di Ivano Porfiri

La beffa dell’ipocrisia si materializza in un click. Non saranno certo gli unici i due giovani bengalesi espulsi dalla questura di Terni a venire puniti nel loro tentativo di uscire dalla clandestinità perché avevano trovato due datori di lavoro pronti ad assumerli. E che, detto per inciso, se verranno individuati saranno denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Non saranno gli unici in questa Italia ipocrita che bastona l’ignoranza degli ultimi e perdona qualsiasi cosa all’arroganza dei potenti.

La notizia, che non avrà certo le prime pagine, è tutta in una nota della questura di Terni. «Il primo click-day, il 31 gennaio scorso – si legge – è costato l’espulsione a due cittadini del Bangladesh, che forse ignari della procedura corretta prevista dalla normativa del Decreto Flussi 2011 per l’ingresso regolare in Italia di lavoratori stranieri, hanno tentato di presentare la pratica di assunzione via Internet a proprio nome, rivelando in questo modo la loro presenza irregolare sul territorio nazionale». Gli agenti dell’Ufficio Immigrazione, durante i controlli negli Internet Point della città, li hanno identificati proprio mentre stavano inoltrando la pratica, quando invece la legge prevede che il lavoratore straniero risieda all’estero prima di venire assunto. «I due giovani, di 23 e 22 anni – conclude il comunicato – sono stati espulsi, mentre proseguono le indagini per trovare i datori di lavoro, uno dei quali addirittura residente in un’altra regione».

Premesso che in questa vicenda nulla è imputabile alla questura di Terni, se non la rigida applicazione della legge, è proprio l’ipocrisia della norma che dovrebbe suscitare sdegno (c’è ancora qualcosa che lo fa?). Ipocrita chi pensa che tapparsi gli occhi ha fermato o fermerà l’ingresso di stranieri irregolari. Ipocrita chi crede che inzeppare le carceri di clandestini solo perché clandestini rende l’Italia più sicura (perché, diciamoci la verità, quei due ragazzi al 99% non rispetteranno l’obbligo di lasciare il territorio nazionale nel giro di 5 giorni e, quando verranno pizzicati, per loro scatterà l’arresto). Ipocrita chi fa finta di non sapere che le imprese italiane vivono, alcune sopravvivono, altre prosperano, sulla manodopera straniera (e ne chiedono di più). Ipocrita il paese che non ha il coraggio di chiamare italiani i figli degli immigrati nati sul suolo italiano. Ipocrita la mano che ha scritto la legge sul decreto flussi come una lotteria a premi. Centomila posti a chi è più veloce a compilare un modulo su internet. Discriminazione (forse incostituzionale) per chi ha una linea Adsl più lenta di un’altra.

E, soprattutto, ipocrita chi fa finta di non sapere che la gran parte di queste persone vive già sul suolo italiano e dunque si tratta di un “bluff”, così come lo ha definito la Cgil. Proprio come per i due giovani bengalesi di Terni. La loro ingenuità li ha portati a provarci in un internet point affollato e maleodorante, tentando di districarsi tra i moduli in italiano sul sito del ministero dell’Interno non sapendo che dovevano fare finta di far compilare il modulo dal loro datore di lavoro (magari pagando una mazzetta, come è emerso in diversi casi con le passate regolarizzazioni). Loro, invece, lo hanno fatto di persona e si sono ritrovati in questura. Senza santi in paradiso, senza nessuno che chiamasse per giurare che erano nipoti di Mubarak, senza altre parti del corpo da offrire se non le loro braccia.

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One reply on “Click day, la beffa dell’ipocrisia”

  1. le solite sopraffazioni dei nostri padroni, come definire la casta di privilegiati in altro modo, ? ridicolo che per legalizzare un ingresso in italia io devo acquistare un pc una stampante e imparare ad usarli a 67 anni…. vergogna signori padroni non ho altri termini per qualificarvi UN EX CITTADINO, ORA SUDDITO… ENORE ZALATEO

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