Nella prima parte del 2016 è proseguita la fase di crescita dell’attività economica regionale iniziata lo scorso anno, ma la ripresa si è indebolita e risulta poco omogenea. Il contributo delle esportazioni si è confermato positivo, seppure in calo, mentre la domanda interna è tornata stagnante. Nel corso dell’anno il clima di fiducia si è progressivamente deteriorato; le previsioni degli operatori delineano per i prossimi mesi un andamento ancora poco vivace. È quanto riporta l’aggiornamento congiunturale della Banca d’Italia sui dati a cavallo tra fine 2015 e la prima parte del 2016.

Fatturato cresce di meno Il fatturato delle imprese industriali – riporta Bankitalia – è continuato ad aumentare sebbene con minore intensità rispetto al 2015; la crescita si è concentrata tra le aziende di maggiori dimensioni attive nei mercati esteri. A tale segmento della manifattura è riferibile anche una quota significativa degli investimenti, nel complesso ancora contenuti nonostante le favorevoli condizioni di finanziamento; in prospettiva i livelli di spesa dovrebbero risentire sfavorevolmente della maggiore cautela degli imprenditori nelle valutazioni sulla solidità della ripresa. In particolare per l’export, confermato in crescita l’automotive e sono tornate ad aumentare le vendite del settore agroalimentare (9,6 per cento) mentre si è interrotta la lunga fase di crescita del tessile e abbigliamento.

Settori economici Guardando ai comparti dell’economia regionale, l’attività dell’edilizia è tornata a ridursi, dopo i lievi segnali di recupero emersi lo scorso anno. Nel terziario si è registrato un calo delle vendite al dettaglio, più marcato per gli esercizi della piccola distribuzione. Secondo l’indagine trimestrale di Unioncamere Umbria, nel primo semestre del 2016 le vendite al dettaglio a prezzi correnti si sono ridotte del 2,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La crescita dei flussi turistici si è consolidata. Nei primi otto mesi del 2016, infatti, gli arrivi e le presenze sono cresciuti del 6,1 e del 5,2 per cento. L’aumento delle presenze ha interessato principalmente i visitatori italiani (7,9 per cento; 1,0 gli stranieri) ed è stato più marcato per gli alberghi (6,2 per cento; 4,2 gli altri esercizi); sulle prospettive del settore gravano tuttavia gli effetti dei recenti eventi sismici.

Occupazione stazionaria Per ciò che riguarda l’occupazione, secondo Banca d’Italia, è risultata stazionaria, dopo l’aumento rilevato dalla metà del 2014. Alla crescita del numero di lavoratori dipendenti (0,3 per cento) si è contrapposta la riduzione degli autonomi (-0,5). L’aumento degli addetti nell’agricoltura ha compensato la flessione registrata negli altri settori, come in passato più intensa nell’edilizia. Il saldo tra assunzioni e cessazioni è peggiorato, pur rimanendo positivo per quasi 6.000 unità; vi ha inciso l’anticipazione alla fine dello scorso anno delle assunzioni a tempo indeterminato in vista della riduzione degli sgravi contributivi. Nel primo semestre dell’anno il numero di persone in cerca di occupazione è diminuito del 10,4 per cento (corrispondente a circa 4.600 unità); il tasso di disoccupazione si è ridotto di 0,3 punti percentuali rispetto al 2015 (al 10,1 per cento; 11,8 in Italia).

Credito, sofferenze e depositi Il credito ai residenti umbri ha ristagnato, riflettendo la debolezza del ciclo economico. Sono tornati a calare i finanziamenti al settore produttivo, in particolare quelli destinati alle piccole imprese e all’edilizia. I prestiti alle famiglie hanno invece accelerato, sostenuti dalle richieste di credito al consumo e di mutui per l’acquisto di beni durevoli e abitazioni. È proseguito l’allentamento delle condizioni di offerta, con effetti soprattutto sui tassi applicati alla clientela meno rischiosa. I flussi di nuove sofferenze hanno cominciato a ridursi, più intensamente per le aziende manifatturiere, anche se resta elevata la consistenza dei crediti in sofferenza ereditati dalla lunga fase recessiva. I depositi bancari hanno continuato ad aumentare, beneficiando delle maggiori disponibilità liquide delle imprese.

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