Troy Davis

di Walter Verini*

(Testo tratto dall’intervento presso la Camera dei Deputati)

Erano le 23.08 a Jackson, Georgia, negli Stati Uniti e le 5.08 ora italiana, quando le autorità hanno annunciato l’avvenuta esecuzione – con iniezione letale – di Troy Davis, il quarantaduenne che era stato condannato con l’accusa di omicidio che avrebbe compiuto nel 1989, quando aveva 19 anni.

Era stato condannato sulla base di testimonianze, anche se sette dei nove testimoni d’accusa – nel corso dei procedimenti penali – avevano ritrattato perché non convinti della sua colpevolezza.

E le sue ultime parole, prima di essere ucciso, sono state: “Non sono stato io”. E’ una notizia terribile, una sconfitta della giustizia che mai, in nessun caso, deve essere vendetta, una sconfitta dell’umanità e di chi si batte perché la vergogna della pena di morte sia cancellata dagli ordinamenti di tutti i Paesi. Sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo si erano mobilitati tantissimi cittadini (sono state 630.000 le lettere che chiedevano clemenza recapitate alle autorità della Georgia), autorità istituzionali, politiche e morali.

Si erano alzate le voci di Benedetto XVI, di Capi di Stato, di personalità, di Amnesty International che aveva raccolto un milione di firme per la scongiurare l’esecuzione.

Credo sia giusto che il Parlamento del nostro Paese che più volte ha espresso, inequivocabilmente, la sua posizione corale a favore della cancellazione della barbarie della pena di morte, levi ancora una volta la propria voce e che l’Italia, in tutte le sedi, sostenga l’impegno per la moratoria delle condanne e la cancellazione in tutti i Paesi della pena di morte.

Questo pomeriggio, in una città dell’Umbria, viene consegnato un riconoscimento alla Comunità di Sant’Egidio, per il suo impegno nel mondo per la pace, contro la pena di morte. E’ un riconoscimento amaro, in giornate come questa, ma è un segno che le battaglie di civiltà e umanità debbono e possono continuare.

*Deputato Pd dell’Umbria

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