«La tua storia è con me ogni volta che faccio una consulenza con una donna che subisce violenza, ogni volta che entro in una classe e parlo di uguaglianza (parola che perde significato ogni giorno che passa), di ruoli imposti dal genere, di patriarcato e sorellanza». Queste le parole di Sara Pasquino avvocata e consigliera del Centro pari opportunità nella lettera indirizzata a Barbara Corvi, donna scomparsa da Amelia nel 2009. Questa è la quindicesima lettera di un’iniziativa nata dall’impulso dell’Osservatorio regionale sulle Infiltrazioni e l’illegalità della regione Umbria.
«Cara Barbara,
finalmente ci conosciamo!
O meglio, io ti conosco da tanto tempo, ma tu no. Ti starai già chiedendo perché mai una sconosciuta ti scrive, ebbene, lo faccio per raccontarti quanto la tua storia abbia concretamente aiutato e continui ancora oggi ad aiutare tante altre donne che, come te, hanno provato dolore e vergogna, sconforto e terrore, tra delusioni e aspettative di vita disattese da chi diceva di amarle.
Eh sì, la tua storia è con me ogni volta che faccio una consulenza con una donna che subisce violenza, ogni volta che entro in una classe e parlo di uguaglianza (parola che perde significato ogni giorno che passa), di ruoli imposti dal genere, di patriarcato e sorellanza.
É con me ogni volta che parlo di onore e dignità, di piccoli paesi di provincia dove i panni sporchi si lavano in famiglia, dove le donne diventano cose di proprietà.
É con me ogni volta che incontro un bambino con lo sguardo lontano, che non ha più punti di riferimento ed è alla ricerca di chi forse non tornerà più o per le meno non tornerà più come prima.
É con me ogni volta che incontro le sorelle di quelle donne, logorate dal ‘cosa avrei potuto fare’ o i genitori, spesso anziani e stanchi, che rimpiangono di non aver detto no quando potevano.
Quest’estate ci ha lasciate fisicamente una donna a me tanto cara, anche con lei non ci siamo mai conosciute di persona, ma ha fatto parte della mia vita e continua a farlo. Mi ha insegnato tanto, non solo su come stare al mondo, ma anche sulla morte e mi ha permesso di capire che le persone non muoiono mai se restano tra noi, negli scritti, nei racconti, nelle poesie e anche nel tempo meteorologico.
Ecco perché abbiamo deciso di scrivere per te e insieme a te, il protocollo ‘Libere di Essere’, per dare una possibilità concreta a chi intende cambiare la propria vita quando è stata interrotta per colpa di uomo violento, lo abbiamo scritto insieme, parola per parola.
E per te e insieme a te che scenderemo in piazza e ricorderemo a tutte e tutti che solo insieme possiamo costruire un mondo migliore, libero da violenze, dinamiche di potere e controllo, nel quale valorizzare le differenze come preziose ricchezze.
Mi hai insegnato tanto Barbara, che la violenza non viaggia mai da sola, ma che è proprio la solitudine a renderla più forte, che dobbiamo superare la paura di non essere credute perché la nostra storia è quella delle altre, già scritta e raccontata. Ti ho sempre sentita vicina Barbara, per me non sei mai scomparsa, sei nelle cose che facciamo, diciamo e scriviamo, sei nelle storie delle altre donne.
Spero, però, che tu sappia che vicino a te non ci sono solo io, ma siamo così tante da esser diventate marea».
