di Daniele Bovi
Ti devo dieci euro caro Paolo. Perdonami se rispetto al tuo stile asciutto e serrato io impiegherò qualche parola in più per ricordarti rispetto a quelle che avresti usato tu. Sai Paolo, l’emozione. L’emozione altissima. Una delle ultime volte che mi sei venuto a trovare in ufficio mi hai regalato il tuo ultimo libro, “Rivoluzione”, che raccoglie i tuoi pezzi che vanno dal 1998 al 2005. Rigirandolo tra le mani mi accorgo che tra le parole che usi di più c’è “coniugazione”. Col cosmo o con le galassie sociali non importa. Tu invece per noi eri la coniugazione con un mondo fatto di idealismo puro, di umanesimo profondo, di libertà, di levità gioiosa e creativa.
Gli scritti che mi dettavi e che pubblicavamo insieme su UmbriaLeft li chiamavamo “L’angolo di Paul Beathens”. “Col ‘th’ mi raccomando”. Puntualissimo, tra le 17.30 e le 18 arrivavi tutti i giorni con il tuo foglio ripiegato in quattro e rigorosamente scritto a macchina. I molti che per qualche minuto ci si rifugiavano, nel tuo angolo, potevano trovare il punto sulla politica internazionale, su quella interna oppure i vincitori del campionato di calcio. Il filo conduttore però, qualunque fosse l’argomento, era la speranza.
Speranza che come una fiammella sempre accesa stava lì a testimoniare che le cose possono prendere una direzione diversa. Quell’angolo da ora è un luogo del cuore e della mente dove tutti coloro che ancora non hanno mandato il cervello all’ammasso del conformismo possono rifugiarsi. Tutti quelli che ancora in qualcosa credono, sanno dove rifugiarsi. La passione e l’impegno dunque, caro Paolo, sono le prime qualità che mi vengono in mente pensandoti.
Un’altra è la coerenza. Ha ragione l’amico Valerio Marinelli che con parole perfette ti ha ricordato così: «Ha vissuto come ha fatto politica e ha fatto politica come ha vissuto». Con impegno dunque, con passione, con coerenza e con una libertà che ti pervadeva da cima a fondo. Libertà dalle forme, dai gesti, dalle parole. Tu camminavi storto, caro Paolo, quando il mondo intero camminava dritto, tu portavi due cravatte slacciate intorno al collo quando noi ci affannavamo a fare bene il nodo di una soltanto, tu ti vestivi poco quando noi avevamo freddo, tu portavi dei capelli e una barba che solo un dolcissimo rivoluzionario poteva portare. Libertà quindi. Tu eri un inno vivente alla libertà.
Stavolta non è retorica dire che questa città e i suoi abitanti hanno perso un monumento a quella libertà che amavi. Ed è per questo che, se alle parole chi ci governa vuol far seguire i fatti, il modo migliore che questa città ha per ricordarti è quello di dedicarti una piazza. Da secoli infatti la piazza è, nell’immaginario collettivo e negli intenti degli urbanisti, il luogo per eccellenza dell’incontro, della parola, dello scambio. Tutte cose che amavi molto. Ecco perché intitolarti uno spazio pubblico è il modo migliore per tenere in vita il ricordo tuo e dei tuoi ideali.
Tu non sei tipo da museo o da biblioteca, tu hai portato le parole in mezzo alla gente ed è quindi questa gente che dovrà ricordarti ogni volta che passerà da Piazza Paolo Vinti. Sai Paolo, io la farei diventare come il londinese Speaker’s Corner a Hyde Park. Ci metterei uno sgabello dove le persone possono salire e protestare o recitare una tua declamazione o una poesia. Sarebbe un grande luogo di libertà. E’ per questo dunque che Umbria24.it chiede con forza al sindaco di Perugia Wladimiro Boccali di dedicarti una piazza del tuo centro storico. Ai nostri lettori invece chiediamo di sottoscrivere questo appello e di spedire un breve messaggio alla mail: unapiazzaperpaolovinti@gmail.com
Noi raccoglieremo poi tutti i messaggi e li recapiteremo direttamente al sindaco.
Ciao Paolo amico mio, buona coniugazione con il cosmo.


mi mancheranno i tuoi saluti da lontano e le tue speranze di riscatto dei popoli in paesi sperduti dove si svolgevano le elezioni.
Forse questa potrebbe essere l’occasione per far ricordare all’amministrazione che Perugia è una città rossa, uno spirito che Paolo incarnava tanto quanto poco lo incarnano gli amministratori di palazzo…non credo sia chiedere troppo dire che piazza della Repubblica sia la sua piazza. Con emozione altissima Paolo, la lotta continua…fino alla vittoria!
la poesia inviata è stata scritta da Paolo, purtroppo non so in quale anno.
A paolo va dedicata la Piazza piuttosto che una piazza, condivido il commento di Andrea….
una piazza decentrata avrebbe il sapore del dovere politico ma con un retrogusto amaro che non rispecchia il senso descritto dall’appello per il Sindaco….
p.s.
fatemi sapere se è arrivato il testo di paolo..grazie