di Ivano Porfiri

L’Umbria spreca il suo talento migliore: i giovani. L’ultimo sigillo a queste triste verità arriva dall’ultimo rapporto di Bankitalia sull’economia. Nonostante gli sforzi della Regione, che sta tentando di frenare la fuga di cervelli e riportare a casa quelli già andati fuori, gli ultimi dati non sono certo positivi.

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Occupazione crollata Durante la crisi, quindi dal 2007, secondo i numeri di Palazzo Koch il tasso di occupazione totale in Umbria è calato del 5% con oltre 17 mila posti di lavoro bruciati, seguendo una dinamica peggiore che in Italia. Per i giovani under 35 il calo è stato del 26% con un -6% solo nel 2013.

La laurea non serve Se è vero che per i non laureati è molto più difficile trovare lavoro, 5 laureati su 10 fanno un lavoro non corrispondente al loro livello: 4 su 10 ne fanno uno inferiore, 1 su 10 non usa la proprie competenze pur rivestendo una qualifica adeguata. In generale, in Umbria conviene essere laureati meno che in Italia.

Disoccupazione record Il tasso di disoccupazione in Umbria ha toccato il 10,4% come media 2013 (dato peggiore da 20 anni) con una tendenza che prosegue (12,6% come dato tendenziale di marzo). E anche qui i giovani pagano più cara la crisi: i disoccupati under 35 sono il 19% del totale (era il 7,8% nel 2008) ovvero 20 mila.

Neet Impressionante è il numero dei cosiddetti Neet (inoccupati, cioè che non lavorano e non studiano): sono 37 mila ovvero il 19,9% dei 185 mila giovani umbri. Un numero che mette i brividi.

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One reply on “L’Umbria caccia i giovani migliori: il 40% dei laureati emigra, uno su due non usa le sue competenze”

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