di Daniele Bovi
In Umbria si produrrà il 20% in meno di vino rispetto alla scorsa vendemmia; un pesante segno meno secondo solo al dato del Friuli (-21%) e ben superiore alla media italiana (-8%). Le previsioni emergono da un’indagine condotta da Ismea e Unione italiana vini secondo la quale «il 2012 – è scritto – si preannuncia come l’anno più buio per la vendemmia: dopo i minimi storici toccati nel 2011, è atteso un ulteriore calo dell’8% che porterà la raccolta di uva a crollare sotto la soglia dei 40 milioni di ettolitri». Per quanto riguarda la situazione dell’Umbria, le stime riportate nell’indagine parlano di una produzione di uva e mosto che passa dagli 860 mila ettolitri del 2011 ai 690 mila del 2012. Un forte calo, atteso, da imputare principalmente a siccità e caldo.
Quadro variegato Una minor quantità non implica necessariamente una minore qualità del raccolto: nell’indagine si sottolinea infatti come grazie alla ridotta presenza di malattie delle piante «la qualità delle uve si prospetta dal buono all’ottimo, con un grado zuccherino superiore alla media». Le stime relative alla produzione poi potrebbero essere riviste al rialzo grazie alle piogge attese in settembre. Piogge, possibilmente non troppo abbondanti, che potrebbero portare «qualche nota positiva» in particolare per le uve più tardive, soprattutto rosse. Il capitolo dell’indagine dedicato all’Umbria disegna un quadro della regione variegato. Se il punto di partenza, fatto di un’estate che è stata «la più calda e secca degli ultimi 30 anni», è uguale per tutte le zone, c’è chi si difende meglio nonostante il grande caldo e la scarsità di acqua che hanno «pesantemente influenzato il ciclo vegetativo della vite».
Male i bianchi Secondo lo studio «un’annata tutto sommato abbastanza regolare» sarà quella della zona del Sagrantino. Questo grazie anche a «terreni forti, vigneti adulti, varietà tardive, un’ottima situazione sanitaria delle uve e una accorta gestione del terreno e della vegetazione che hanno mitigato le conseguenze dello stress idrico e termico». Peggio andrà per i bianchi. «Diversamente – è scritto – si possono notare vigneti con evidenti segni di sofferenza da stress idrico, vegetazione appassita, acini piccoli e bucce spesse e maturazione anticipata. In particolare sofferenza i vigneti bianchi, per esempio tutto il comprensorio dell’Orvietano, dove gli operatori si aspettano un decremento produttivo piuttosto importante». E le piogge di settembre non serviranno comunque a recuperare «una vendemmia che si annuncia scarsa».
Così in Italia Allargando lo sguardo all’intera Penisola, dove si stima una produzione pari a 39 milioni di ettolitri, sono attesi al Nord-Est i cali più accentuati della raccolta: il Friuli, come detto, arriverà a registrare un -21%, il Veneto -12%, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna -10%. Male anche Piemonte e Lombardia, principali regioni produttrici, per le quali si stima una riduzione rispettivamente dell’8% e del 15%. Al centro Italia, detto dell’Umbria, c’è il -10% della Toscana mentre dall’altro per Marche e Baruzzo si prevedono produzioni in linea con quelle delle scorso anno; solo una lieve flessione è attesa per il Lazio. Al Sud si prevede infine un deciso ridimensionamento della Puglia (-15%), cui si affiancherà però la ripresa produttiva di Campania (+5%) e Sicilia (+7%).

