In Umbria dalle urne esce sconfitto il centrodestra

di Daniele Bovi

Prima dei risultati nei singoli comuni, il voto di domenica e lunedì cha ha interessato una piccola parte dell’elettorato umbro (47 mila gli aventi diritto) parla innanzitutto di un non «smottamento» dell’elettorato verso l’astensionismo. E’ vero che il campione è assai risicato (circa il 6,5% del totale regionale), ma in quadro come quello emerso dalle urne il dato umbro è comunque da sottolineare. Il calo del 7% dell’affluenza è sicuramente marcato e in linea con il resto del Paese ma è proprio l’Umbria, regione storicamente ad alto tasso di partecipazione, a spiccare se si guarda alle «consorelle» rosse, ovvero Toscana ed Emilia. La prima, con il 60,8%, e la seconda con il 64,6%, si collocano in fondo alla classifica nazionale della partecipazione.

L’affluenza Da una parte quindi, anche guardando all’astensionismo che ha flagellato in particolar modo il Nord, il dato umbro potrebbe essere letto anche alla luce del mancato collasso strutturale di Pdl (che in Umbria comunque arretra) e Lega, che nel Cuore Verde non sono radicati come in altre parti d’Italia. Dall’altra non si può però dimenticare che il 6,5% di elettorato è un test relativo e che, nonostante la tendenza tutta italiana a leggere e spesso piegare alle esigenze politiche del momento i risultati locali, su questo tipo di consultazioni pesano fattori che in altre elezioni pesano meno: prima di tutto contano i temi locali e poi, con l’elezione diretta dei sindaci, di  importanza decisiva è la persona del candidato. Quindi, per misurare la febbre della disaffezione degli umbri, è meglio aspettare test numericamente più importanti e politicamente più ad ampio raggio.

Il centrodestra arretra Sul piano politico le evidenze sono sostanzialmente due: da una parte il centrosinistra che nel complesso tiene (e vince in due casi con sindaci Idv) avanzando a Bettona e costringendo al ballottaggio, a Todi, il candidato di centrodestra e sindaco uscente Antonino Ruggiano. Dall’altra l’arretramento del centrodestra che di quattro comuni governati (Bettona, Deruta, Attigliano e Todi) ne conserva solo due (Deruta e Attigliano) con la partita di Todi da giocare partendo in svantaggio. Qui, nella sua città dove molto si è spesa in campagna elettorale la presidente Catiuscia Marini, erano puntati gli occhi di tutti.

La partita di Todi Ruggiano sicuramente risente dell’onda negativa che ha investito il Pdl a livello nazionale ma, anche qui, le dinamiche locali hanno un peso probabilmente superiore. A conti fatti i voti degli ex alleati persi per la strada nel corso della legislatura (Serafini con la sua Aria nuova per Todi e l’Udc) sono un macigno: 1.087 quelli che separano Rossini e Ruggiano, quasi la somma esatta delle preferenze conquistate da Serafini e Leoni (981). Ecco perché, in queste due settimane prima del ballottaggio, il tandem dei coordinatori provinciali Pdl formato da Massimo Monni e Andrea Lignani Marchesani dovrà puntare tutto sul recupero dei voti di Serafini e Leoni. Senza Todi quella cartina dell’Umbria con grosse macchie blu più volte esibita con orgoglio dai berluscones, assomiglierebbe alla geografia di una sconfitta ancora più pesante. Un’altra punizione severa per il Pdl, oltre a quella di Narni dove i risultati di Bruschini sono impietosi, è quella di Bettona dove il sindaco uscente Marcantonini viene sconfitto da Frascarelli. Una città dove molto hanno inciso i temi ambientali (vedi inchiesta Codep). Lo stesso, a parti invertite, succede per il centrosinistra a Deruta dove Verbena, sindaco uscente, schiaccia con il 63% una candidatura costruita male.

La sorpresa che non è una sorpresa Da ultimo, checché ne dica il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che non lo vede, il boom del Movimento 5 Stelle in Italia c’è eccome. Un exploit che può sorprendere solo una stampa poco attenta e dove sono sovrarappresentati ectoplasmi politici come ad esempio il Terzo Polo. Di fronte all’esplosione di una crisi economica e politica come quella che vive il Paese, bollare il movimento di Grillo e di tutti i suoi rappresentanti come «antipolitica» non serve a comprendere e porta alla luce la debolezza di interpretazione dei partiti e il loro linguaggio spesso ottocentesco. Affrontare in un contesto simile il fenomeno Grillo menandola con l’antipolitica, che è in realtà forte, fortissimo antipartitismo (cosa ben diversa) e richiesta altrettanto chiara di politica altra, è come riesumare il generale Bava Beccaris per affrontare un esercito moderno e ipertecnologico.

Il 2013 alle porte Anche qui le colpe di molta stampa e dei partiti sono chiare: tutto il Movimento viene frullato con le categorie bolse dell’estremismo e dell’antipolitica. Basta però consultare internet e i giornali locali di altre regioni per «scoprire» che il M5S è portatore di richieste e proposte chiare e concrete: senza entrare qui nel dettaglio si parla di acqua, costi della politica, beni comuni, ambiente, trasporti, salute, istruzione e così via. Che alternative hanno da proporre i partiti «tradizionali»? Ne hanno delle migliori? E’ su questo che si dovrebbe giocare la sfida senza ricorrere ad esorcismi con tutta evidenza poco efficaci. In primis il Pd, unico partito a «tenere» di fronte all’eclissi pidiellina, che con il suo all’incirca 25% a undici mesi dal voto (politicamente domattina) non sa indicare con chiarezza un leader e un’alleanza. E il 2013 è alle porte.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.