In Umbria i prezzi delle uve sono calati fino al 31,8 per cento rispetto al 2024. Il nuovo listino della Borsa merci della Camera di commercio dell’Umbria, aggiornato al 14 ottobre, fotografa una «vendemmia amara». A fronte di una produzione in crescita e di una qualità giudicata buona, il valore riconosciuto ai produttori continua a scendere in modo netto. Rispetto al 2024, spiega l’ente, i prezzi minimi segnano flessioni fino al 30 per cento, mentre i massimi arretrano del 33,3 per cento. Il confronto con il 2023 è ancora più severo: le quotazioni minime scendono fino al 50 per cento e quelle massime arrivano a perdere il 54 per cento.

La crisi I dati mettono in luce una crisi generalizzata, con i vini rossi a denominazione tra i più penalizzati. Fanno eccezione solo le uve di Trebbiano spoletino, che registrano un forte aumento – più 64,8 per cento – dovuto però esclusivamente alla scarsità dell’offerta, scesa ai minimi storici.

I prezzi Il Sangiovese viene pagato tra 26 e 30 euro al quintale, con una media di 28. Il Merlot oscilla tra 28 e 30 euro (media 29), stesso intervallo del Cabernet sauvignon. Il Sagrantino, vino simbolo della regione, mantiene valori più alti: tra 100 e 140 euro al quintale, con una media di 120. Per le uve bianche, il Trebbiano si attesta tra 22 e 26 euro (media 24), il Grechetto tra 30 e 35 (media 32,5), fascia di prezzo condivisa con Pinot grigio, Chardonnay e Vermentino. Ben più alto il Trebbiano spoletino: tra 70 e 80 euro al quintale (media 75,5).

Segno meno Le percentuali di calo rispetto all’anno scorso sono chiare: Cabernet sauvignon, Merlot e Gamay scendono del 31,8 per cento, il Sangiovese perde il 30,9 per cento, il Trebbiano arretra del 23,8 per cento. Grechetto, Pinot grigio, Chardonnay e Vermentino si fermano al meno 23,5 per cento.

L’ultimo biennio Guardando al biennio 2023-2025, il quadro diventa ancora più critico. Il Sangiovese registra una flessione del 52,5 per cento, seguito dal Merlot con meno 51,7 per cento, dal Cabernet sauvignon e dal Gamay con meno 50,8 per cento. Il Trebbiano perde il 46,7 per cento, Grechetto, Pinot grigio e Chardonnay il 44 per cento, il Vermentino il 40,9 per cento. Il Sagrantino stesso mostra un calo medio del 33,3 per cento rispetto a due anni fa.

Quadro complicato Il contesto è complesso. Il consumo di vino in Italia si è più che dimezzato negli ultimi quindici anni, passando da 21,76 litri pro capite nel 2010 a 10,3 nel 2024. A questo si aggiungono il rallentamento economico in Paesi chiave come Germania e Francia e i dazi ancora in vigore da parte dell’amministrazione Trump, che penalizzano l’export verso gli Stati Uniti, uno dei mercati più importanti per le etichette umbre. La caduta dei prezzi colpisce l’intera filiera. Le cantine si trovano a vendere spesso al di sotto dei costi di produzione, con margini sempre più ridotti. I rincari energetici e il costo della manodopera aggravano ulteriormente una situazione che, per molti, è già al limite della sostenibilità.

I commenti «I dati della vendemmia 2025 fotografano una situazione che mette a dura prova la resistenza di molte cantine umbre» scrive Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. «La qualità dei vini resta elevata, ma il valore riconosciuto ai produttori continua a scendere, con riduzioni che in due anni superano in alcuni casi il 50 per cento». Secondo Bruno Diano, presidente della Borsa Merci della Camera di Commercio dell’Umbria, «la flessione dei prezzi delle uve che emerge dal listino 2025 è preoccupante e riflette una crisi di domanda che non risparmia nessuno». «Mai come ora – conclude – serve una riflessione comune su come sostenere il comparto vitivinicolo, che resta una colonna portante dell’economia regionale».

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