di Bruno Petronilli

Canneto (Pg) – L’occasione era ghiotta: una verticale di 15 annate di Poggio Canneto, il vino bianco di punta dell’Azienda Agraria Carlo e Marco Carini. E’ stato un appuntamento impossibile da mancare.

Conosco Carlo Carini da molti anni, mi risulta difficile non esternargli, soprattutto da quando abito a Colle Umberto, la mia personale stima per il suo lato umano: un vero signore prima di tutto, poi ovviamente un grande imprenditore.
Il legame con questa terra, per Carlo, è indissolubile, e tra le molteplici attività svetta un gioiello di azienda che è sempre un piacere e un privilegio frequentare.

L’Azienda Agraria – Un complesso di centoquaranta ettari, con i tipici casali della tradizione contadina umbra. Siamo alle pendici del Monte Tezio e lungo la piana che porta al Lago Trasimeno. Climaticamente un terroir baciato dalla fortuna: quando altrove grandina, qui magari c’è il sole.
Un microclima ideale quindi, per un’avventura che ha radici lontane, a metà dell’800, con già presente l’allevamento di vitelli e maiali. L’inizio della commercializzazione dei prodotti avviene nel 1970 e dal 2000 Carlo e Marco Carini trasformano l’azienda come la conosciamo noi oggi, con la quinta generazione (Chiara e Luca) intenta a proseguire il cammino.

Non solo vino – Se l’azienda Carini è nota per i suoi splendidi vini (con meravigliose vigne tra cui  Sangiovese, Gamay, Cabernet Sauvignon, Merlot e Chardonnay), gode di altrettanta fama per la produzione di Olio Evo, formaggi, legumi e soprattutto per i suoi suadenti salumi di Cinta Senese. L’allevamento di Cinta Senese è a ciclo chiuso: i maiali nascono, crescono, si riproducono e sono lavorati esclusivamente in azienda. Basti questo esempio per certificare quale incondizionata ostinazione alberga nell’animo di Carlo Carini e dei suoi familiari nel portare a termine una filiera produttiva di assoluta qualità, senza mai un compromesso in nessun settore.

Fagiolina del Trasimeno
Olio Evo
Salumi di Cinta Senese

Il Poggio Canneto – La gamma dei vini dell’azienda è semplice e straordinariamente intuitiva: terra e passione, così potrei riassumerla. Due vini bianchi (Poggio Canneto e Rile), due vini rossi (Tegolaro e Oscano). Molto francese e bordolese come impostazione, direbbero in molti. Ci piace proprio per questo motivo.

I vini dell’Azienda Carini

Tra i due vini bianchi svetta come etichetta di punta il Poggio Canneto: è di diritto uno dei migliori vini bianchi dell’Umbria, uno Chardonnay quasi in purezza (90%) che si avvale della freschezza del Pinot Bianco (10%). La proporzione tra i due vitigni non è mai stata cambiata dal 2001 a oggi, a variare, negli anni, l’uso del legno, che comunque è sempre stato un tratto distintivo del vino.
La degustazione di tutte le annate (comprese la 2014 e 2015 non ancora in commercio) dimostra le grandi potenzialità del Poggio Canneto: muscoloso, intenso, profondo, di mirabile longevità. Un vino di una complessità avvolgente, che declina le sue notevoli sfumature durante la lenta ossigenazione nel bicchiere.
Insomma se qualcuno si ritrova in cantina qualche vecchia annata di Poggio Canneto se la tenga ben stretta.

La degustazione – Accanto a qualche amico “infiltrato” che aspettiamo al varco per altri motivi (leggi Fabio Palini) mi accompagnano nel lungo percorso di indagine del Poggio Canneto i tecnici dell’azienda, Maurilio Chioccia, la memoria storica, e Luca Partenza, il futuro. Oltre agli enologi ovviamente Michele Italiani, a cui devo i crediti per le note di degustazione e di cui riporto gli 8 assaggi che più ci hanno deliziato.

La degustazione di Poggio Canneto

2006 ***** – Degustato dopo il 2007, il 2006 sembrava a un livello inferiore. Mai fidarsi della fretta: in evoluzione ecco note di nobili tostature che avvolgono aromi di nocciola e castagna, profumi decisi di frutta bianca matura e miele d’acacia. Lunghissimo al palato, semplicemente meraviglioso.

2007 ***** – Un fuoriclasse, un vino fantastico con ancora molte potenzialità evolutive. Frutta esotica, glicine, camomilla, rosmarino, cannella: un rincorrersi di sensazioni e stimoli. In bocca puro velluto.

2014 **** – Il colore intenso tendente all’oro svela maturità e complessità, nel bicchiere è un crescendo continuo, alla frutta tropicale si uniscono le spezie e una piacevolissima nuance salmastra. Palato ampio, lungo e pulito.

2004 **** – Il colore è un paglierino deciso con riflessi dorati molto luminosi, l’olfatto è elegante e deciso, dalla tostatura emerge il frutto, anche al palato conferma notevole energia. Armonico.

2003 *** – Sorprende il colore, paglierino luminoso, come non sentire i 14 anni di età. Fresco, pulito, complesso, con piacevolissimi sentori balsamici e grande equilibrio. Tutto insomma.

2008 *** – Pronto e soprattutto molto equilibrato in bocca. Aromi dolci, la presenza del legno è leggerissima e avvolta da tanta frutta bianca matura.

2015 *** – Una spremuta di frutta tropicale per la prima annata che si avvale della mano di Luca Partenza. Piacevolissimo, forse manca di quella complessità che gli regalerà il tempo. Il legno è quasi impercettibile.

2002 *** – Una dolcezza pura, una giornata estiva in pieno sole. Nocciola e albicocca candita, miele, un vino dalla morbidezza invidiabile. Sorprendente.

2009 *** – Parte subito energico, le spezie sovrastano il frutto che comunque è presente, in evoluzione resta piacevolmente lungo e promette di vivere a lungo.

Info www.agrariacarini.it