla cittadinanza con la presentazione del libro Perché contare i femminicidi è un atto politico di Donata Columbro. L’iniziativa punta a stimolare una discussione profonda sul significato dei numeri nella lotta alla violenza di genere e sul ruolo della società civile nel richiedere trasparenza e strumenti di governo efficaci.
L’evento L’incontro, aperto al pubblico, si terrà nella sede dell’associazione in via Aminale e vedrà l’autrice dialogare con la giornalista Valentina Capati e con Paola Gigante, presidente di Terni donne Aps. Si tratta di un confronto che va oltre la presentazione editoriale per interrogarsi su come la registrazione, la classificazione e l’interpretazione statistica dei casi di femminicidio influenzino la percezione sociale del fenomeno e le strategie di intervento. La discussione si concentra sull’idea che i dati non siano semplicemente numeri, ma storie e responsabilità collettive: contarli significa dar voce alle vittime e richiedere risposte istituzionali più chiare e decise.

Il libro Perché contare i femminicidi è un atto politico parte da una constatazione: in Italia non esiste un registro ufficiale dei femminicidi, e molte delle rilevazioni ufficiali tendono a inglobare i dati della violenza di genere in parametri più generali, rendendo complicata la lettura precisa del fenomeno. Nel libro Columbro, giornalista specializzata in data journalism, afferma che non esiste neutralità statistica, e che la scelta di cosa contare e come classificarlo è intrinsecamente politica, influenzata da dinamiche di potere sociali e culturali. Secondo l’autrice, rendere visibili questi numeri e interpretarli con strumenti critici è un modo per affrontare davvero la violenza di genere e per stimolare azioni pubbliche e politiche più efficaci.
