L’accento di Foligno, sono bastati pochi giorni, lo ha imparato. Ha scoperto anche che l’auditorium di San Domenico ha una nota di fondo ben precisa, un Fa diesis, che dal palco lei e la sua band riescono, dopo varie prove, ad assecondare alla perfezione. Quando si sveglia la mattina, si affaccia alla finestra e finisce di scrivere la partitura per archi di questa terza fase della sua tournée. E’ stata lontana dai palchi per sei anni. Poi è tornata con un nuovo album, «L’abitudine di tornare» neanche a dirlo, e la scommessa di vedere «se qualcuno si ricordava ancora di chi fosse Carmen Consoli».
Data zero A Foligno la data zero, da tutto esaurito del tour nei teatri italiani, accompagnata da Massimo Roccaforte alla chitarra, Roberto Procaccini alle tastiere, Fiamma Cardani alla batteria e Luciana Luccini al basso – che l’hanno già accompagnata nei due tour de «L’abitudine di tornare», e quindi Adriano Murania, polistrumentista e primo violino del Teatro Bellini di Catania, Valentina Ferraiuolo – tamburellista del progetto le Malmaritate – e Claudia Della Gatta, violoncellista. I teatri dopo i palazzetti e le esibizioni di fronte a un pubblico più vasto,«La mia non è un’attitudine plateale, per il dispiacere dei discografici che mi vorrebbero più pop. Preferisco la dimensione del teatro, respirare il suo odore, la sua storia. O come nel caso di Foligno, l’atmosfera che regala questa chiesa sconsacrata, le tante preghiere che ha accolto, il suo modo di vibrare».
Bataclan La cantautrice siciliana debutta sabato proprio all’auditorium di San Domenico, prima dell’esordio ha incontrato i giornalisti per parlare del tour, ma anche di Sicilia, ambiente, David Bowie («C’è un pezzettino di lui in ognuno di noi, siamo un po’ tutti Ziggy Stardust») e degli attentati di Parigi.«Ero lì quella sera, in un appartamento proprio dietro al Bataclan. Quella sera dovevo uscire per festeggiare un amico siciliano che era arrivato in Francia. Ma non stavo bene, sono andata a letto e mi sono svegliata per i rumori che sentivo. Pensavo, nel dormiveglia, ai festeggiamenti per Sant’Agata: erano i colpi dei mitragliatori. Il giorno dopo sono subito ripartita per tornare a casa da mio figlio. Dovevo portarlo con me, poi non ritrovavo i suoi documenti ed è rimasto a casa. Sì, ho avuto paura, è stata la dimostrazione che nessuno è al sicuro. Anche una volta tornata a casa. E poi in tv ho visto quell’intervista a un tizio che giustificava quello che era successo. Quello lì è stato intervistato sotto al balcone di casa mia. Capito? Sotto casa mia».
Sicilia Sud, Sicilia, anti mafia, l’accoglienza ai migranti, la capacità di sopravvivere a un «cancro» come quello della mafia, «grazie alla generosità che è propria dei miei concittadini, è la forza dei tanti Peppino Impastato». Una generosità che è stata dimostrata anche con i migranti sbarcati sulle coste, dai tanti pescatori «che sono finiti nei guai perché hanno dato aiuto a queste persone anche contro la legge, facendo prevalere quella della coscienza»,«dalla mia vicina di casa che preparava le uova per loro, perché l’ospite, ogni ospite, è sacro e per la sua accoglienza ci si arriva a indebitare». «Credo – aggiunge ancora – che se le promesse fatte ai siciliani, a partire da Garibaldi fossero state mantenute, questo ‘sfogo’ verso la mafia non ci sarebbe stato».
Occidente e terrorismo Un discorso che vale su ampia scala anche per il terrorismo: «L’Occidente si è posto come esportatore di democrazia in Medio Oriente, chi fugge da quelle terre in guerra quella democrazia cerca. Si tratta di persone che cercano una vita diversa, che attendono che la promessa fatta venga mantenuta. Adesso non si può fare finta di niente». Il presente è il risultato del passato, sottolinea Carmen Consoli che si dice fiduciosa per il «destino» della sua terra,«ci sono giovani belle speranze» che, scherza,«sono andati in Continente a studiare» e poi sono ritornati, «e ora sanno fare la raccolta differenziata».
Armonia Progresso e natura, «sono una musicista, l’armonia è fondamentale». Armonia anche con il mondo che ci circonda, il suo rispetto che va oltre, sottolinea, la ricerca costante del profitto a tutti i costi. «Ecco, è anche il senso di questo tour: ritrovare il giusto equilibrio, riconciliarci con il mondo e con la natura stessa». Tornano gli archi e tornano gli arrangiamenti “in punta di plettro», per il gusto di fare quello che fa star bene, oltre il profitto. «In questi sei anni sono successe molte cose, dopo la perdita di mio padre, io e mia madre ci siamo trovate sulle spalle l’azienda di famiglia da portare avanti, sono diventata madre. Sono anche una musicista, ovviamente. La musica è una passione, ho avuto la fortuna di poter vivere di questa passione, ma, come detto, il mio lavoro è un altro. Di suonare non ho mai smesso, quando abbiamo realizzato questo disco, abbiamo voluto provare a vedere se ci fosse ancora spazio per me».«Non ho la smania di essere una star, la necessità di stare sempre su un palco – spiega ancora – mi piace andare al mercato di Catania, farmi consigliare dal pescivendolo che cosa comprare. Mi piace la quotidianità della vita di provincia, mi ricarica. Per poter raccontare, del resto, bisogna vivere. Sennò cosa racconti?».
Equilibrista Carmen Consoli si definisce «un’equilibrista» che si alterna tra impegni e «ruoli»: imprenditrice, madre, artista. «Mio figlio interagisce con me, suona a modo suo, se una canzone gli piace o no me lo fa capire chiaramente. Sa che sua madre è anche musica. Vivo bene questa situazione». «Mio padre era una gran femminista – ricorda – quando iniziai a suonare mi disse: bene, suona la chitarra, sappi che tu hai una marcia in più perché sei donna». Una risposta a quel dilagante sentimento di «prevaricazione del più forte sul più debole» con l’esempio dei fatti di Colonia. «Noi abbiamo dato una risposta precisa: noi cinque donne della band, ogni volta che saliremo sul palco, toccheremo il sedere ai tre uomini».
